
Carissimi tutti.
Siamo ora a 5.485 adesioni.
Questo, spiace dirlo, vuol dire che la raccolta firme si è arenata.
Perché? Chiedetelo ai Vostri colleghi che non hanno firmato.
Tanti colleghi ritengono che questa battaglia non li riguardi. Non è così. Riguarda loro, le loro famiglie, e tutte le generazioni future di farmacisti.
NON CI DOBBIAMO FERMARE. Non possiamo fermarci ora.
Leggete la disavventura di un collega che è stato costretto a cancellarsi dall'ordine, disavventura che ha voluto condividere con noi del Comitato No Enpaf, per renderla una testimonianza importante dello stato dei fatti.
Fate firmare la petizione, SOLO UNITI CE LA FAREMO.
"La mia disavventura inizia nel febbraio del 201x quando, concluso un contratto di sostituzione maternità in farmacia, rimango disoccupato fino a maggio dello stesso anno, mese in cui vengo assunto con un contratto per 5 mesi presso gli uffici regolatori di un’azienda farmaceutica per occuparmi della redazione dei fascicoli tecnici da sottomettere agli organismi notificati deputati al rilascio della marcatura CE.
Come previsto dall’Ente previdenziale, non ho esitato a comunicare puntualmente ciascuno dei passaggi sopracitati.
Risultato: a luglio ricevo una raccomandata in cui mi si imputa il pagamento non più del contributo di solidarietà ma del 50% della quota intera poiché l’attività che stavo svolgendo non è ritenuta ‘professionale’ rispetto al percorso di studi.
Premesso che oltre alla Laurea in farmacia ho anche conseguito un Master di II livello in discipline Regolatorie del farmaco, che il regolamento del prestigioso Ente contempla anche l’attività Regolatoria, chiedo delucidazioni nell’unico modo possibile che i Signori offrono (dato che tentare per email è come farsi ascoltare da un sordo).
La risposta della Gent.ma Signora al telefono è stata che malgrado il regolamento contempli l’attività regolatoria, questa è riferita solo ai farmaci (dove sta scritto?) e non ai dispositivi medici.
Rimanendo sbigottito dalla risposta (ritengo che definire non professionalizzante il gestire il Dossier di un Dispositivo medico sia un qualcosa che riesco a comprendere solo se pronunciato da qualcuno che non si occupi del settore sanitario in generale), chiedo di parlare con un responsabile. La detta Gent.ma signora non gradisce questa risposta e mi intima di passare alle vie legali se non concordo con la sua delucidazione e mi viene chiuso il telefono in faccia.
Richiamo il suddetto Ente e qualcuno forse più magnanimo mi suggerisce di farmi bene i conti, che avendo nel periodo fatto più attività professionale (2 mesi in farmacia + i mesi di disoccupazione) rispetto al periodo in azienda, mi conveniva cancellarmi dall’Ordine dei Farmacisti così da esser cancellato anche dall’Ente e non dover così pagare la quota richiesta.
La stessa ‘strategia’ mi viene consigliata dall’ordine dei farmacisti della mia provincia, invitandomi a ri-iscrivermi soltanto l’anno successivo (dovendo ripagare tutte le tasse marche da bollo, iter di accettazione ecc ecc) qualora il contratto in azienda non fosse rinnovato, in modo tale da non incorrere in ulteriori problemi con l’Ente.
Cercando inutilmente di far prevalere le mie ragioni, far capire quanto fosse poco edificante paragonare la gestione regolatoria del fascicolo tecnico di un Dispositivo medico al vendere il pesce al mercato (con tutto il rispetto per i pescivendoli che dignitosamente espletano la loro attività), rimango sempre più attonito nel muro che mi è stato messo davanti, quell’aria del è così, paga o vattene.
Grazie a Dio il contratto in azienda mi è stato rinnovato, sono riuscito a fare carriera, la mia storia si è chiusa positivamente da un punto di vista lavorativo, ma non nascondo di sentirmi privato di un diritto, non poter far più parte dell’Ordine implica l’impossibilità di partecipare a molti concorsi, il farne parte invece significa pagare un compenso che le nostre remunerazioni oggettivamente non possono permettersi.
Ancora oggi mi domando chi me l’ha fatto fare a prendere questa laurea, una professione in cui siamo ultimi per diritti (massima solidarietà per i colleghi in prima linea, specie durante questa emergenza sanitaria, spesso senza compenso integrativo alcuno) ma con i tutti i doveri.
A voi i commenti, io ho finito le parole."
FATE FIRMARE LA NOSTRA PETIZIONE, informate i Vostri colleghi, divulgate questa ingiustizia ai Vostri cari.
Grazie per l'attenzione, il Comitato No Enpaf non si arresterà davanti questo muro di gomma.