

Ad oggi, 3 agosto 2025, hanno firmato 449 persone con una prevalenza da Firenze (238) rispetto a quella da altre città e anche fuori dall’Italia (221)
E’ un buon risultato, ma non abbastanza per incidere, non adeguato alla gravità della situazione generale ed a quella creatasi per Francesca Albanese: lei ha messo il suo impegno ed ha subito delle conseguenze inaccettabili per la difesa del diritto internazionale e quindi della nostra libertà.
Dai dati si evince come i messaggi e gli inviti “personali” abbiano una efficacia notevolmente maggiore rispetto a quelli generici o semplicemente condivisi sui social. Questa è anche la mia esperienza. Non ha caso Whatsup risulta il canale nettamente più efficace.
E’ per questo che vi invito a non “postare” semplicemente l’URL della petizione, a non mandare semplicemente l’invito a gruppi, ma a scrivere un messaggio personale ai vostri contatti, a scrivere ai media e social manager, a aggiungere sempre sui social le motivazioni per cui credere in questa battaglia e taggare l’ambito e le persone interessate.
Vorrei ricordare alcuni motivi concreti per cui è giusto attivarsi in difesa di Francesca Albanese
Difendere Francesca Albanese oggi significa difendere il diritto internazionale, la libertà di espressione e il ruolo stesso delle Nazioni Unite nella tutela dei diritti umani. In quanto Relatrice Speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati, Albanese è una delle poche voci istituzionali che denuncia apertamente e con rigore le gravi violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani in Palestina. È per questo che è diventata bersaglio di una campagna sistematica di delegittimazione e intimidazione da parte di governi come Israele e Stati Uniti, e di potenti gruppi di pressione politico-mediatica.
Le conseguenze di queste pressioni sono reali, documentate e pericolose:
Limitazioni economiche e bancarie: Francesca Albanese ha ora ostacoli nell’apertura e nella gestione di conti correnti bancari. Il suo nome è inserito nelle black list bancarie con una modalità particolarmente aggressiva, intimidatoria e con conseguenze molto concrete e limitanti della propria vita. Questo l’ha resa soggetta a blocchi, controlli, ritardi e restrizioni da parte di istituzioni finanziarie.
Restrizioni alla libertà di movimento: le pressioni diplomatiche hanno causato il blocco o il boicottaggio di sue visite ufficiali: in questo modo viene esclusa da eventi o ostacolata nel portare avanti il proprio mandato istituzionale.
Minacce alla sicurezza personale: ha ricevuto attacchi pubblici, minacce esplicite e continue campagne diffamatorie online. Questi attacchi aumentano il rischio di aggressioni da parte di fanatici o estremisti e rendono necessarie misure di protezione.
Diffamazione e isolamento professionale: viene etichettata come "antisemita" per aver denunciato violazioni del diritto internazionale – un'accusa falsa e strumentale che ha già causato la rottura di collaborazioni, la cancellazione di inviti accademici e una crescente difficoltà nel dialogare con istituzioni occidentali.
Fino a poco fa la ricerca su Google delle parole “Francesca Albanese” portavano come primo risultato a una pagina sponsorizzata (inserzione pagata), dove si getta discredito su Albanese e sul suo operato (https://govextra.gov.il/mda/francescaalbanese/un-misconduct-review/) .
Idem per i post fake che si trovano sui social.
Pressioni psicologiche e personali: la pressione continua quasi sempre supportata da notizie false, l’isolamento e gli attacchi subiti hanno un impatto evidente sulla sua serenità e sulla sua quotidianità oltre che difficoltà nel lavorare per il suo mandato.
Attivarsi per difendere Francesca Albanese significa, quindi, proteggere una figura chiave nella difesa dei diritti umani e contrastare l’uso della pressione politica, finanziaria e personale per mettere a tacere chi dice la verità. Chi denuncia crimini documentati non può e non deve essere punito.
Difendere Francesca Albanese significa difendere la nostra libertà oltre che la sua personale e il suo ruolo istituzionale.