Basta appaltare l'illegalità! Maggiori risorse per i servizi educativi in convenzione.


Basta appaltare l'illegalità! Maggiori risorse per i servizi educativi in convenzione.
Il problema
La città di Roma conta 219 servizi educativi 0-3 anni in convenzione, che ogni giorno si prendono cura di circa 7mila bambini. Senza i privati convenzionati, di fatto, oggi il Comune non sarebbe in grado di assicurare un servizio fondamentale per migliaia di famiglie. Eppure, a parità di servizio, l'amministrazione corrisponde alle strutture in convenzione meno della metà di quanto spende mensilmente per un bambino frequentante una struttura pubblica.
Noi titolari di Nidi e Spazi Be.Bi. convenzionati uniti nell’Associazione “Onda Gialla” a marzo 2014 abbiamo iniziato una protesta pacifica con presidi quotidiani in aula Giulio Cesare e presso il Dipartimento Servizi Educativi. L’intento è quello di riportare il settore dei servizi all’infanzia in convenzione alla “normalità”, dopo anni in cui ogni scelta dell’amministrazione capitolina è stata orientata al mero risparmio economico, a svantaggio della qualità e della legalità. Nel tempo abbiamo dovuto subire una serie di decisioni scellerate che ci hanno portato sull’orlo del collasso economico, in particolare con la delibera di giunta n. 209 del 7/7/2010 e la delibera di giunta n. 244 del 22/5/2013. Purtroppo, in tutta la città molte strutture per sopravvivere hanno scelto di ricorrere a riprovevoli espedienti, che vanno a discapito soprattutto del benessere dei bambini. Roma Capitale, di fatto, si è messa nella posizione di “appaltare l'illegalità”. Mentre la “città a misura di bambino” promessa dal sindaco Marino, purtroppo, è rimasta uno slogan elettorale.
Dopo la nomina del neo-assessore alla Scuola Paolo Masini è iniziato fra il suo staff e i rappresentanti di “Onda Gialla” un confronto approfondito e, apparentemente, sincero e proficuo che si sarebbe dovuto sostanziare sulla base dei risultati prodotti da un’apposita Commissione, istituita per volere dell’assemblea capitolina con l’approvazione della mozione n. 67 dell'8 aprile 2014. Oltre un anno più tardi, il 19 maggio 2015, siamo venuti a conoscenza che i tre consulenti incaricati hanno avuto mandato dall’amministrazione di elaborare una serie di strategie per affrontare alcune criticità di carattere pedagogico, ricevendo l'esplicita richiesta di concentrarsi sulla gestione del problema di luglio (chiusura dei nidi comunali). Tanto è vero che gli esperti si sono solo “permessi” di proporre un aumento immediato del 5% delle tariffe corrisposte, suggerendo la costituzione di un gruppo operativo misto pubblico/privato per l'analisi dei costi reali e la ridefinizione della contribuzione. Nel frattempo, nel marzo 2015, in sede di approvazione di bilancio, il consiglio comunale si è espresso nuovamente a nostro favore con un ordine del giorno che impegnava Sindaco e Giunta ad adeguare le tariffe erogate alle strutture convenzionate e a riservare alle stesse i maggiori introiti derivanti dall’aumento delle tariffe a carico degli utenti. Il mandato dell’assemblea capitolina (e, per estensione, quello dei cittadini romani) è stato dunque doppiamente disatteso.
Secondo un accurato studio da noi redatto, di cui nessuno (nemmeno Roma Capitale) finora ha mai contestato la validità, la sopravvivenza di un settore così delicato e cruciale per la vita delle famiglie romane è vincolata all’aumento del 20% delle risorse attualmente erogate dal Comune, al quale deve seguire l’istituzione di una commissione permanente per il calcolo analitico dei costi standard. Firmate questa petizione se ritenete che la legalità e la qualità dei servizi educativi devono essere una priorità per l'amministrazione pubblica. Noi siamo molto stanchi, ma ancora capaci di indignarci. Perché oggi più che mai siamo convinti che “il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini” (Dietrich Bonhoeffer).

