Conferma di Kyaw Moe Tun come Rappresentante Permanente Birmano all'ONU


Conferma di Kyaw Moe Tun come Rappresentante Permanente Birmano all'ONU
Il problema
APPELLO AL GOVERNO ITALIANO PER CONFERMARE KYAW MOE TUN COME RAPPRESENTANTE PERMANENTE DEL MYANMAR ALLE NAZIONI UNITE
Il 1° febbraio 2021, l'esercito birmano del generale Min Aung Hlaing ha lanciato un colpo di stato, rovesciando il governo democratico del Myanmar guidato dalla NLD, il partito politico emerso dalle elezioni generali del 2015 e del 2020 con vittorie schiaccianti. Vari esponenti del governo sono stati arrestati e sono tuttora detenuti, compresi il Presidente U Win Myint e il Consigliere di Stato Daw Aung San Suu Kyi.
Il popolo birmano ha reagito al golpe con pacifiche proteste di massa e un movimento di disobbedienza civile (CDM) che ha coinvolto migliaia di lavoratori, tra cui medici, insegnanti, studenti, lavoratori e dipendenti del settore pubblico che hanno deciso di scioperare nel tentativo di far fallire il golpe. L'esercito birmano ha risposto con violenza brutale, commettendo numerosi crimini contro l'umanità (fonte Human Rights Watch). Il bilancio è di oltre 1.000 vittime, compresi giovani manifestanti pacifici, donne e bambini. Oltre 7.000 civili sono stati arrestati senza processo, torturati o uccisi in carcere (fonte AAPP). Oltre 5500 sono ancora in detenzione, inclusi cittadini stranieri.
Le guerre civili si sono intensificate, causando morti e oltre 200.000 nuovi sfollati che ora vivono in condizioni estreme, senza accesso a cibo, acqua potabile e medicinali (fonte ONU). I militari del Myanmar stanno bloccando la consegna di aiuti umanitari a questi rifugiati, come hanno fatto in passato dopo il ciclone Nargis nel 2008, che ha ucciso oltre 130.000 persone.
Il Myanmar è diventato uno dei Paesi più pericolosi al mondo per politici, avvocati, attivisti, operatori sanitari, sindacalisti e giornalisti, che continuano a essere perseguitati dal regime. In questo scenario, le donne sono particolarmente vulnerabili: l'uso dello stupro da parte dell'esercito come arma di guerra è ampiamente documentato. L'esercito del Myanmar non risparmia neppure i bambini: sono oltre 70 i bambini uccisi in questi sei mesi (fonte ONU), ed è ancora diffuso il reclutamento di minori come soldati.
Ad aprile è nato il Governo di Unità Nazionale (NUG), che riunisce i leader del movimento democratico birmano, compresi i membri del governo della NLD deposto dal regime militare. A differenza dei governi precedenti, il NUG è composto da membri provenienti da diversi background, ed è quindi una migliore rappresentazione della diversità etnica del Myanmar.
Nel tentativo di annientare l'opposizione, i generali birmani hanno annullato i risultati delle elezioni del 2020 e hanno dichiarato il NUG ed il partito NLD come "organizzazioni terroristiche".
Nelle ultime settimane una terza ondata di Covid ha colpito il Paese, provocando migliaia di morti. Le misure adottate dal regime per contenere l'epidemia sono insufficienti, se non assenti. È chiaro che i generali birmani stanno usando il Covid come arma di punizione di massa per indebolire l'opposizione civile (fonte Associated Press). Gli ospedali rifiutano il ricovero ai pazienti, vengono arrestati i medici aderenti al CDM, molte farmacie sono costrette a chiudere e l'accesso dei cittadini agli impianti di distribuzione di ossigeno, indispensabili per la cura del Covid, viene impedito. Persino gli aiuti alla popolazione da parte di organizzazioni non governative e dell'ONU vengono ostacolati.
Secondo la Banca Mondiale, a causa del colpo di Stato e la cattiva gestione dell’epidemia di Covid, il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà in Myanmar, già uno dei Paesi più poveri al mondo, potrebbe raddoppiare entro il 2022.
Infine, il 4 agosto, è stato scoperto un piano per mettere a tacere o assassinare l'ambasciatore birmano presso le Nazioni Unite. Due cittadini birmani sono stati arrestati a New York con l'accusa di aver pianificato l'assassinio. Secondo le confessioni, il mandante sarebbe un trafficante d'armi in Thailandia legato ai generali birmani.
