

Fino ai primi decenni dell'800 le cronache restituiscono l'immagine della nostra isola ricca di boschi, le cronache successive fino ai giorni nostri, la descrivono come una terra inaridita. Fra l'indifferenza della gente che subisce passivamente gli attacchi degli incendiari, colpevoli quasi sempre impuniti. Anche questa estate sono andati in fumo oltre 6000 ettari di bosco, pascolo, cespugliato e macchia mediterranea e con essi animali di ogni genere e specie. Si stimano circa 15/20 incendi al giorno da giugno a oggi. Le fiamme hanno raggiunto anche i centri abitati, ancora una volta l'estate è diventata scenario di devastazione e morte. E' risaputo che dove passa il fuoco non cresce più nulla, ad alcune specie di alberi servono millenni per diventare adulti. La macchia mediterranea costituisce una protezione straordinaria per il terreno, favorendo la ricrescita di altre piante. Estate dopo estate stiamo perdendo il nostro immenso patrimonio boschivo: alberi millenari, tassi, lecci, ginepri, olivastri ecc. Ogni incendio può contribuire all'aumento della temperatura. Ogni albero perso significa anche meno ossigeno, ogni terra bruciata ha un impatto negativo con tutto l'ambiente circostante. La macchina anti incendio può contrastare questa piaga ma, benché efficiente non è sufficiente né risolutiva. Bisogna mettere l'albero e il bosco al primo posto nell'ambiente per tentare di ripristinare il grave danno che la nostra terra sta subendo e fermare il processo di desertificazione. È necessario restituire alla nostra terra ciò che barbaramente l'uomo le ha strappato. Restituiamo alla nostra terra i suoi alberi. Il padre del padre di tutti gli alberi d'Europa, il famoso S'ozzastru, un Olea europea di circa 4000 anni, da Luras, ci osserva.