
Avevo giurato di non scrivere più dopo aver lasciato l’Europa, ma questa è una cosa troppo importante per restare in silenzio: in Italia, anche la morte è un incubo burocratico.
Mio padre è morto il 4 settembre 2025. Da allora, la mia famiglia è intrappolata in un inferno kafkiano, nel tentativo di trasferire i suoi beni agli eredi. Non esiste una procedura chiara, nessuna guida centrale: solo un labirinto di indifferenza e incompetenza.
Il notaio? Prende i tuoi soldi, fa prendere i soldi ad Agenzia delle Entrate e fa il minimo indispensabile e poi sparisce - anzi mi scrive che se mi presento ancora in studio o se gli scrivo ancora mi querela.
L’Agenzia delle Entrate? Velocissima a incassare le tasse, ma nessun aiuto concreto.
La banca? Pretende documenti infiniti, ognuno una caccia al tesoro, senza alcuna certezza che vadano mai “bene”.
E gli immobili? Nessuno sa come trasferirne la proprietà agli eredi.
Non è solo un caos. È una prova crudele, studiata per prosciugarti emotivamente ed economicamente.
L’Italia, come prima cosa, ha pensato a prendere soldi. L’Europa, prima o poi, farà lo stesso. Vergogna.
—Vittorio