

No al raduno fascista di fine agosto al Cimitero di Ravenna


No al raduno fascista di fine agosto al Cimitero di Ravenna
Il problema
Al Prefetto, al Questore, al Sindaco di Ravenna
Anche per la fine di questo Agosto 2017 la destra vetero e neo-fascista intende organizzare l’inaccettabile, odioso ed offensivo raduno apologetico del fascismo al cimitero di Ravenna per celebrare il gerarca Ettore Muti. Un evento insopportabile che vuole ancora offendere la Ravenna democratica, che ferisce da molti anni la società civile, la storia di questa città M.O.V.M. della Resistenza, larghissima parte dei suoi cittadini a partire da quelli ancora in vita che subirono e lottarono contro la dittatura, la guerra imperialista da essa voluta, nonché per difendersi e cacciare i Tedeschi invasori e cancellare il regime secessionista e fantoccio di Salò.
Un avvenimento gravissimo contro il quale già si schierarono ripetutamente organizzazioni culturali, sindacali, sociali, politiche e cittadini(fra i quali ci furono coloro che aderirono ad un'azione legale nell'Aprile 2016 contro quegli organizzatori per apologia di fascismo ex lege 645/52 et ex lege 205/93).
Un accadimento insopportabile, stigmatizzato anche dal Sindaco e da alcuni parlamentari, che di fatto intende violare ancora il rispetto della sacralità del camposanto ed in particolare di coloro che vi riposano i quali si batterono in quegli anni lontani per riconquistare la democrazia, la libertà, la pace, l'indipendenza e l'unità nazionale, che patirono le molteplici efferatezze politiche, razziali, sociali e civili della dittatura fascista ed a causa del tragico evolvere -per gli Italiani- della guerra da essa voluta, anche quelle dell'invasore nazista e delle brigate nere della R.S.I. (fra le quali la brigata Ettore Muti); nonché le conseguenze dei bombardamenti e dei fatti d'arme sul suolo nazionale e sui vari fronti bellici esteri. Fra tutti questi, come noto, vi sono molti decorati della Guerra di Liberazione e due padri costituenti.
L'intento dei molteplici sostenitori di questa adunata annuale è chiaramente quello d'attribuire a tale squallida manifestazione non solo la continuità ma anche il rango di cerimoniale di riferimento permanente su scala ben più vasta e pertanto propagandistica e proselitista.
Ciò è stato confermato, nel corso di questi anni, dalla provenienza anche da fuori provincia di molti manifestanti, dall'enfasi promozionale, dalle dichiarazioni pubbliche rilasciate a fine Agosto 2016 da un noto esponente dell'estrema destra politica italiana.
I partecipanti sono formalmente richiamati dalla A.A.I. (1) che si dimostra ancora una volta associazione dedita al ricordo dei soli arditi fascisti, pertanto faziosa, e che di per sé non intende rispettare il dettato costituzionale né le leggi che vietano l'apologia del fascismo, tant'è che solo l'intervento dell'Autorità di P.S. ha impedito che nell'ultimo biennio il raduno celebrativo del gerarca Muti si rivelasse ancora una volta una sfrontata manifestazione apologetica del fascismo, con richiami razzisti e discriminatori, pertanto perseguibili ai sensi delle leggi in vigore.
Di fronte a tale inaccettabile fenomenologia la risposta deve essere ancora una volta netta e rigorosa in conformità con le leggi , i regolamenti vigenti , i principi della democrazia sancita dalla Costituzione scaturita dalla Guerra di Liberazione.
In tal senso i partiti, le associazioni, i cittadini firmatari di questo documento raccomandano ancora una volta alle Autorità preposte l'adozione di tutte le misure consentite dalle norme vigenti per impedire,vietare,reprimere ogni comportamento debordante il carattere di mera visita privata alla tomba di un defunto. Ciò significa divieto di ostentazione di labari, vessilli, bandiere di ogni tipo, di saluti romani, camicie nere, fez, ma anche della processionalità o parata da parte dei partecipanti nelle aree interne ed esterne del cimitero, dell'uso di parole, frasi usuali alla retorica fascista, razzista ecc. e richiamanti l'ideologia nazi-fascista ed intolleranze di ogni genere. Oltre a ciò s'invitano le suddette Autorità a considerare attentamente l'opportunità di vietare una volta per tutte tale celebrazione la cui sistematica reiterazione non è affatto avulsa dai veri obiettivi ideologici e politici di lungo periodo ascrivibili alla strategia invasiva ed eversiva della destra antidemocratica italiana ed europea risultanti con chiarezza anche dai frasari espressi sulla rete telematica-zeppa di pagine e di siti di tal fatta (espressamente elencati in una ricerca della Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna) nei confronti dei quali è necessario un netto intervento di rimozione oltre che di sistematico monitoraggio e prevenzione da parte dello Stato Democratico.
(1) Associazione Arditi d'Italia: fondata nel 1919, subito aderì al fascismo che si appropriò di tutti gli usi ed i costumi della medesima (dal fez al me ne frego).
