PETIZIONE CHIUSA

Milano. Noi ci siamo, e siamo noi il 99%.

Questa petizione aveva 139 sostenitori


Milano avrà tre candidati uguali, perché tutti e tre sono esponenti di quella finanza che rappresenta l'1 percento ricco della popolazione. I partiti non sono riusciti a dare a Milano un candidato che rappresenti davvero i milanesi. Noi vogliamo avere una città governata nell’interesse del 99 percento dei suoi abitanti, e non dell’uno per cento che conta. 

 

Noi ci siamo, e siamo il 99 percento.
Il panorama milanese dopo le primarie, ampiamente previsto fin da maggio scorso, ci presenta come candidati sindaci tre esponenti della finanza. Tre appartenenti a quell’uno percento della popolazione che controlla il 99 percento delle ricchezze del pianeta. 

Dopo la parentesi arancione, Milano rischia di tornare a essere il luogo degli interessi dei pochi contro quelli dei molti, e degli affari per gli “amici”; la città che svende il proprio patrimonio pubblico e privatizza i servizi sociali, sempre più necessari in questa lunga fase di crisi. 
Senza l’impegno di noi tutti, ciascuno per la propria parte e nel proprio ruolo, la svolta del 2011 che ha permesso la fuoriuscita di Milano da una lunghissima stagione di malgoverno e corruzione non sarebbe stata nemmeno pensabile. 
Come non sarebbe stato pensabile l’avere una amministrazione che pur con i suoi limiti - casa, periferie, insufficiente partecipazione - abbia governato per una volta non solo nell’interesse di pochi.
Questo lavoro deve anzi poter continuare e crescere: è il nostro auspicio e il nostro rinnovato impegno.

Noi siamo qui in tante e in tanti - singoli, associazioni, movimenti civici e politici - convinti di disporre della forza necessaria per difendere l’autonomia e la differenza milanese, per avere ancora di più una città governata nell’interesse del 99 percento dei suoi abitanti, e non dell’uno per cento che conta.

Lavorando per una città dove si possa respirare 365 giorni all’anno, che innovi radicalmente sul fronte del riscaldamento e della mobilità, che punti a diventare modello europeo di riconversione ambientale, restituendo ai suoi abitanti la gioia di viverla integralmente. 

Una città in cui le cosiddette “periferie” diventino nuovi centri propulsivi di innovazione sociale, culturale ed economica in vista della città metropolitana.

Una città dell’abitare equo e della riconversione degli spazi abbandonati e sfitti, una città attrattiva per i giovani europei. 

Una città che garantisca libertà delle imprese, ma che non ne giudichi il successo unicamente sulla base del profitto e dell’arricchimento di pochi. 

Una città in cui gli asili, le scuole, le università non siano solo per chi se li può permettere. 

Una città che mantenga il suo primato nelle politiche di accoglienza e in cui i diritti civili, sociali e politici siano davvero per tutti, per non diventare unicamente i privilegi di qualcuno.

Una città resa sicura da politiche di cura dei luoghi di vita e dei beni condivisi, più che dall’applicazione della forza. 

Una città nella quale il fascismo non trovi più sponda.  

Molte delle proposte messe in campo da Francesca Balzani e da Pierfrancesco Majorino erano ottime e condivisibili. Ma abbiamo ben chiaro che saranno realizzabili e praticabili solo se il sindaco sarà il rappresentante della maggioranza dei cittadini di Milano e non della minoranza ricca di questa città. 

Da oggi, quindi, ci rimettiamo al lavoro per un progetto radicale e radicalmente nuovo, impegnativo e difficile ma anche bello.

Per vincere le prossime elezioni amministrative e fare più di prima, meglio di prima.



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