

"Gravi le parole di Albanese sulla Stampa. Incompatibile con la cittadinanza onoraria”.
“L’irruzione nella sede del quotidiano La Stampa è un fatto gravissimo che ho condannato immediatamente, esprimendo solidarietà al direttore e ai giornalisti. Gesti come questo non hanno nulla a che vedere con i valori della Pace e con la difesa del popolo palestinese, ancora oggi vittima di crimini gravissimi. Su quanto è accaduto alla redazione della Stampa non ci può essere una condanna con un ‘ma’. Non possono esserci moniti al giornalismo che è libero ed è presidio di democrazia. Per questo non condivido e prendo le distanze dalle dichiarazioni di Francesca Albanese. Firenze è città di ponti e di pace, ha sempre dato riconoscimenti a persone che hanno fatto enormi sforzi per unire. Pur riconoscendo il suo importante lavoro svolto come relatrice ONU, Francesca Albanese in più occasioni ha dimostrato di mandare messaggi che portano a dividere più che unire nella comune causa a difesa del popolo palestinese. Per questo come sindaca della città di Firenze non ritengo opportuno consegnarle la cittadinanza onoraria.” Queste sono le parole della sindaca di Firenze Funaro.
Nel pieno diritto della sindaca di esprimere la sua opinione e prendere posizione a riguardo, riteniamo sbagliato il momento in cui queste opinioni sono state espresse e sbagliati sono i contenuti.
Aggiungiamo anche che i cittadini – soprattutto coloro che hanno vissuto l’irripetibile stagione in cui il Sindaco La Pira, insieme a Padre Ernesto Balducci, Don Lorenzo Milani, Mario Primicerio e altri protagonisti di grande spessore, trasformò Firenze in un vero centro del mondo, una autentica “Città Operatrice di Pace” – sono ormai stanchi dei continui e vuoti richiami alla “Città di La Pira”, richiami che ne tradiscono lo spirito proprio attraverso l’assenza di azioni importanti e concrete.
È sbagliato il momento scelto per quelle parole della sindaca: riteniamo che abbiano mancato di rispetto al lavoro dei consiglieri, che si stavano confrontando — pur con tempi certamente non adeguati alla drammaticità del contesto — per definire una posizione e un’iniziativa il più possibile condivise. Da lì a poco era stato infatti ripianificato l’incontro della Commissione Pace, che avrebbe dovuto discutere proprio di quella iniziativa: quella dichiarazione ha di fatto troncato la discussione prima ancora che potesse avviarsi.
Ma è sbagliata anche nel contenuto perché, pur avendo tutto il diritto di criticare e ritenere poco opportuni gli atteggiamenti verso il sindaco di Reggio Emilia, l’abbinamento del monito alla stampa nel momento di condanna all’attacco subito dalla sede della Stampa (anche da noi ritenuto un errore di comunicazione e come lei stessa ha ammesso), le parole e le azioni di Francesca Albanese non sono “divisive”: sono il frutto di un rigoroso e complesso lavoro di ricostruzione dei fatti e della verità alla luce delle norme del diritto internazionale.
DIVISIVO è chi definisce gli attivisti della Global Sumud Flotilla come terroristi; chi, chi non difende il Diritto Internazionale, chi ricoprendo ruoli di altissimo rilievo – vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri – arriva ad affermare che “il diritto internazionale vale fino a un certo punto”; divisivo è chi tace, appoggiando come “giusta reazione al 7 ottobre” la morte di 200.000 palestinesi, tra cui decine di migliaia di bambini, l’uccisione a sangue freddo di molti di loro, e la privazione per un intero popolo di cibo, acqua, cure, casa, scuole… Questo è divisivo, e rispetto a tutto questo sono divisive anche le affermazioni fatte con parole a cui non seguono azioni concrete.
Chi cita La Pira, chi si richiama alla tradizione di Firenze Città Operatrice di Pace, non può poi concedere la cittadinanza onoraria a Vasco Rossi e non a Francesca Albanese, o comunque non riconoscere il lavoro che svolge a prezzo della sua libertà di movimento (una relatrice dell’ONU che non può recarsi all’ONU), dell’impossibilità di avere un conto in banca e di molte altre penalizzazioni derivanti dalle ingiuste e assurde limitazioni imposte dall’amministrazione Trump.
