

Cattolici e politica - Nascita del Movimento Politico Cattolico - lettera al Santo Padre


Cattolici e politica - Nascita del Movimento Politico Cattolico - lettera al Santo Padre
Il problema
Più che una petizione è un invito ad aderire ad un progetto ambizioso rivolto ai cattolici italiani da sottoporre a Papa Francesco.
Santo Padre, consapevole che il fatto di scriverLe possa apparire distante da una natura umile, modello a cui tendo con tutto me stesso, vorrei dirLe di un progetto che altrettanto completamente mi prende e mi coinvolge da qualche anno a questa parte. Le risparmierò Santità gli antefatti “ingloriosi” e “pregiudizievoli” che hanno accompagnato il processo di maturazione della presente proposta cercando di individuare subito piuttosto gli aspetti principali di un bisogno, si di un bisogno, di una necessità, cristallizzare un impegno politico totalizzante.
Per quanto ne possa essere stato consapevole ho sempre osservato il mondo circostante alla ricerca di uno stile di vita coerente provando a verificare le risposte avidamente ricercate ed ottenute/subite sulla pelle di me stesso bambino, ragazzo, studente, uomo, lavoratore dipendente, libero professionista, professore, collaboratore scolastico, marito, padre, parrocchiano; durante tutto il percorso di studi sino al diritto, alla laurea in legge; durante le scelte di vita, a volte coraggiose, a volte tutt’altro che impavide, in cui ho ripiegato sul certo rispetto all’incerto. Durante gli abbandoni alla condizione di panico che spesso hanno soverchiato qualunque fosse la mia natura, spesso nascosta dalle ansie, quelle economiche piuttosto che esistenziali confuse a filosofie/ideologie che hanno accompagnato lunghi percorsi del mio viaggio sino ad ora.
Ad un certo punto il bisogno, perché tale è la sensazione che ho avvertito e tuttora avverto, che ha dirottato la ricerca fatta di letture, di ascolti e di osservazioni verso un irrefrenabile desiderio di agire, allora è stato il tempo dei gazebo degli interventi sui social, delle interminabili discussioni.
Fino ad ora le mie parole possono apparirLe abbastanza banali e diffuse, data la Sua esperienza di ascolto e della materia umana, costellata di esaltazioni, ma quasi fosse un momento penitenziario, una confessione, vorrei condurLa lungo un sentiero da molto tempo abbandonato, circoscritto, a volte murato, ma prima ancora vorrei giustificare quella che probabilmente, a prima vista, potrà apparirLe solo una perdita di tempo, chiarisco il motivo della presente lettera.
Siamo in molti ad aver condiviso un percorso di cattolici praticanti, di operatori della solidarietà e di promotori culturali all’interno del nostro ambito sociale, molti sono veramente martiri in Cristo perché nonostante siano stati trafitti dalla sofferenza, privati dei propri cari o dei più importanti riferimenti affettivi continuano ogni giorno a testimoniare la necessità di andare avanti; fin qui potremmo dire “tutto normale”; molti di noi hanno tradotto il senso della propria esistenza in una coraggiosa attività all’interno di un quadro pseudo-istituzionale che pare indefettibile, immutabile, un mondo macroscopico senza che alcuna esperienza, “visione”, apparentemente, possa sensatamente risultare in contrasto con esso.
Caro Padre in Cristo, vorrei compiere un gesto atletico olimpionico e saltare tutte le ovvietà e le evidenze che il ruolo che ricopre Le hanno consentito di conoscere prima e meglio di come possa aver fatto io. Allora non credo possa essere fuori discussione che per la meccanica “quantistica” in cui operano le deboli condizioni del nostro realismo, della località neutralizzata dalle connessioni e della “completezza” comunicativa che noi tutti stiamo vivendo, in questo momento storico, ed in Italia, sia evidente una paradossale contraddizione, ferma restante la relatività propria della condizione umana; una contraddizione “ovvia”.
Qualcuno deve difendere il senso ed il valore della “paradossale contraddizione”, necessaria agli uomini per comprendere che nessun cerchio si è ancora chiuso.
