Petition updateSono un collaboratore di giustizia e lo Stato mi ha abbandonato

Non solo lo Stato, ma nessuno mi da ascolto. Aiutatemi

Nino Palmerasn/a, Italy
Jul 19, 2017
Carissimi miei sostenitori, oggi ricorre l’anniversario dell’assassinio mafioso del giudice Borsellino e mi mette i brividi ricordare una sua frase: «Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri», forse sarà lo stesso per me. Sì perché finora non ho ricevuto nessuna risposta ai miei appelli. Oltre al mio infruttuoso incontro con il Vice Prefetto di Torino che mi ha detto che nulla si può fare (dopo che sono stati loro a creare questa mia situazione!!!) sappiate che ho scritto a tre testate giornalistiche (Il Fatto, Repubblica, Il Corriere della Sera), ho mandato email all’Onorevole Bindi e al Procuratore di Roma Pignatone, ho inoltrato le vostre 16.000 e passa firme ai Ministri Orlando e Minniti, ma fin ad ora non ho ricevuto nessun riscontro, tanto che oggi ho scritto anche al Presidente Mattarella, sperando che lui, che ben conosce la vendetta mafiosa, possa in qualche modo aiutarmi. Devo dirvi che sono abbastanza demoralizzato e sconcertato da questo assordante silenzio e non so più cosa fare. Spero che il vostro sostegno non venga meno e anzi riesca a trovare strade per la soluzione del mio stato che io adesso non vedo, forse perché lo sconforto è tanto e il dolore di pensare a mia moglie e ai miei figli in questa situazione appanna anche la mia volontà di uscirne. Se avete qualche suggerimento scrivetemi qui! Se avete qualcuno al quale scrivere fatelo, troverete in coda il testo dell’email che ho mandato io e che potrete riutilizzare facendo riferimento, se vogliono contattarmi, alla mia pagina di Change.org o a questa di Facebook https://www.facebook.com/profile.php?id=100014856764672 Grazie per tutto quello che riuscirete a fare e ancora grazie per aver condiviso con me questa terribile avventura. Grazie con tutto il cuore. Eccovi il testo della mail: “mi chiamo Nino e sono un collaboratore di giustizia che non viene più protetto dallo Stato e rischia, insieme alla famiglia, la vendetta della mafia foggiana. Dopo aver pagato il mio debito, ho collaborato con la Giustizia, ma la protezione concessami è stata del tutto vanificata dalla comunicazione che gli stessi incaricati della mia salvaguardia fecero al mio comune di provenienza spiattellando la mia nuova identità e dove abito. E’ stato come consegnarmi su un piatto d’argento alla mafia foggiana. Da quel momento la mia vita e quella dei miei cari è stata in pericolo per la vendetta dell’organizzazione criminale da me “tradita” e, nonostante abbia provveduto subito a denunciare i fatti che indicavano chiaramente il pericolo che correvo, ho dovuto constatare come lo Stato mi avesse abbandonato! Pochi giorni fa ho ottenuto un incontro, non con il Prefetto di Torino, come da lungo tempo da me richiesto, ma con il suo Vice-Prefetto, sperando che la mia situazione fosse chiarita e si mettessero in essere gli strumenti per risolverla, ma mi sono solo sentito dire che nulla si poteva fare, quasi che non mi restasse altro che aspettare l’esecuzione mia o dei miei cari, a dimostrazione che alla “mafia foggiana” non la si fa … Credo non serva ricordarLe come il giudice Borsellino e il giudice Falcone considerassero di vitale importanza, per combattere la criminalità organizzata, l’utilizzo dei collaboratori di giustizia, sempre che, ovviamente, le loro rivelazioni trovassero riscontro in altri fatti e circostanze concrete e provate. In cambio di queste collaborazioni lo Stato avrebbe loro riservato degli strumenti per riuscire a non essere identificati dalle organizzazioni mafiose e a rifarsi una vita. E’ altrettanto evidente che queste misure avrebbero indotto, se assolutamente sicure, altri a farsi avanti per denunciare persone, fatti, circostanze delle organizzazioni criminali consentendo allo Stato interventi più incisivi per debellarle. Sono costretto a pensare che la realtà della giustizia italiana sia ben lontana da quelle idee e viene il legittimo dubbio che dietro questo disinteresse dello Stato si nasconda ben altro disegno che vuole demotivare il pentitismo e, quindi, rendere immuni le organizzazioni criminose da questo fenomeno che per loro è un rischio. Mi rendo conto della gravità di quello che dico, ma cosa pensare di fronte all’assurdità della mia storia (ahimè non la sola, mi permetto di suggerirle la visione di questo video: https://www.youtube.com/watch?v=O5hLuRXxq7Y )? Non so se ridere o piangere nel leggere quanto si riporta dell’articolo di Anacleto Flori sulla rivista Polizia moderna di marzo c.a. a proposito della protezione dei testimoni collaboratori di Giustizia che ho avuto modo di leggere qui: http://www.studiolegaledelalla.it/testimoni-protetti-collaboratori/ . Ho provato e continuo ancora nelle mie attività di denuncia: - una petizione su Change.org (se vuole leggerla è qui https://www.change.org/p/andreaorlandosp-collaboratore-di-giustizia-abbandonato-dallo-stato?source_location=minibar ) che ha raccolto finora più di 16.000 firme; - una pagina Facebook per rilanciare il mio messaggio , (https://www.facebook.com/profile.php?id=100014856764672&fref=pb&hc_location=profile_browser ) ; - ancora a suo tempo la mia storia è stata ripresa da un network (http://www.norbaonline.it/od.asp?i=24613&puntata=Pentito%20foggiano,%20una%20storia%20di%20malagiustizia&pr=SERVIZI%20TG ); ma tutto questo ancora a nulla è servito. Ora conto sul Suo interessamento e in un aiuto concreto che consenta a me e alla mia famiglia di vivere serenamente. Spero vivamente anche che lo Stato non mi faccia pentire di essermi pentito. La ringrazio fin d’ora per le risposte che mi vorrà dare. Nino Palmeras
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