L'ambasciatore Kyaw Moe Tun è stato nominato rappresentante birmano presso le Nazioni Unite nel 2018, durante il governo civile democratico. Il 26 febbraio 2021, durante un discorso davanti alle Nazioni Unite, denunciò il colpo di Stato, chiedendo alla comunità internazionale di "fare tutto il possibile contro l'esercito birmano per ripristinare la democrazia".
Da allora, il regime militare ha cercato senza successo di sollevarlo dall'incarico e di sostituirlo con un proprio rappresentante.
La 76a Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) si terrà a settembre. In questa occasione si discuterà del destino dell'ambasciatore birmano.
Alla luce dell'attuale situazione politica e sociale in Myanmar,
CHIEDIAMO AL GOVERNO ITALIANO DI:
Sostenere il Sig. Kyaw Moe Tun perché rimanga come Rappresentante del Myanmar presso le Nazioni Unite
Il Sig. Kyaw Moe Tun è stato incaricato da un governo civile democratico, vincitore delle ultime due elezioni politiche, riconosciute dagli osservatori internazionali come regolari e quindi legittime e rappresentative della volontà del popolo birmano.
Il regime ha preso il potere con un colpo di stato violento ed illegale, senza rispettare né la volontà del suo popolo né i suoi obblighi internazionali in termini di pace e diritti umani. Soddisfare la sua richiesta di sostituire l’ambasciatore, significherebbe legittimarlo ed incoraggiarne la politica autoritaria e repressiva, condannando il Myanmar ad una dittatura guidata dallo stesso esercito che nel 2017 ha commesso il genocidio contro il popolo Rohingya, provocando migliaia di vittime e oltre 700.000 profughi.
In altre occasioni, le Nazioni Unite non hanno riconosciuto le credenziali di regimi militari che hanno preso il potere attraverso colpi di stato: Sudafrica nel 1970, Haiti nel 1991 e Sierra Leone nel 1996. Crediamo che il caso birmano ricalchi questi precedenti e che Kyaw Moe Tun debba rimanere in carica almeno fino al ritorno di un governo democratico.
D’altra parte, lasciare il suo posto vacante, o sostituirlo, significherebbe togliere la voce al popolo birmano, di fatto aiutando il regime militare a soffocare la democrazia.
In qualità di Ambasciatore alle Nazioni Unite per il Myanmar, Kyaw Moe Tun avrebbe il diritto di rappresentare il popolo del Myanmar alle riunioni dell’ONU, supportando il NUG e i suoi sforzi per riportare la democrazia in Myanmar. A differenza dei governi precedenti e dell’attuale regime, il NUG ha finalmente espresso la sua volontà di aderire allo statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, dimostrando la volontà di migliorare il Paese e di collaborare con la comunità internazionale.
Se Kyaw Moe Tun riuscirà a mantenere il suo posto alle Nazioni Unite, ciò offrirà l'opportunità alle organizzazioni internazionali di lavorare con il NUG per fornire gli aiuti tanto necessari per affrontare la crisi umanitaria in Myanmar che è amplificata dall'epidemia mortale incontrollata di Covid. L'esercito non solo è stato incapace di risolvere l'epidemia, ma ha continuato i suoi brutali attacchi contro i civili, negando loro l'accesso agli aiuti necessari. La popolazione del Myanmar è stata decimata e il suo futuro è oggi messo in pericolo da generali assetati di potere che hanno instillato una sfiducia così profonda tra i suoi civili, che la gente rifiuta le poche vaccinazioni fornite dai militari e da paesi come Cina e Russia, che sono ampiamente visti come sostenitori del colpo di stato militare. Attivisti e organizzazioni per i diritti umani hanno invitato gli Stati stranieri a non fornire aiuti umanitari attraverso il regime militare e ad incanalare gli stessi attraverso le comunità locali, le organizzazioni della società civile e attraverso il NUG, evitando così il rischio di legittimare ed arricchire i militari a cui il popolo birmano si oppone in modo schiacciante.
L'azione per porre fine all'impunità per questi generali è d'obbligo e deve iniziare ora. Il Myanmar sta affrontando il suo momento più buio e la sua gente chiede aiuto.
Sostenere Kyaw Moe Tun e il NUG significa sostenere un popolo che sta combattendo con incredibile coraggio per gli stessi valori su cui si fonda l’Italia.
In questi sei mesi abbiamo perso familiari, amici e conoscenti. Abbiamo visto i sogni di molti svanire, lasciando spazio a un senso di impotenza, disperazione e ingiustizia. Ma c’è ancora speranza.
Quella del popolo birmano, è la sua più grande opposizione ad uno dei regimi militari più brutali della storia recente, ed è l’occasione per porre fine a 7 decenni di ingiustizia.
Crediamo che la gente del Myanmar meriti tutto il nostro sostegno. Citando Elie Wiesel:
“Bisogna prendere posizione. La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.”