Non si contesta la relatività stessa che è appunto manifestamente inesorabile ma il rifiuto di accettare che nelle pieghe della complessità, che la società si rifiuta di abitare, si consolidi il male, si il male, esistenza che Ella stessa ha più volte riconosciuto ed evidenziato. Il male che opera e che contribuisce a ingenerare sovrapposizioni che spesso creano le famigerate “pentole”, sprovviste di coperchi o altrimenti potremmo chiamarle scatole in cui in molti viviamo il famoso paradosso del “gatto di Erwin Schrödinger“, potenziali vittime di un calcolo probabilistico di teorie generalizzanti.
E’ esattamente a questo punto che la sensibilità a cui la vita di cattolici ci ha predisposto, ci fa apparire evidente che il male opera sia nella dinamica attiva in cui l’uomo cerca di costruirsi un futuro, sia in quella passiva in cui si aspetta che qualcuno apra la nostra scatola per verificare se siamo ancora “vivi”.
Ed allora Santo Padre, le parole di don Tonino Bello, oltre a quelle di filosofi ed appartenenti al Clero, alcuni citati in questa missiva, invitano a non procedere nella direzione di un revisionismo di stile su ideologie più o meno radicate e secolarizzate e scoraggiano il ricorso ai “coagulanti” sociali sintetici; parimenti esortano ad evitare la pratica “della stesa dei lamenti”, finalizzata a se stessa, ma ad impegnarsi comunque nella caritatevole attività politica.
Piuttosto che ricorrere alla revisione parrebbe più sensato intraprendere un percorso di disintossicazione e di abitudine all’osservazione ed all’ascolto della complessità. Siamo in un’epoca che ha bisogno di un cambiamento di paradigma e ciò arriva abbastanza di rado nella storia. Si tratta di sostituire la “distinzione” alla “separazione”, la “dipendenza” alla “riduzione/semplificazione”, occorre distinguere e allo stesso tempo collegare. È il paradigma, appunto, della complessità.
La parola complesso vuole dire collegato, tessuto insieme e, dunque, il pensiero complesso è un pensiero che collega, da un lato inserendo nel contesto, cioè collegando al contesto, d’altra parte provando a comprendere ciò che è che un sistema (Edgar Morin).
Il nostro progetto, parafrasando un film, “è a sud di necessario e a nord di complesso”, qualcuno dovrà pure accettare questa sfida che passa anche attraverso le grandi conquiste mondiali del “Governo aperto“ basato sulla trasparenza, la partecipazione e la collaborazione, è così che si fa nei momenti difficili della storia, come quello che stiamo vivendo.
Qualcuno si dovrà pur chiedere a che punto è l’intelligenza civica, domandarsi se siamo abbastanza intelligenti (‘soon enough‘) per una società aperta. In America l’amministrazione Obama invocava “a Peace Corps For Developers“, un corpo di intellettuali onesti (la nostra traduzione) per mettere pace tra l’esigenza speculative dei professionisti e quella ai servizi dei cittadini - noi cattolici.
Senza la consapevolezza che il male rigetta la complessità per condurci tramite “semplici vizi” nel baratro della confusione, caro Papa Francesco, non si potrà dialogare costruttivamente di giustizia, di imperativi morali, di solidarietà, di responsabilità per un bene comune e risulterà alieno alcun riferimento alla “Sollecitudo Rei Sociali”. Senza una esperienza condivisa sarà sempre più difficile che qualcuno avverta il bisogno di offrire la propria disponibilità a “perdersi” nell’impegno politico.
Sono giunto sulla soglia di quel percorso, “penitenziario”, richiamato sopra che vorrei attraversassimo insieme; confesso di non credere alla proposizione secondo cui “Il cattolico non potrà mai essere un politico” [Cacciari] - secondo alcuni la Fede stessa nell’Incarnazione costringe a tale verità.