Il problema
Al Prefetto, al Questore, al Sindaco di Ravenna
Anche per la fine di questo Agosto 2017 la destra vetero e neo-fascista intende organizzare l’inaccettabile, odioso ed offensivo raduno apologetico del fascismo al cimitero di Ravenna per celebrare il gerarca Ettore Muti. Un evento insopportabile che vuole ancora offendere la Ravenna democratica, che ferisce da molti anni la società civile, la storia di questa città M.O.V.M. della Resistenza, larghissima parte dei suoi cittadini a partire da quelli ancora in vita che subirono e lottarono contro la dittatura, la guerra imperialista da essa voluta, nonché per difendersi e cacciare i Tedeschi invasori e cancellare il regime secessionista e fantoccio di Salò.
Un avvenimento gravissimo contro il quale già si schierarono ripetutamente organizzazioni culturali, sindacali, sociali, politiche e cittadini(fra i quali ci furono coloro che aderirono ad un'azione legale nell'Aprile 2016 contro quegli organizzatori per apologia di fascismo ex lege 645/52 et ex lege 205/93).
Un accadimento insopportabile, stigmatizzato anche dal Sindaco e da alcuni parlamentari, che di fatto intende violare ancora il rispetto della sacralità del camposanto ed in particolare di coloro che vi riposano i quali si batterono in quegli anni lontani per riconquistare la democrazia, la libertà, la pace, l'indipendenza e l'unità nazionale, che patirono le molteplici efferatezze politiche, razziali, sociali e civili della dittatura fascista ed a causa del tragico evolvere -per gli Italiani- della guerra da essa voluta, anche quelle dell'invasore nazista e delle brigate nere della R.S.I. (fra le quali la brigata Ettore Muti); nonché le conseguenze dei bombardamenti e dei fatti d'arme sul suolo nazionale e sui vari fronti bellici esteri. Fra tutti questi, come noto, vi sono molti decorati della Guerra di Liberazione e due padri costituenti.
L'intento dei molteplici sostenitori di questa adunata annuale è chiaramente quello d'attribuire a tale squallida manifestazione non solo la continuità ma anche il rango di cerimoniale di riferimento permanente su scala ben più vasta e pertanto propagandistica e proselitista.
Ciò è stato confermato, nel corso di questi anni, dalla provenienza anche da fuori provincia di molti manifestanti, dall'enfasi promozionale, dalle dichiarazioni pubbliche rilasciate a fine Agosto 2016 da un noto esponente dell'estrema destra politica italiana.
I partecipanti sono formalmente richiamati dalla A.A.I. (1) che si dimostra ancora una volta associazione dedita al ricordo dei soli arditi fascisti, pertanto faziosa, e che di per sé non intende rispettare il dettato costituzionale né le leggi che vietano l'apologia del fascismo, tant'è che solo l'intervento dell'Autorità di P.S. ha impedito che nell'ultimo biennio il raduno celebrativo del gerarca Muti si rivelasse ancora una volta una sfrontata manifestazione apologetica del fascismo, con richiami razzisti e discriminatori, pertanto perseguibili ai sensi delle leggi in vigore.
Di fronte a tale inaccettabile fenomenologia la risposta deve essere ancora una volta netta e rigorosa in conformità con le leggi , i regolamenti vigenti , i principi della democrazia sancita dalla Costituzione scaturita dalla Guerra di Liberazione.
In tal senso i partiti, le associazioni, i cittadini firmatari di questo documento raccomandano ancora una volta alle Autorità preposte l'adozione di tutte le misure consentite dalle norme vigenti per impedire,vietare,reprimere ogni comportamento debordante il carattere di mera visita privata alla tomba di un defunto. Ciò significa divieto di ostentazione di labari, vessilli, bandiere di ogni tipo, di saluti romani, camicie nere, fez, ma anche della processionalità o parata da parte dei partecipanti nelle aree interne ed esterne del cimitero, dell'uso di parole, frasi usuali alla retorica fascista, razzista ecc. e richiamanti l'ideologia nazi-fascista ed intolleranze di ogni genere. Oltre a ciò s'invitano le suddette Autorità a considerare attentamente l'opportunità di vietare una volta per tutte tale celebrazione la cui sistematica reiterazione non è affatto avulsa dai veri obiettivi ideologici e politici di lungo periodo ascrivibili alla strategia invasiva ed eversiva della destra antidemocratica italiana ed europea risultanti con chiarezza anche dai frasari espressi sulla rete telematica-zeppa di pagine e di siti di tal fatta (espressamente elencati in una ricerca della Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna) nei confronti dei quali è necessario un netto intervento di rimozione oltre che di sistematico monitoraggio e prevenzione da parte dello Stato Democratico.
(1) Associazione Arditi d'Italia: fondata nel 1919, subito aderì al fascismo che si appropriò di tutti gli usi ed i costumi della medesima (dal fez al me ne frego).
PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 19 aprile 2017