Per chi volesse approfondire e ascoltare le parole dette da Francesca Albanese nella intervista con Giletti, per farsi direttamente un’idea:
“Sì, certo, la verità è provocatoria quando c'è un clima di silenziamento e quando si è derubricata una questione così delicata e complessa come quella che il popolo palestinese si trova a vivere dal dibattito pubblico per 30 anni. No, no, ma è vero, sono stata titubante perché vivo un momento proprio di disagio fisico, di straniamento, sono allibita dal linciaggio mediatico cui vengo sottoposta in queste ore in Italia, alimentato dal sensazionalismo di alcuni e con sommo giubilo di troppi nell'arco politico italiano che non vede l'ora di spostare l'attenzione dal messaggio, dai contenuti e dai suoi significati che è il mio lavoro. È un copione che ritorna logoro, ma puntualmente efficace, sottraendo ossigeno al dibattito pubblico qualora ve ne fosse ancora uno.
Io non mi sottraggo minimamente al confronto, anzi, solo che in questo momento è sfibrante perché quello che ho visto venire fuori contro di me nelle ultime 48 ore è indegno, c'è stata un'estrapolazione, una manipolazione di ciò che ho detto di una parola, tratta fuori dal proprio contesto, forse incauta, mica di cauta di no, però lasciatemi dire una cosa, sono anni che ripeto che attaccare i giornalisti è un crimine e sapete perché lo dico? Perché da relatrice speciale sulla Palestina, negli ultimi 750 giorni ho visto ammazzare 220 giornalisti, denunciando questi atti come crimini e prima dell'ottobre 2023 Israele di giornalisti ne aveva già ammazzati 40, ci sono dei casi pendenti dinanzi alla Corte Penale Internazionale e ho condannato con lo stesso spirito l'aggressione contro la stampa, per la quale ho auspicato giustizia, mi sono augurata che presto gli inquirenti facciano luce perché sono d'accordo con Michele Santoro che questo oltre ad essere un fatto gravissimo in sé è anche di profondo detrimento alla causa del popolo palestinese che si difende da tutte le forme di violenza a cui è sottoposto e dirò un'altra cosa, sono d'accordo con quello che ha detto Michele Santoro, lo condivido, se mi fossi trovata nel giorno dell'aggressione contro la redazione della stampa in quel luogo, ma pure se mi fossi trovata dinanzi alla redazione del Tempo e del giornale che hanno fatto un lavoro vergognoso sulla Palestina, avrei fatto quello che ha detto lui, mi sarei interposta, mi sarei messa a protezione fisica di quello spazio, proprio perché quello spazio fisico è l'emblema della libertà di espressione, quindi davvero sono sgomenta perché le illazioni e le malvagità che ho sentito dire nei miei confronti mi atterriscono davvero”.
“Ho detto che se ci fosse un attacco anche alla libertà d'espressione dei giornali che puntualmente non si occupano virtuosamente della Palestina, mettiamola così, e che mi infamano costantemente, io starei lì a difenderli. Perché i giornali che ho nominato starei lì fisicamente a difenderli, più di questo che devo dire, a difesa della libertà di stampa. Quindi non va confusa l'aggressione alla libertà di stampa con la critica”.
In risposta a se fosse opportuno “mandare un messaggio al direttore della Stampa e ai colleghi della stampa:
“Non è che è opportuno, lo faccio di cuore e la ringrazio di questa opportunità, ancora una volta, questa volta con la mia voce esprimo la mia massima solidarietà e rispetto nei confronti de La Stampa e non lo faccio a modi di foglia di fico, l'ho fatto dall'inizio senza se e senza ma e mi dispiace, mi dispiace veramente se possa aver detto qualcosa che incautamente li ha feriti, spero che questo intervento che comunque fa vedere come la mia posizione sulla difesa del diritto e della legalità resta netta, chiarisca qualsiasi equivoco, lo spero e lo dico anche ai direttori e alle redazioni degli altri giornali, è lo stesso messaggio, non cambia perché è verso nei confronti della stampa o degli altri, sono per la libertà di stampa contro tutti gli estremismi, che mi permetta di dire, non hanno gli estremismi nutriti dalle ideologie, sono da bandire, da combattere ovunque e comunque”
“Definisci divisivo”!