Il problema
La città di Roma conta 219 servizi educativi 0-3 anni in convenzione, che ogni giorno si prendono cura di circa 7mila bambini. Senza i privati convenzionati, di fatto, oggi il Comune non sarebbe in grado di assicurare un servizio fondamentale per migliaia di famiglie. Eppure, a parità di servizio, l'amministrazione corrisponde alle strutture in convenzione meno della metà di quanto spende mensilmente per un bambino frequentante una struttura pubblica.
Noi titolari di Nidi e Spazi Be.Bi. convenzionati uniti nell’Associazione “Onda Gialla” a marzo 2014 abbiamo iniziato una protesta pacifica con presidi quotidiani in aula Giulio Cesare e presso il Dipartimento Servizi Educativi. L’intento è quello di riportare il settore dei servizi all’infanzia in convenzione alla “normalità”, dopo anni in cui ogni scelta dell’amministrazione capitolina è stata orientata al mero risparmio economico, a svantaggio della qualità e della legalità. Nel tempo abbiamo dovuto subire una serie di decisioni scellerate che ci hanno portato sull’orlo del collasso economico, in particolare con la delibera di giunta n. 209 del 7/7/2010 e la delibera di giunta n. 244 del 22/5/2013. Purtroppo, in tutta la città molte strutture per sopravvivere hanno scelto di ricorrere a riprovevoli espedienti, che vanno a discapito soprattutto del benessere dei bambini. Roma Capitale, di fatto, si è messa nella posizione di “appaltare l'illegalità”. Mentre la “città a misura di bambino” promessa dal sindaco Marino, purtroppo, è rimasta uno slogan elettorale.
Dopo la nomina del neo-assessore alla Scuola Paolo Masini è iniziato fra il suo staff e i rappresentanti di “Onda Gialla” un confronto approfondito e, apparentemente, sincero e proficuo che si sarebbe dovuto sostanziare sulla base dei risultati prodotti da un’apposita Commissione, istituita per volere dell’assemblea capitolina con l’approvazione della mozione n. 67 dell'8 aprile 2014. Oltre un anno più tardi, il 19 maggio 2015, siamo venuti a conoscenza che i tre consulenti incaricati hanno avuto mandato dall’amministrazione di elaborare una serie di strategie per affrontare alcune criticità di carattere pedagogico, ricevendo l'esplicita richiesta di concentrarsi sulla gestione del problema di luglio (chiusura dei nidi comunali). Tanto è vero che gli esperti si sono solo “permessi” di proporre un aumento immediato del 5% delle tariffe corrisposte, suggerendo la costituzione di un gruppo operativo misto pubblico/privato per l'analisi dei costi reali e la ridefinizione della contribuzione. Nel frattempo, nel marzo 2015, in sede di approvazione di bilancio, il consiglio comunale si è espresso nuovamente a nostro favore con un ordine del giorno che impegnava Sindaco e Giunta ad adeguare le tariffe erogate alle strutture convenzionate e a riservare alle stesse i maggiori introiti derivanti dall’aumento delle tariffe a carico degli utenti. Il mandato dell’assemblea capitolina (e, per estensione, quello dei cittadini romani) è stato dunque doppiamente disatteso.
Secondo un accurato studio da noi redatto, di cui nessuno (nemmeno Roma Capitale) finora ha mai contestato la validità, la sopravvivenza di un settore così delicato e cruciale per la vita delle famiglie romane è vincolata all’aumento del 20% delle risorse attualmente erogate dal Comune, al quale deve seguire l’istituzione di una commissione permanente per il calcolo analitico dei costi standard. Firmate questa petizione se ritenete che la legalità e la qualità dei servizi educativi devono essere una priorità per l'amministrazione pubblica. Noi siamo molto stanchi, ma ancora capaci di indignarci. Perché oggi più che mai siamo convinti che “il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini” (Dietrich Bonhoeffer).

PETIZIONE CHIUSA
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I decisori
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Petizione creata in data 11 luglio 2015