Conosce Santità i nodi “problematici”, come conosce gli esiti di una storia relativamente recente in cui la politica e la Chiesa hanno condotto il Clero a relegare l’impegno politico ad un livello di terzietà rispetto alla “pratica religiosa” ed all’attivismo sociale. la sussidiarietà sociale è diventata la valvola di sfogo per la propria coscienza/frustrazione, validissima, fondamentale, necessaria, ma relativa, non totalizzante senza la consapevolezza politica.
La estraneità alla politica surrogata dal volontariato porta paradossalmente e diabolicamente all’allontanamento dei cittadini dall’esercizio della democrazia “pubblicistica”, che rende estranei i protagonisti, gli attori principali del diritto, dall’esercizio dello stesso.
Come superare allora la situazione di irrilevanza e afonia dei cristiani nella costruzione della polis? Sicuramente osta di per se l’idea stessa di politico così come si è compromessa. E’ necessario, forse, passare dalla dialettica Chiesa-Stato a quella credente-cittadino, senza che cambi il senso ed il valore delle singole Istituzioni ma “semplicemente” agevolando, per la pratica politica, quel processo di laicità dello Stato versus la laicità dei cittadini, entrambi portatori di nobilissimi principi ma entrambi aperti al dialogo programmatico.
Molti di noi sono costretti ad aderire a proposte politiche standard e riduttive rispetto alle esperienze della storia italiana pur di mantenere il verso dei propri principi, dal centro-sinistra al centro-destra.
Ed allora se il “chicco di grano deve morire per portare frutto”, piuttosto che “ricreare” sempre nuove formazioni politiche, si potrebbe rigenerare “un terreno culturale, etico e spirituale condiviso, su cui costruire gradualmente una convergenza che guardi anche all’interpretazione delle situazioni concrete e all’impegno comune”.
Ipotizzando con la “tecnica dei loci”, utilizzata da Cicerone, un sistema spaziale complesso in cui disporre i nodi culturali ed i valori non negoziabili, otterremmo il “presepio” di una nuovo scenario in cui vivere una nuova esperienza politica per i cattolici.
Ciò di cui noi cattolici, con la passione per la politica, abbiamo bisogno è: - una scuola di formazione politica che potrebbe trovare in seno alle università cattoliche un corso di studio ad hoc.; -laboratori per poter teorizzare l’applicazione della Dottrina sociale- cristiana connessa ai problemi concreti della società per dare vita ad uno o a più di un programma politico.
Ovviamente, a pena di decadenza di tutto l’impianto logico-politico occorre rimarcare e ribadire con fermezza che NESSUNO HA IL DIRITTO DI RIVENDICARE IN FAVORE DELLA PROPRIA OPINIONE L’AUTORITÀ DELLA CHIESA.
L’opera di coinvolgimento e di attrazione alla politica non riguarda il mondo cattolico ma l’identità cristiana, aspetti che sono fra loro potenzialmente assorbenti ma non necessariamente, comunque e a prescindere credo si debba rinunciare al timore che ragionare di politica porti alla divisione tra il clero ed i cattolici.
Appare un esercizio logico e proficuo quello che incoraggia e riconosce il rispetto per il senso dello Stato senza essere statalisti ed è opportuno che i cattolici adottino un registro mentale cattolico senza dover essere “clericali”. Di fatto la società civile si serve, comunque e a prescindere, delle religioni civili [Robert Bellah]. In Italia secondo lo studioso ci sarebbero, comunque, cinque religioni: il liberalismo, il cattolicesimo, il socialismo, “l’attivismo” ed il cosiddetto,”basso continuo religioso” (le cosiddette lobby, gruppi di pressione).
Ora La invito, Papa Francesco a considerare la possibilità, di accompagnare, il progetto della nascita del Movimento Politico dei Cattolici Italiano, con la preghiera e la benedizione per un processo che giovi alla politica ed alla Chiesa nel rispetto del principio della separazione posto in "Vehementer Nos", rimarcando che il dogma dell’Infallibilità della Chiesa non potrebbe che giovarsi dello spirito critico di una nuova esperienza politica dei cattolici che sentano l’alito dei grandi momenti storici [G. Garrone, 1997].
