Petition updateCi hanno salvato dal'olocausto nucleare: intitoliamo loro vie piazze giardini

Siamo a 891 firme. L'incidente di Damascus mostra perché non possiamo fermarci ora

Giuseppe FailoniItaly
9 Aug 2026

📣 Aggiornamento Petizione: A quota 891 firme. Un ritmo troppo lento di fronte a un pericolo enorme
Carissime sostenitrici e carissimi sostenitori,

a una settimana dal nostro ultimo aggiornamento, siamo arrivati a 891 firme. Solo 13 adesioni in più in sette giorni.

Non vi nascondo una certa preoccupazione: a questo ritmo rischiamo di fermarci proprio quando il tema meriterebbe la massima attenzione pubblica. Parlare di armi atomiche e di disarmo spesso scontra un muro di indifferenza, come se il pericolo non ci riguardasse direttamente o fosse confinato ai libri di storia.

Ma la realtà è ben diversa, e il nuovo episodio della nostra rubrica lo dimostra con spaventosa CHIAREZZA.

Abbiamo appena pubblicato la storia dell'incidente di Damascus (Arkansas, 1980): un pomeriggio di routine in cui una semplice chiave a bussola da 1,3 kg, scivolata dalle mani di un tecnico, è caduta per 24 metri all'interno di un silo, perforando il serbatoio di un missile Titan II.

L'esplosione che ne è seguita ha distrutto il silo e catapultato a 30 metri di distanza una testata atomica W-53 da 9 Megatoni (600 volte la potenza di Hiroshima). Solamente per un puro miracolo e grazie ai sistemi di sicurezza passivi la testata non è detonata, evitando la distruzione di un intero Stato americano.

La morale è semplice e spietata: la "deterrenza nucleare" è un bluff che si regge sul filo del rasoio. Non possiamo affidare la sopravvivenza dell'umanità alla sola fortuna che un pezzo di metallo non faccia esplodere una bomba.

Intitolare vie e piazze a Stanislav Petrov e Vasilij Arkhipov serve proprio a questo: a tenere viva la memoria di questi rischi, a fare informazione costante e a spingere l'opinione pubblica ad esigere la firma del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN).

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