PETIZIONE CHIUSA

Diritti per i Pianisti Accompagnatori di Strumento

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Ill.mo Ministro,
le scriviamo per sottoporre alla sua attenzione uno  fra i tanti problemi che riguardano coloro che aspirano ad insegnare presso i Conservatori italiani. 

Da diversi anni tutti i Conservatori di Musica stipulano contratti a progetto (Co.Co.Co. o simili) con collaboratori esterni che svolgano il lavoro di “Pianista accompagnatore” nelle classi di strumento (dunque per le classi di archi, fiati e percussioni).

La figura del Pianista accompagnatore è necessaria e irrinunciabile in ogni Conservatorio: consente agli studenti di studiare ed eseguire il proprio repertorio in esami, saggi e concerti con il pianista, così come prevede la composizione stessa delle opere.
Per fare l’esempio più banale: l’esame  finale di violino prevede l’esecuzione da parte del candidato di due Sonate per violino e pianoforte e di due Concerti con l’Orchestra (generalmente sostituita dal pianoforte). Senza il pianista, dunque, l’esame di violino risulterebbe ridicolo e  monco,  anche quasi impossibile da giudicare. Come valutare, infatti, la capacità di insieme, l’intesa nell’esecuzione di brani cameristici, la musicalità e così via? Sarebbe come chiedere ad Armani di cucire un abito…senza il filo o a un regista di girare un film senza alcuni dei protagonisti o senza comparse…

Stabilita dunque la necessità di tale figura professionale, peraltro attestata dai tanti contratti posti in essere, veniamo al problema in questione:

La mancanza di riconoscimento e inquadramento della figura professionale del Pianista Accompagnatore.

Contrariamente a tutte le altre figure professionali presenti in Conservatorio, il Pianista Accompagnatore delle classi di strumento  non è inquadrato in nessuna classe di Concorso e non ha un codice che identifichi la sua specificità.
Dunque, mentre i docenti di Pianoforte, Solfeggio o Musica da Camera, ad esempio, hanno la propria cattedra di Concorso con codice meccanografico identificativo (rispettivamente CODI/21, COTP/03 e COMI/05), il Pianista Accompagnatore non ha una classe concorsuale di riferimento.

È qui necessario aprire  una parentesi:
Il “CODI/25 Accompagnamento pianistico”, presente nei nostri conservatori, identifica esclusivamente i pianisti accompagnatori delle classi di Canto e –incredibile, ma vero- non li inquadra come pianisti accompagnatori dei cantanti, ma come docenti di accompagnamento pianistico (!).
Ciò comporta che, tecnicamente, un tenore che debba cantare Che gelida manina non possa rivolgersi al pianista accompagnatore che occupa la cattedra CODI/25, ma debba procurarsi un altro pianista che lo “accompagni” nell’esecuzione dell’aria, e lo farà o pagandolo di tasca propria o usufruendo del pianista accompagnatore esterno messo a disposizione dal Conservatorio.
È inutile nascondere ciò che avviene ormai quasi ovunque, e cioè che per ovviare a questo “problema”, i conservatori spesso affidano al Pianista titolare della cattedra  CODI/25  il compito di “accompagnare” i cantanti, benché, tecnicamente parlando, esso esuli dalle sue competenze… 

La mancanza dell’inquadramento professionale in una classe di Concorso per il Pianista accompagnatore delle classi di strumento (ripetiamo: archi, fiati e percussioni) comporta una serie di gravi problemi che mortificano i professionisti del settore e, ancor peggio, vanificano tutto il loro pesante lavoro:

 a) Il servizio svolto nei Conservatori di Musica in qualità di pianista accompagnatore delle classi di strumento solitamente non viene valutato come titolo di servizio, né nelle Graduatorie di Istituto né in quelle nazionali, (es. la graduatorie della Legge 128/13), ma sottovalutato come titolo artistico-culturale e professionale.
Dunque il pianista accompagnatore, pur dopo anni di collaborazione nei Conservatori di Musica, non ha alcuna speranza che gli venga riconosciuto il servizio svolto ai fini di un eventuale inserimento lavorativo, anche in altre classi di concorso (es.: Pianoforte, Solfeggio, Musica da Camera, ecc…), ciò che invece avviene –come è giusto che sia- per tutti gli altri docenti inquadrati.
Ad esempio un Professore a contratto di Pianoforte può utilizzare il servizio accumulato per essere inserito non solo nella graduatoria del suo strumento, ma anche in quelle ad essa complementari (Solfeggio, Musica da Camera, ecc…).