Sua Santità, valutando la crisi dell’ethos collettivo, dello spirito caratteristico della nostra cultura, della nostra epoca, delle nostre comunità, manifesta nei suoi atteggiamenti ed aspirazioni, a noi, a me, pare il momento storico per cui nasca un movimento politico; mi perdoni se riporto la definizione del termine e azzardo una “parafrasi”, da Treccani, moviménto: s. m. [der. di muovere]. – L’azione del muovere o del muoversi; è dunque sinonimo di moto: imprimere un moto a qualche cosa… ad un risveglio dei cattolici nell’Italia malata [Enzo Bianchi]; mettere, mettersi, essere in moto, anche in senso figurato; il moto delle acque, del treno, della nave… il moto ingenerato dello Spirito; il moto dell’orologio; moto regolare, lento, affrettato; “il moto che è mancato in tutti questi anni, un moto penitenziario, “Noi cattolici c’eravamo se non altro con le nostre omissioni ed i nostri silenzi”; “e questo è cagione al Primo Mobile per avere velocissimo moto” (Dante).
Avrà, sicuramente, Sua Santità la preoccupazione di quali potrebbero essere le conseguenze legate all’indebolimento di una percezione globale, l’indebolimento del senso della Responsabilità, perché ciascuno tende a essere “responsabile” solo del proprio compito specializzato, del proprio ruolo indotto, così come l’indebolimento della solidarietà, poiché ciascuno percepisce solo il legame con la propria “cerchia di governo”: “la conoscenza tecnica è riservata agli esperti” o pseudo tali e mentre l’esperto tende a perdere la capacità di concepire il globale ed il Fondamentale, “il cittadino perde il diritto alla conoscenza”. L’unico collante a cui riesco a pensare è quello dello Spirito della Chiesa, [E. Morin].
Santo Padre, valuti in seno alla Santa Chiesa se non sia il momento storico perché “Il Fermo Proposito” si evolva e contempli oltre all’Azione Popolare Cattolica, già incentrata sulle questioni sociali indicate nella “Rerum Novarum”, un Movimento Politico Cattolico.
In Fede, Speranza e Carità

Il problema
Più che una petizione è un invito ad aderire ad un progetto ambizioso rivolto ai cattolici italiani da sottoporre a Papa Francesco.
Santo Padre, consapevole che il fatto di scriverLe possa apparire distante da una natura umile, modello a cui tendo con tutto me stesso, vorrei dirLe di un progetto che altrettanto completamente mi prende e mi coinvolge da qualche anno a questa parte. Le risparmierò Santità gli antefatti “ingloriosi” e “pregiudizievoli” che hanno accompagnato il processo di maturazione della presente proposta cercando di individuare subito piuttosto gli aspetti principali di un bisogno, si di un bisogno, di una necessità, cristallizzare un impegno politico totalizzante.
Per quanto ne possa essere stato consapevole ho sempre osservato il mondo circostante alla ricerca di uno stile di vita coerente provando a verificare le risposte avidamente ricercate ed ottenute/subite sulla pelle di me stesso bambino, ragazzo, studente, uomo, lavoratore dipendente, libero professionista, professore, collaboratore scolastico, marito, padre, parrocchiano; durante tutto il percorso di studi sino al diritto, alla laurea in legge; durante le scelte di vita, a volte coraggiose, a volte tutt’altro che impavide, in cui ho ripiegato sul certo rispetto all’incerto. Durante gli abbandoni alla condizione di panico che spesso hanno soverchiato qualunque fosse la mia natura, spesso nascosta dalle ansie, quelle economiche piuttosto che esistenziali confuse a filosofie/ideologie che hanno accompagnato lunghi percorsi del mio viaggio sino ad ora.
Ad un certo punto il bisogno, perché tale è la sensazione che ho avvertito e tuttora avverto, che ha dirottato la ricerca fatta di letture, di ascolti e di osservazioni verso un irrefrenabile desiderio di agire, allora è stato il tempo dei gazebo degli interventi sui social, delle interminabili discussioni.
