Petition updateChiediamo le dimissioni di Crosetto

Abbiamo raccolto 52 firme, grazie, ma dobbiamo moltiplicarle x 1000; Crosetto è una seria minaccia.

Paolo De MatteisLecce, Italy
Apr 26, 2026

Guido Crosetto, attuale Ministro della Difesa italiano nel governo Meloni, ha avuto una lunga carriera che ha intrecciato ruoli politici con posizioni di vertice nel settore industriale della difesa.

 

Prima di diventare ministro, Crosetto è stato presidente dell'AIAD (Federazione Aziende Italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), la lobby che riunisce i principali produttori di armi italiani, dal 2014 al 2022, appendice di Confindustria che rappresenta le aziende del settore.

 

Leonardo (ex Finmeccanica): Durante il periodo tra il 2018 e il 2022, in cui ha lasciato l'impegno politico diretto, ha ricoperto ruoli di consulenza e rappresentanza che lo hanno collegato ai principali attori del settore, in particolare a Leonardo, il colosso italiano della difesa.

 

Orizzonte Sistemi Navali: Ha lavorato come consulente per Orizzonte Sistemi Navali, joint venture tra Fincantieri e Leonardo.

 

Ministero della Difesa: I suoi trascorsi come presidente dell'associazione di categoria dei produttori di armi (AIAD) hanno sollevato dibattiti su un possibile sistema di "revolving doors" (favoritismi per ritorni personali indiretti) tra lobby delle armi e Ministero della Difesa.

 

La Posizione di Crosetto:
Al momento della nomina a ministro nell'ottobre 2022, Crosetto ha dichiarato di aver lasciato ogni incarico privato e di aver venduto le proprie partecipazioni societarie per evitare conflitti di interesse, sottolineando di operare esclusivamente nell'interesse della nazione, ma la massiva spinta a destinare gran parte dei soldi pubblici a finanziare il settore mette le sue dichiarazioni in forte dubbio di veridicità potendo avere ritorni economici e preferenziali indiretti.

Di fatto come Ministro della Difesa, Crosetto ha spinto per un rafforzamento dell'industria italiana della difesa, mettendo la situazione economico/sociale in ginocchio, a detta sua:     " in risposta alle necessità di rifornimento di munizioni e armamenti legate alla guerra in Ucraina, sostenendo che la domanda internazionale ha superato l'offerta ".  

 

Il Fatto Quotidiano e non solo, tuttavia, continuano a sottolineare la sua vicinanza storica al complesso militare-industriale italiano, che di fatto sembra tutt'altro che finita.

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