1 Jun 2022
Una nostra petizione, difficile e divisiva, ottiene successo. Ed è un successo clamoroso se si pensa al rapporto tra le visualizzazioni e le firme. Cioè visto/firmato. Quasi una provocazione per dire che il tempo delle belle favole, quello dei rifiuti zero, è finito. I rifiuti possono essere a pieno diritto considerati una delle fonti rinnovabili del nostro sistema di vita. Dalla Geenna ai giorni nostri, senza soluzione di continuità, i rifiuti sono stati bruciati. Oggi è possibile farlo, a basso costo nelle spese di impianto e con tempi ragionevoli di progettazione/finanziamento/realizzazione/funzionamento, in pieno centro urbano, senza il rischio di fuoriuscita di fumi, odori, polveri sottili, rischio di aumento di malattie dell'apparato respiratorio e tumori. Senza aggravio della spesa pubblica, anzi con un intervento collaborativo virtuoso dei privati, che ricaveranno buoni utili e faranno risparmiare a tutti soldi per il trasporto in discarica (a volte collocata a migliaia di chilometri) ed il relativo inquinamento veicolare. L'epoca delle discariche controllate dalle ecomafie è finito. Serve solo un loro adattamento per la gestione delle ceneri di risulta, che sono comunque volumetricamente la centesima parte del rifiuto. In più si crea una produzione elettrica autarchica. Al di là della provocazione di collocare il nostro termo-valorizzatore in porto, in una darsena passeggeri a vocazione turistica, in pieno centro città, il monito che parte da questa petizione è: uno dieci cento termo-valorizzatori in Italia. Uno per Provincia, o almeno uno ogni 500 mila abitanti. Diamo il via, anche con questa misura, alla transizione autarchica della produzione di energia.
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