Fino ad ora le mie parole possono apparirLe abbastanza banali e diffuse, data la Sua esperienza di ascolto e della materia umana, costellata di esaltazioni, ma quasi fosse un momento penitenziario, una confessione, vorrei condurLa lungo un sentiero da molto tempo abbandonato, circoscritto, a volte murato, ma prima ancora vorrei giustificare quella che probabilmente, a prima vista, potrà apparirLe solo una perdita di tempo, chiarisco il motivo della presente lettera.
Siamo in molti ad aver condiviso un percorso di cattolici praticanti, di operatori della solidarietà e di promotori culturali all’interno del nostro ambito sociale, molti sono veramente martiri in Cristo perché nonostante siano stati trafitti dalla sofferenza, privati dei propri cari o dei più importanti riferimenti affettivi continuano ogni giorno a testimoniare la necessità di andare avanti; fin qui potremmo dire “tutto normale”; molti di noi hanno tradotto il senso della propria esistenza in una coraggiosa attività all’interno di un quadro pseudo-istituzionale che pare indefettibile, immutabile, un mondo macroscopico senza che alcuna esperienza, “visione”, apparentemente, possa sensatamente risultare in contrasto con esso.
Caro Padre in Cristo, vorrei compiere un gesto atletico olimpionico e saltare tutte le ovvietà e le evidenze che il ruolo che ricopre Le hanno consentito di conoscere prima e meglio di come possa aver fatto io. Allora non credo possa essere fuori discussione che per la meccanica “quantistica” in cui operano le deboli condizioni del nostro realismo, della località neutralizzata dalle connessioni e della “completezza” comunicativa che noi tutti stiamo vivendo, in questo momento storico, ed in Italia, sia evidente una paradossale contraddizione, ferma restante la relatività propria della condizione umana; una contraddizione “ovvia”.
Qualcuno deve difendere il senso ed il valore della “paradossale contraddizione”, necessaria agli uomini per comprendere che nessun cerchio si è ancora chiuso.
Non si contesta la relatività stessa che è appunto manifestamente inesorabile ma il rifiuto di accettare che nelle pieghe della complessità, che la società si rifiuta di abitare, si consolidi il male, si il male, esistenza che Ella stessa ha più volte riconosciuto ed evidenziato. Il male che opera e che contribuisce a ingenerare sovrapposizioni che spesso creano le famigerate “pentole”, sprovviste di coperchi o altrimenti potremmo chiamarle scatole in cui in molti viviamo il famoso paradosso del “gatto di Erwin Schrödinger“, potenziali vittime di un calcolo probabilistico di teorie generalizzanti.
E’ esattamente a questo punto che la sensibilità a cui la vita di cattolici ci ha predisposto, ci fa apparire evidente che il male opera sia nella dinamica attiva in cui l’uomo cerca di costruirsi un futuro, sia in quella passiva in cui si aspetta che qualcuno apra la nostra scatola per verificare se siamo ancora “vivi”.
Ed allora Santo Padre, le parole di don Tonino Bello, oltre a quelle di filosofi ed appartenenti al Clero, alcuni citati in questa missiva, invitano a non procedere nella direzione di un revisionismo di stile su ideologie più o meno radicate e secolarizzate e scoraggiano il ricorso ai “coagulanti” sociali sintetici; parimenti esortano ad evitare la pratica “della stesa dei lamenti”, finalizzata a se stessa, ma ad impegnarsi comunque nella caritatevole attività politica.
Piuttosto che ricorrere alla revisione parrebbe più sensato intraprendere un percorso di disintossicazione e di abitudine all’osservazione ed all’ascolto della complessità. Siamo in un’epoca che ha bisogno di un cambiamento di paradigma e ciò arriva abbastanza di rado nella storia. Si tratta di sostituire la “distinzione” alla “separazione”, la “dipendenza” alla “riduzione/semplificazione”, occorre distinguere e allo stesso tempo collegare. È il paradigma, appunto, della complessità.