Il problema
APPELLO AL GOVERNO ITALIANO PER CONFERMARE KYAW MOE TUN COME RAPPRESENTANTE PERMANENTE DEL MYANMAR ALLE NAZIONI UNITE
Il 1° febbraio 2021, l'esercito birmano del generale Min Aung Hlaing ha lanciato un colpo di stato, rovesciando il governo democratico del Myanmar guidato dalla NLD, il partito politico emerso dalle elezioni generali del 2015 e del 2020 con vittorie schiaccianti. Vari esponenti del governo sono stati arrestati e sono tuttora detenuti, compresi il Presidente U Win Myint e il Consigliere di Stato Daw Aung San Suu Kyi.
Il popolo birmano ha reagito al golpe con pacifiche proteste di massa e un movimento di disobbedienza civile (CDM) che ha coinvolto migliaia di lavoratori, tra cui medici, insegnanti, studenti, lavoratori e dipendenti del settore pubblico che hanno deciso di scioperare nel tentativo di far fallire il golpe. L'esercito birmano ha risposto con violenza brutale, commettendo numerosi crimini contro l'umanità (fonte Human Rights Watch). Il bilancio è di oltre 1.000 vittime, compresi giovani manifestanti pacifici, donne e bambini. Oltre 7.000 civili sono stati arrestati senza processo, torturati o uccisi in carcere (fonte AAPP). Oltre 5500 sono ancora in detenzione, inclusi cittadini stranieri.
Le guerre civili si sono intensificate, causando morti e oltre 200.000 nuovi sfollati che ora vivono in condizioni estreme, senza accesso a cibo, acqua potabile e medicinali (fonte ONU). I militari del Myanmar stanno bloccando la consegna di aiuti umanitari a questi rifugiati, come hanno fatto in passato dopo il ciclone Nargis nel 2008, che ha ucciso oltre 130.000 persone.
Il Myanmar è diventato uno dei Paesi più pericolosi al mondo per politici, avvocati, attivisti, operatori sanitari, sindacalisti e giornalisti, che continuano a essere perseguitati dal regime. In questo scenario, le donne sono particolarmente vulnerabili: l'uso dello stupro da parte dell'esercito come arma di guerra è ampiamente documentato. L'esercito del Myanmar non risparmia neppure i bambini: sono oltre 70 i bambini uccisi in questi sei mesi (fonte ONU), ed è ancora diffuso il reclutamento di minori come soldati.
Ad aprile è nato il Governo di Unità Nazionale (NUG), che riunisce i leader del movimento democratico birmano, compresi i membri del governo della NLD deposto dal regime militare. A differenza dei governi precedenti, il NUG è composto da membri provenienti da diversi background, ed è quindi una migliore rappresentazione della diversità etnica del Myanmar.
Nel tentativo di annientare l'opposizione, i generali birmani hanno annullato i risultati delle elezioni del 2020 e hanno dichiarato il NUG ed il partito NLD come "organizzazioni terroristiche".
Nelle ultime settimane una terza ondata di Covid ha colpito il Paese, provocando migliaia di morti. Le misure adottate dal regime per contenere l'epidemia sono insufficienti, se non assenti. È chiaro che i generali birmani stanno usando il Covid come arma di punizione di massa per indebolire l'opposizione civile (fonte Associated Press). Gli ospedali rifiutano il ricovero ai pazienti, vengono arrestati i medici aderenti al CDM, molte farmacie sono costrette a chiudere e l'accesso dei cittadini agli impianti di distribuzione di ossigeno, indispensabili per la cura del Covid, viene impedito. Persino gli aiuti alla popolazione da parte di organizzazioni non governative e dell'ONU vengono ostacolati.
Secondo la Banca Mondiale, a causa del colpo di Stato e la cattiva gestione dell’epidemia di Covid, il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà in Myanmar, già uno dei Paesi più poveri al mondo, potrebbe raddoppiare entro il 2022.
Infine, il 4 agosto, è stato scoperto un piano per mettere a tacere o assassinare l'ambasciatore birmano presso le Nazioni Unite. Due cittadini birmani sono stati arrestati a New York con l'accusa di aver pianificato l'assassinio. Secondo le confessioni, il mandante sarebbe un trafficante d'armi in Thailandia legato ai generali birmani.
L'ambasciatore Kyaw Moe Tun è stato nominato rappresentante birmano presso le Nazioni Unite nel 2018, durante il governo civile democratico. Il 26 febbraio 2021, durante un discorso davanti alle Nazioni Unite, denunciò il colpo di Stato, chiedendo alla comunità internazionale di "fare tutto il possibile contro l'esercito birmano per ripristinare la democrazia".
