Actualización de la peticiónSTOP OBBLIGO ENPAF per i farmacisti non titolari: la pdl 595 Gribaudo diventi LEGGE!Lettera aperta a FOFI e degli Ordini Provinciali dei Farmacisti - Oggetto: aumento contributi Enpaf
Alessandra Lo Balbo Comitato No EnpafRoma, Italia
9 may 2022

Di fronte agli aumenti delle quote contributive #Enpaf 2022, il Comitato No Enpaf non può rimanere impassibile: abbiamo inviato questa lettera alla Fofi e a tutti gli ordini provinciali, per manifestare il nostro dissenso.

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Alla cortese attenzione della FOFI e degli Ordini Provinciali dei Farmacisti,

il Comitato No Enpaf vuole sottoporre alla Vostra attenzione la notizia di pochi giorni fa che riguarda l'aumento dei contributi per l'anno 2022 dovuti dai farmacisti all'Enpaf.


Il Comitato No Enpaf vuole sottolineare come questa notizia sia l'ennesimo affronto da parte dell'Enpaf ad una categoria di lavoratori già in forte crisi.


Non è un mistero che in Italia i titolari di farmacia facciano fatica a trovare farmacisti collaboratori perché sempre meno colleghi, di fatto, vogliono o possono fare questo lavoro e questo recente aumento delle quote Enpaf non fa che peggiorare la situazione.


Parallelamente, i farmacisti occupati spesso sono insoddisfatti perché mal pagati, non correttamente inquadrati, costretti ad orari di lavoro che non permettono di conciliare al meglio la vita privata, oberati di lavoro e di nuove mansioni (tamponi, vaccini, analisi, cup, etc.) non sufficientemente retribuite.


A conti fatti si tratta di una professione in cui gli oneri, a partire dal percorso di studi molto impegnativo, superano di gran lunga gli onori, e non tutti i laureati in farmacia oggi sono ancora disposti a svolgere questo tipo di lavoro.


Non ultimo, uno dei motivi di allontanamento dalla professione è dovuto proprio all'iscrizione e dunque al pagamento obbligatorio dei contributi Enpaf, soprattutto da parte dei farmacisti dipendenti, disoccupati, stagisti ma anche farmacisti autonomi a basso reddito.


“Pagare per poter lavorare” sta diventando l'amaro slogan del farmacista collaboratore.


E non si tratta sempre di pagare una cifra preventivabile perché cambia in base all'anno di prima iscrizione all'ordine.


A volte l'arrivo dei bollettini Enpaf costituisce un'amara sorpresa, che spinge l'iscritto a rivedere le proprie scelte professionali.


Raccogliamo ogni giorno testimonianze di colleghi, in particolar modo giovani, che per colpa del farraginoso regolamento Enpaf si ritrovano a pagare cifre esose all'ente che mettono in discussione il proseguimento del loro lavoro o che addirittura sono il fattore scatenante dell'addio alla professione.


Ogni anno circa 2000 farmacisti non titolari, con contratto di lavoro da dipendente o in disoccupazione, pagano la quota al 50% di circa 2.300€. Questa situazione diventa il più delle volte l'anticamera dell'abbandono della professione.


Anche i farmacisti disoccupati, che hanno superato i 5 anni di disoccupazione, una volta cancellati dall'Albo difficilmente rientrano a lavoro come farmacisti, proprio perché corrono il rischio di non lavorare a sufficienza per coprire le spese Enpaf, tasse di iscrizione all'Albo, e di riuscire a guadagnare in modo dignitoso per vivere.


Di contorno alla situazione che concerne le dinamiche circoscritte alla figura del farmacista, c'è da considerare anche la non rosea situazione economica generale del nostro Paese, aggravata dai due anni di pandemia e dalla recente guerra in Ucraina, che come si sa ha ripercussioni sul benessere e sul potere di acquisto delle famiglie italiane.


Alla luce di tutte queste osservazioni e di molte altre, ci chiediamo - e Vi chiediamo - come possa essere possibile che l'Enpaf decida di aumentare, e di così tanto, le quote dei contributi per l'anno 2022 considerando che la cassa stessa, come più volte dichiarato dagli ultimi bilanci, gode di ottima salute, mentre i bilanci delle famiglie dei farmacisti collaboratori non brillano altrettanto.


Secondo il Comitato No Enpaf questi aumenti non sono giustificabili e soprattutto non sono accettabili a fronte di un aumento contrattuale irrisorio per la maggioranza dei farmacisti collaboratori di farmacia privata, oltretutto dopo essere stati in prima linea in due anni di pandemia.


Con questa lettera chiediamo sostegno a tutti gli ordini provinciali e alla FOFI perché è nella Vostra natura costitutiva rappresentare al meglio tutti i farmacisti iscritti.


Il pagamento di quote più alte ad Enpaf non è nell'interesse dei farmacisti ma solo della cassa stessa e non può che far precipitare l'attuale carenza di farmacisti.


Il Comitato No Enpaf si batte da anni per permettere ai farmacisti dipendenti e disoccupati di avere parità di diritti rispetto a tutti gli altri lavoratori, parità che si può ottenere soltanto spezzando il vincolo dell'iscrizione obbligatoria all'Enpaf in concomitanza all'iscrizione all'albo dei farmacisti.


Si tratta di un'istanza ben conosciuta da parte degli Ordini e della FOFI, che per il bene della categoria deve diventare una battaglia condivisa, fatta di azioni concrete.


Certi di un Vostro celere e positivo riscontro, 


Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

[cfr]

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