 b) Il faticoso lavoro svolto dal pianista accompagnatore per le classi di strumento non viene adeguatamente remunerato.
Il pianista accompagnatore, infatti, viene pagato a ore (le cifre vanno da € 15,00 lordi all’ora ad un massimo di 30,00 nei Conservatori più “ricchi”), per un contratto che può andare da 150 a 200 ore annue (a volte solo nominali: spesso il pianista si trova a doverne svolgere di più…). Il guadagno finale, dunque, varia da ca. € 1.800 euro a € 4.800 ca. all’anno, incassati solo alla fine della prestazione!
Una cifra irrisoria che non tiene ovviamente conto dei viaggi, delle spese di vitto e alloggio (bisogna essere in Conservatorio anche tutte le settimane o al massimo ogni due per le prove con gli studenti; a ciò si aggiungano i lunghi periodi degli esami e dei saggi…), e non tiene conto ovviamente dello studio svolto a casa per preparare i brani di 5, 7 o 10 classi moltiplicati per i relativi allievi…

Ci sono pianisti accompagnatori che svolgono il proprio lavoro anche a 900 Km di distanza, pur di “lavorare” nel campo della musica ed acquisire una competenza che –come sperano- un domani venga riconosciuta come effettivo servizio e non semplicemente come titolo artistico curriculare. Ma costoro non guadagnano nulla dal proprio lavoro, anzi anticipano le spese di viaggio, vitto e alloggio, che non recuperano col pagamento di fine anno (fine servizio).
Vorremmo focalizzare la sua attenzione sul fatto che stiamo parlando di “professionisti” che hanno fatto non meno di 10 anni di Conservatorio, che spesso hanno anche un’altra laurea, che molte volte hanno vinto competizioni internazionali e che svolgono abitualmente attività concertistica.
Eppure, moralmente ed economicamente, vengono trattati peggio di una donna delle pulizie o delle badanti (con tutto il rispetto per l’onorevole e difficile lavoro di tali persone), per le quali esiste una Legge che ne prevede l’inquadramento economico e sociale! 

c) La mancanza di un inquadramento in classe di Concorso e di relativa graduatoria nazionale comporta che i Pianisti accompagnatori, assunti a contratto a seguito di una valutazione “per titoli” o “per titoli ed esami”, debbano documentare e sottoporre a giudizio, ogni anno, il loro curriculum, che non può quindi limitarsi al solo diploma di Conservatorio, ma deve documentare anche una notevole attività musicale (sia solistica che cameristica) e nel campo specifico dell’accompagnamento pianistico.
Nel caso in cui si aggiunga anche la valutazione pratica (esame), il pianista deve di volta in volta “provare” le proprie capacità di accompagnatore affrontando un vero e proprio esame in Conservatorio, esame che è costretto a ripetere nel medesimo conservatorio anche ogni anno (infatti solitamente la graduatoria stipulata dall’ Istituzione ha valenza annuale).
Abitualmente, dunque, accade che dopo un anno di lavoro (preceduto magari  da lunghe collaborazioni con lo stesso Conservatorio), il pianista accompagnatore debba dimostrare alla medesima istituzione che gli ha stipulato un contratto annuale da sette o dieci anni,  di saper ancora suonare e “accompagnare” quegli stessi studenti che ha portato agli esami magari quindici giorni prima della propria prova…
È un po’ come se ai docenti di Conservatorio venisse chiesto ogni anno di sostenere un esame per dimostrare di sapere ancora suonare e/o insegnare: certo, in alcuni casi sarebbe auspicabile, visto che ci sono docenti che occupano il loro posto con scarso merito e capacità, ma la soluzione dovrebbe essere a monte, dovrebbero cioè essere valutati  prima della loro assunzione oppure ogni 5 o 10 anni, non tutti gli anni…sarebbe ridicolo, oltre che mortificante.

 Considerato tutto ciò,

 CHIEDIAMO

1. L’istituzione della classe di Concorso specifica, con relativo codice meccanografico identificativo, per i Pianisti accompagnatori di strumento;-

2. L’istituzione di una Graduatoria Nazionale (come già venne fatto nel 2013 con la Legge 128) che collochi utilmente e giustamente tutti quei pianisti accompagnatori di strumento che da anni svolgono il loro lavoro senza che vengano loro riconosciuti neppure i diritti dei comuni docenti precari.-

Premesso poi che l’ultimo Concorso si è svolto nel 1990 e che, dopo 27 anni e fiumi di graduatorie provvisorie generalmente poco trasparenti, abbiamo bisogno di un Concorso che dia a tutti la possibilità di lavorare nel campo musicale,

 CHIEDIAMO infine

Che nel prossimo Concorso per tutte le classi di strumento dei Conservatori di Musica, volto alla formazione di Graduatorie Nazionali ai fini dell’assunzione negli Istituti di Alta Cultura, venga inserita la cattedra di pianista accompagnatore di strumento.
Tanto ci auguriamo, sperando, almeno per una volta, di smentire coloro che, all’estero, ci ricordano di essere il Paese della mafia, delle tangenti e delle raccomandazioni, che investe solo ed esclusivamente sul Grande Fratello e su Sanremo!



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