Chiediamo a Auchan di rinunciare alla vendita di animali vivi

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Se la legge 853/04 è tanto sadica da considerare ANIMALI ancora in VITA come “alimenti”, chiediamo al Gruppo Auchan di ripensare la sua etica aziendale nel rispetto della dignità di ogni essere vivente.
Qualsiasi animale al mondo prova dolore e frustrazione in condizioni di sofferenza fisica e mentale: snaturare un animale, facendolo vivere come un oggetto negli ultimi giorni della sua vita, porta esattamente a questo.

“Ultimi giorni” che iniziano con l’allontanamento dal proprio habitat, seguono nel caos degli allevamenti e terminano con giorni di trasporto da un continente all’altro tra aerei, navi, stabilimenti di stoccaggio e punti vendita.
Tutto questo nella parziale immobilità dovuta alle dimensioni delle confezioni di trasporto e in totale digiuno (dai 5 giorni prima della partenza dall’allevamento).

Il fatto di considerare l’animale in vita un “alimento di origine animale” giustifica due ennesime crudeltà della legge 853/04.
La prima è legata al fatto che al punto vendita non è consentito alimentare l’animale, quindi dopo circa 70 ore dal suo arrivo, se non viene acquistato, muore di fame.
La seconda crudeltà sta nel poter vendere l’animale in vita come fosse morto, ovvero incartato vivo.

In questo periodo storico, dove il mondo sta iniziando a fare i conti con i propri errori, scegliere di non essere complici di un maltrattamento legalizzato potrebbe davvero dare prova di innovazione.


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