
Nei giorni scorsi ho scritto al Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Napoli Federico II, per chiedere chiarimenti in merito alla concessione di uno spazio a un incontro organizzato dall’ANPI sui temi della "russofobia", con Di Battista e D'Orsi, previsto per il prossimo 22 Dicembre.
Il Direttore ha risposto alla mia richiesta di chiarimenti. Per motivi di privacy, non posso allegare per intero il contenuto della sua lettera.
Tuttavia, posso qui descriverne il succo.
Anzitutto, il Direttore ha chiarito che l'iniziativa non è un evento universitario, né un seminario scientifico, né è patrocinata dal Dipartimento e che la concessione di un'aula, poco rappresentativa, è avvenuta a seguito di una richiesta formale da parte dell'ANPI. La concessione è avvenuta anche per evitare accuse di censura e per rispettare il principio della libertà di confronto.
Prendo atto di queste precisazioni, che tuttavia non chiariscono molto.
Resta, a mio avviso, un nodo di fondo che merita una riflessione pubblica: la differenza tra libertà di espressione e responsabilità istituzionale.
La libertà di manifestare il proprio pensiero è un pilastro della democrazia. Ma non coincide automaticamente con il diritto a ottenere spazi e legittimazione simbolica all'interno di un'istituzione pubblica, e in particolare di un'università. Il pluralismo non è neutralità etica, né indifferenza rispetto a narrazioni che entrano in tensione con i valori costituzionali, con il ripudio della guerra e con la tutela dei diritti umani.
Molti "narratori" con le loro "contro-narrazioni" in realtà approfittano del dibattito democratico per lanciare una propaganda dannosa che inquina il nostro spazio civile, già fortemente provato dalla guerra ibrida cui la russia ci ha costretto.
Inoltre, dopo aver condannato l'aggressione russa e aver espresso solidarietà al popolo ucraino, ospitare iniziative che rischiano di relativizzare o banalizzare quella stessa aggressione (Di Battista è l'emblema di questa corrente di pensiero) pone un problema di coerenza simbolica e valoriale.
Difendere la democrazia non significa offrire una piattaforma a qualsiasi visione in nome di un pluralismo astratto (altrimenti, perché non dare spazio scientifico ai negazionisti, nazisti, comunisti, no-vax, e chi più ne ha più ne metta?), ma saper distinguere tra confronto critico e legittimazione implicita.
È su questa responsabilità delle istituzioni culturali che credo sia necessario continuare a interrogarsi, senza semplificazioni e strumentalizzazioni, che usino il diritto e la libertà di espressione come uno scudo.
La mia risposta è disponibile al seguente link, per intero: https://drive.google.com/file/d/1XuLs59Lg04eymZ6W_WVLSvCAndkjJFl8/view?usp=sharing
Non resta altro che prendere atto di questa presa di posizione del Dipartimento.
Vivendo in Ucraina, non avrò opportunità di partecipare a questo incontro, ma invito tutti coloro che possono a prenderne parte e a ribadire che la democrazia è una cosa seria!
Grazie e a presto!