La parola complesso vuole dire collegato, tessuto insieme e, dunque, il pensiero complesso è un pensiero che collega, da un lato inserendo nel contesto, cioè collegando al contesto, d’altra parte provando a comprendere ciò che è che un sistema (Edgar Morin).
Il nostro progetto, parafrasando un film, “è a sud di necessario e a nord di complesso”, qualcuno dovrà pure accettare questa sfida che passa anche attraverso le grandi conquiste mondiali del “Governo aperto“ basato sulla trasparenza, la partecipazione e la collaborazione, è così che si fa nei momenti difficili della storia, come quello che stiamo vivendo.
Qualcuno si dovrà pur chiedere a che punto è l’intelligenza civica, domandarsi se siamo abbastanza intelligenti (‘soon enough‘) per una società aperta. In America l’amministrazione Obama invocava “a Peace Corps For Developers“, un corpo di intellettuali onesti (la nostra traduzione) per mettere pace tra l’esigenza speculative dei professionisti e quella ai servizi dei cittadini - noi cattolici.
Senza la consapevolezza che il male rigetta la complessità per condurci tramite “semplici vizi” nel baratro della confusione, caro Papa Francesco, non si potrà dialogare costruttivamente di giustizia, di imperativi morali, di solidarietà, di responsabilità per un bene comune e risulterà alieno alcun riferimento alla “Sollecitudo Rei Sociali”. Senza una esperienza condivisa sarà sempre più difficile che qualcuno avverta il bisogno di offrire la propria disponibilità a “perdersi” nell’impegno politico.
Sono giunto sulla soglia di quel percorso, “penitenziario”, richiamato sopra che vorrei attraversassimo insieme; confesso di non credere alla proposizione secondo cui “Il cattolico non potrà mai essere un politico” [Cacciari] - secondo alcuni la Fede stessa nell’Incarnazione costringe a tale verità.
Conosce Santità i nodi “problematici”, come conosce gli esiti di una storia relativamente recente in cui la politica e la Chiesa hanno condotto il Clero a relegare l’impegno politico ad un livello di terzietà rispetto alla “pratica religiosa” ed all’attivismo sociale. la sussidiarietà sociale è diventata la valvola di sfogo per la propria coscienza/frustrazione, validissima, fondamentale, necessaria, ma relativa, non totalizzante senza la consapevolezza politica.
La estraneità alla politica surrogata dal volontariato porta paradossalmente e diabolicamente all’allontanamento dei cittadini dall’esercizio della democrazia “pubblicistica”, che rende estranei i protagonisti, gli attori principali del diritto, dall’esercizio dello stesso.
Come superare allora la situazione di irrilevanza e afonia dei cristiani nella costruzione della polis? Sicuramente osta di per se l’idea stessa di politico così come si è compromessa. E’ necessario, forse, passare dalla dialettica Chiesa-Stato a quella credente-cittadino, senza che cambi il senso ed il valore delle singole Istituzioni ma “semplicemente” agevolando, per la pratica politica, quel processo di laicità dello Stato versus la laicità dei cittadini, entrambi portatori di nobilissimi principi ma entrambi aperti al dialogo programmatico.
Molti di noi sono costretti ad aderire a proposte politiche standard e riduttive rispetto alle esperienze della storia italiana pur di mantenere il verso dei propri principi, dal centro-sinistra al centro-destra.
Ed allora se il “chicco di grano deve morire per portare frutto”, piuttosto che “ricreare” sempre nuove formazioni politiche, si potrebbe rigenerare “un terreno culturale, etico e spirituale condiviso, su cui costruire gradualmente una convergenza che guardi anche all’interpretazione delle situazioni concrete e all’impegno comune”.
Ipotizzando con la “tecnica dei loci”, utilizzata da Cicerone, un sistema spaziale complesso in cui disporre i nodi culturali ed i valori non negoziabili, otterremmo il “presepio” di una nuovo scenario in cui vivere una nuova esperienza politica per i cattolici.
Ciò di cui noi cattolici, con la passione per la politica, abbiamo bisogno è: - una scuola di formazione politica che potrebbe trovare in seno alle università cattoliche un corso di studio ad hoc.; -laboratori per poter teorizzare l’applicazione della Dottrina sociale- cristiana connessa ai problemi concreti della società per dare vita ad uno o a più di un programma politico.
