Atualização do abaixo-assinadoAppello per il conferimento delle Chiavi della Città di Firenze a Francesca AlbaneseFrancesca Albanese, una cittadinanza che onora Bologna
Paolo MazzinghiFirenze, Itália
6 de out. de 2025

Bologna, sceglie da che parte stare. Bari idem. Firenze?... e noi?  Siamo fermi a 1.600 firme, possiamo fare di più.

"L'assegnazione della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bologna a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori Palestinesi occupati, rappresenta non solo un riconoscimento istituzionale, ma anche un vanto per Bologna, città da sempre attenta ai diritti, alla giustizia e alla libertà.

Conferire questo titolo a una figura che ha dimostrato integrità, competenza e una straordinaria resilienza personale e professionale sembra essere semplicemente giusto.

Vi chiedo scusa se ho usato il termine resilienza. E vi chiedo scusa se ho dato per scontato possa esistere un’univoca definizione di cosa è giusto, ma ammetterete che in alcune situazioni viene un po’ più facile. Francesca Albanese svolge il suo ruolo in modo indipendente e gratuito, consapevole delle difficoltà, dell’isolamento e dei rischi che comporta prendere posizione in modo così radicale in un contesto così drammaticamente polarizzato come quello israelo-palestinese. Ha pagato un prezzo personale e umano altissimo: chi la segue da tempo sa quanto il suo impegno non sia mai stato privo di conseguenze; in particolare dopo le sanzioni applicate dagli Stati Uniti che l’hanno di fatto resa uno spauracchio da tenere lontano anche dalle persone più care, onde evitare di incorrere in problemi. Eppure questo non l’ha portata a fare un passo indietro.

Durante l’ultima puntata di Propaganda Live, in una bella intervista realizzata da Diego Bianchi (qui e qui), Albanese ha parlato apertamente e ampiamente di questo e di quello che lei stessa non ha avuto problemi a definire, con naturalezza, un suo errore, descrivendolo autoironicamente come «uno scivolone su una buccia di banana». Parlava del suo commento infelice rivolto al sindaco di Reggio Emilia che è diventato ovviamente virale, e che in men che non si dica le è valsa la condanna da parte di chi in qualche modo sembrava attenderla al varco.

Non che sorprenda tantissimo, va detto. Ma chiunque abbia seguito la sua attività negli ultimi due anni – tra rapporti ufficiali, interventi pubblici e video sui social – sa bene che la sua posizione nei confronti di Hamas non è mai stata ambigua. Anzi, è stata tra le prime a denunciare come le prime vittime di Hamas siano proprio i palestinesi.

Francesca Albanese non ha mai giustificato né minimizzato la violenza di Hamas. Ha invece sottolineato, con rigore giuridico, come le risposte di Israele agli attacchi di Hamas siano profondamente sproporzionate e in violazione del diritto internazionale.

Nella mia tutt’altro che brillante carriera universitaria, nello studio del diritto internazionale mi è capitato di concentrarmi su quanto possa rivelarsi spinosa la questione delle ritorsioni: cosa rende una risposta legittima? Dove finisce la difesa e inizia la punizione collettiva? Mettiamola così, non serve essere proprio dei fenomeni per comprendere che la posizione di Israele, in questo contesto, è la più distante possibile da quella che nel diritto internazionale si possa definire come “giusta reazione”. Diritto che varrà pure «fino a un certo punto», come ha detto il nostro ministro degli esteri, ma qui saremmo al punto A.

Albanese ha sempre ribadito due punti fondamentali: la liberazione degli ostaggi da parte di Hamas e la liberazione dei detenuti palestinesi incarcerati senza accusa o processo nelle carceri israeliane. In altre parole, ha cercato di dare voce a tutte le vittime, non solo a quelle che i riflettori dei media occidentali tendono a illuminare con più costanza. Questi punti, però, sono ben lungi dall’essere condizione per fermare un genocidio. Proprio perché, tornando alle categorie delle risposte legittime, nulla può essere comparato a un genocidio. Questo non rende meno impellente la speranza più volte ribadita della liberazione degli ostaggi. Semplicemente la pone su un piano giuridico diverso; il che, tra l’altro, dovrebbe apparire a tutti e a tutte perfettamente logico.

Ma forse il punto più delicato è un altro: siamo pronti ad accogliere una figura italiana, carismatica, preparata, indipendente, distantissima dalla politica, così popolare tra le persone comuni e che, peccato capitale, è pure donna? La reazione pubblica e mediatica nei confronti di Francesca Albanese, fatta spesso di accuse ingiuste e processi sommari, suggerisce di no. Fa paura l’autorevolezza di una donna che, riuscendo a far coesistere la competenza e la capacità di farsi ascoltare da chiunque, osa sfidare le narrazioni, o forse solo le posizioni, dominanti e mostrare ciò che molti preferirebbero non vedere.

Francesca Albanese non è infallibile, né pretende di esserlo. È una persona, con i suoi limiti e i suoi pregi, che ha scelto però di mettere le sue conoscenze e la sua voce al servizio della giustizia, della legalità internazionale e dei diritti umani. E questo, in un mondo che spesso premia il silenzio e la neutralità apparente, dovrebbe bastare per difenderla dagli attacchi sproporzionati e ingiusti che riceve.

Bologna, con questo gesto, sceglie da che parte stare. Ed è bello che lo faccia così".

Andrea Femia, digital strategist - Cantiere Bologna

https://cantierebologna.com/2025/10/06/francesca-albanese-una-cittadinanza-che-onora-bologna/

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