Da allora, il regime militare ha cercato senza successo di sollevarlo dall'incarico e di sostituirlo con un proprio rappresentante.
La 76a Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) si terrà a settembre. In questa occasione si discuterà del destino dell'ambasciatore birmano.
Alla luce dell'attuale situazione politica e sociale in Myanmar,
CHIEDIAMO AL GOVERNO ITALIANO DI:
Sostenere il Sig. Kyaw Moe Tun perché rimanga come Rappresentante del Myanmar presso le Nazioni Unite
Il Sig. Kyaw Moe Tun è stato incaricato da un governo civile democratico, vincitore delle ultime due elezioni politiche, riconosciute dagli osservatori internazionali come regolari e quindi legittime e rappresentative della volontà del popolo birmano.
Il regime ha preso il potere con un colpo di stato violento ed illegale, senza rispettare né la volontà del suo popolo né i suoi obblighi internazionali in termini di pace e diritti umani. Soddisfare la sua richiesta di sostituire l’ambasciatore, significherebbe legittimarlo ed incoraggiarne la politica autoritaria e repressiva, condannando il Myanmar ad una dittatura guidata dallo stesso esercito che nel 2017 ha commesso il genocidio contro il popolo Rohingya, provocando migliaia di vittime e oltre 700.000 profughi.
In altre occasioni, le Nazioni Unite non hanno riconosciuto le credenziali di regimi militari che hanno preso il potere attraverso colpi di stato: Sudafrica nel 1970, Haiti nel 1991 e Sierra Leone nel 1996. Crediamo che il caso birmano ricalchi questi precedenti e che Kyaw Moe Tun debba rimanere in carica almeno fino al ritorno di un governo democratico.
D’altra parte, lasciare il suo posto vacante, o sostituirlo, significherebbe togliere la voce al popolo birmano, di fatto aiutando il regime militare a soffocare la democrazia.
In qualità di Ambasciatore alle Nazioni Unite per il Myanmar, Kyaw Moe Tun avrebbe il diritto di rappresentare il popolo del Myanmar alle riunioni dell’ONU, supportando il NUG e i suoi sforzi per riportare la democrazia in Myanmar. A differenza dei governi precedenti e dell’attuale regime, il NUG ha finalmente espresso la sua volontà di aderire allo statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, dimostrando la volontà di migliorare il Paese e di collaborare con la comunità internazionale.
Se Kyaw Moe Tun riuscirà a mantenere il suo posto alle Nazioni Unite, ciò offrirà l'opportunità alle organizzazioni internazionali di lavorare con il NUG per fornire gli aiuti tanto necessari per affrontare la crisi umanitaria in Myanmar che è amplificata dall'epidemia mortale incontrollata di Covid. L'esercito non solo è stato incapace di risolvere l'epidemia, ma ha continuato i suoi brutali attacchi contro i civili, negando loro l'accesso agli aiuti necessari. La popolazione del Myanmar è stata decimata e il suo futuro è oggi messo in pericolo da generali assetati di potere che hanno instillato una sfiducia così profonda tra i suoi civili, che la gente rifiuta le poche vaccinazioni fornite dai militari e da paesi come Cina e Russia, che sono ampiamente visti come sostenitori del colpo di stato militare. Attivisti e organizzazioni per i diritti umani hanno invitato gli Stati stranieri a non fornire aiuti umanitari attraverso il regime militare e ad incanalare gli stessi attraverso le comunità locali, le organizzazioni della società civile e attraverso il NUG, evitando così il rischio di legittimare ed arricchire i militari a cui il popolo birmano si oppone in modo schiacciante.
L'azione per porre fine all'impunità per questi generali è d'obbligo e deve iniziare ora. Il Myanmar sta affrontando il suo momento più buio e la sua gente chiede aiuto.
Sostenere Kyaw Moe Tun e il NUG significa sostenere un popolo che sta combattendo con incredibile coraggio per gli stessi valori su cui si fonda l’Italia.
In questi sei mesi abbiamo perso familiari, amici e conoscenti. Abbiamo visto i sogni di molti svanire, lasciando spazio a un senso di impotenza, disperazione e ingiustizia. Ma c’è ancora speranza.
Quella del popolo birmano, è la sua più grande opposizione ad uno dei regimi militari più brutali della storia recente, ed è l’occasione per porre fine a 7 decenni di ingiustizia.
Crediamo che la gente del Myanmar meriti tutto il nostro sostegno. Citando Elie Wiesel:
“Bisogna prendere posizione. La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.”
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Petizione creata in data 12 agosto 2021