Ovviamente, a pena di decadenza di tutto l’impianto logico-politico occorre rimarcare e ribadire con fermezza che NESSUNO HA IL DIRITTO DI RIVENDICARE IN FAVORE DELLA PROPRIA OPINIONE L’AUTORITÀ DELLA CHIESA.
L’opera di coinvolgimento e di attrazione alla politica non riguarda il mondo cattolico ma l’identità cristiana, aspetti che sono fra loro potenzialmente assorbenti ma non necessariamente, comunque e a prescindere credo si debba rinunciare al timore che ragionare di politica porti alla divisione tra il clero ed i cattolici.
Appare un esercizio logico e proficuo quello che incoraggia e riconosce il rispetto per il senso dello Stato senza essere statalisti ed è opportuno che i cattolici adottino un registro mentale cattolico senza dover essere “clericali”. Di fatto la società civile si serve, comunque e a prescindere, delle religioni civili [Robert Bellah]. In Italia secondo lo studioso ci sarebbero, comunque, cinque religioni: il liberalismo, il cattolicesimo, il socialismo, “l’attivismo” ed il cosiddetto,”basso continuo religioso” (le cosiddette lobby, gruppi di pressione).
Ora La invito, Papa Francesco a considerare la possibilità, di accompagnare, il progetto della nascita del Movimento Politico dei Cattolici Italiano, con la preghiera e la benedizione per un processo che giovi alla politica ed alla Chiesa nel rispetto del principio della separazione posto in "Vehementer Nos", rimarcando che il dogma dell’Infallibilità della Chiesa non potrebbe che giovarsi dello spirito critico di una nuova esperienza politica dei cattolici che sentano l’alito dei grandi momenti storici [G. Garrone, 1997].
Sua Santità, valutando la crisi dell’ethos collettivo, dello spirito caratteristico della nostra cultura, della nostra epoca, delle nostre comunità, manifesta nei suoi atteggiamenti ed aspirazioni, a noi, a me, pare il momento storico per cui nasca un movimento politico; mi perdoni se riporto la definizione del termine e azzardo una “parafrasi”, da Treccani, moviménto: s. m. [der. di muovere]. – L’azione del muovere o del muoversi; è dunque sinonimo di moto: imprimere un moto a qualche cosa… ad un risveglio dei cattolici nell’Italia malata [Enzo Bianchi]; mettere, mettersi, essere in moto, anche in senso figurato; il moto delle acque, del treno, della nave… il moto ingenerato dello Spirito; il moto dell’orologio; moto regolare, lento, affrettato; “il moto che è mancato in tutti questi anni, un moto penitenziario, “Noi cattolici c’eravamo se non altro con le nostre omissioni ed i nostri silenzi”; “e questo è cagione al Primo Mobile per avere velocissimo moto” (Dante).
Avrà, sicuramente, Sua Santità la preoccupazione di quali potrebbero essere le conseguenze legate all’indebolimento di una percezione globale, l’indebolimento del senso della Responsabilità, perché ciascuno tende a essere “responsabile” solo del proprio compito specializzato, del proprio ruolo indotto, così come l’indebolimento della solidarietà, poiché ciascuno percepisce solo il legame con la propria “cerchia di governo”: “la conoscenza tecnica è riservata agli esperti” o pseudo tali e mentre l’esperto tende a perdere la capacità di concepire il globale ed il Fondamentale, “il cittadino perde il diritto alla conoscenza”. L’unico collante a cui riesco a pensare è quello dello Spirito della Chiesa, [E. Morin].
Santo Padre, valuti in seno alla Santa Chiesa se non sia il momento storico perché “Il Fermo Proposito” si evolva e contempli oltre all’Azione Popolare Cattolica, già incentrata sulle questioni sociali indicate nella “Rerum Novarum”, un Movimento Politico Cattolico.
In Fede, Speranza e Carità

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 18 agosto 2018