Petition update“Nulla su di noi senza di noi". L’ISS ritiri la raccomandazione sui farmaci antipsicoticiAsp Crotone condannata a rimborsare le terapie Aba ma ignora il Tar
APRI
8 янв. 2026 г.

Asp Crotone condannata a rimborsare le terapie Aba ma ignora il Tar

L'Asp Crotone nega i rimborsi per le Terapie Aba nonostante le sentenze del Tar. Famiglie e legali denunciano il silenzio dell'Ente

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone persiste nel non erogare i rimborsi alle famiglie che si sono dovute far carico delle spese per le terapie Aba (Applied Behavior Analysis), nonostante diverse sentenze di condanna a carico dell’ente. Al centro delle vicende vi è il ‘silenzio-rifiuto’ dell’Azienda Sanitaria Provinciale di fronte alla richiesta di erogazione della terapia Aba che era stata prescritta dalle stesse strutture sanitarie pubbliche.

In pratica, i medici dell’Asp prescrivevano la terapia, ma poi l’Ente non l’erogava o, comunque, non rimborsava alle famiglie la spesa sostenuta per le cure svolte a pagamento. Come spiega l’avvocato Fortunato Sgrò – che insieme alla collega Vanessa Calabrò oramai da anni segue diversi casi– la vertenza ha origini lontane. Tutto è iniziato nel 2018 con una serie di ricorsi depositati presso la sezione Lavoro del Tribunale di Crotone, all’epoca competente in materia. Ricorsi che erano stati accolti ma non attuati dall’Asp.

Il percorso legale sulle Terapie Aba all’Asp di Crotone

Successivamente, il contenzioso si è spostato al Tar, in seguito a una sentenza della Corte di Cassazione che ha attribuito la competenza sulla materia ai giudici amministrativi. Le procedure venivano quindi riassunte e proseguite innanzi al TAR Calabria di Catanzaro. Sin dalle prime battute, tuttavia, l’Asp – ente preposto a garantire il diritto costituzionale alla salute – ha continuato ad opporre resistenza, evitando di prendere in carico i minori. Dopo lungaggini processuali e continue opposizioni dell’Asp, il Tar Calabria ha infine accolto tutti i ricorsi pendenti nell’agosto 2025, riconoscendo sia il risarcimento del danno per la mancata erogazione delle prestazioni, sia la presa in carico diretta o indiretta degli stessi minori.
Proprio queste sentenze recenti del Tribunale Amministrativo Regionale hanno acceso i riflettori sulle difficoltà che le famiglie di minori con disturbo dello spettro autistico devono affrontare per ottenere le cure garantite dalla legge anche a causa degli esorbitamenti costi necessari per la somministrazione delle terapie.

Le Terapie Aba prescritte dai medici Asp di Crotone

In tutti i casi trattati, i minori avevano ricevuto una diagnosi chiara dall’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Asp di Crotone. Erano stati proprio i medici dell’azienda a prescrivere la riabilitazione, indicando specificamente la metodologia ABA come trattamento necessario o prioritario. Nonostante le famiglie avessero inviato formali richieste tramite raccomandata (nel 2022) per ottenere il servizio a carico del Servizio Sanitario Nazionale, l’Asp non aveva mai fornito riscontro. In tribunale, l’Azienda ha tentato tardivamente di difendersi sostenendo l’incompletezza delle richieste o l’idoneità di altri metodi. Una tesi respinta con fermezza dai giudici: la terapia ABA non solo rientra nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), ma era stata individuata come “proposta terapeutica” dalla stessa Azienda sanitaria.

Le conseguenze delle mancate Terapie Aba per pazienti Crotone

Dalla lettura delle sentenze emergono situazioni drammatiche causata dall’inadempienza dell’ente. In un caso, ad esempio, la mancata erogazione del servizio pubblico ha fatto sì che il minore rimanesse privo delle cure prescritte per anni, impedendo il miglioramento delle sue condizioni.
In questo frangente, il Tar non ha potuto disporre rimborsi (non essendoci state spese), ma ha riconosciuto la lesione di un diritto fondamentale sancito dall’art. 32 della Costituzione. Oltre a ordinare l’immediata attivazione delle cure, il Tribunale ha condannato l’Azienda a pagare 10.000 euro (2.000 euro per ogni anno di ritardo dal 2020 a oggi) a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale.

Le sentenze ribadiscono un concetto inequivocabile: quando il servizio pubblico prescrive una cura rientrante nei Lea, non può sottrarsi all’obbligo di fornirla. Se il “silenzio” costringe le famiglie a pagare o, peggio, a rinunciare alle cure, l’amministrazione deve risponderne.

L’appello dei legali per sbloccare la situazione

La questione è chiusa? Per nulla. Come precisano gli avvocati Sgro e Calabrò, l’Asp, ad oggi, non ha inteso dare seguito a quanto deciso dalle sentenze, ignorando anche i solleciti effettuati tanto per le vie brevi quanto inviate via mail. “Vorremmo che la questione fosse posta all’attenzione dell’opinione pubblica – concludono i legali – stante l’aumento esponenziale dei bambini affetti da questo disturbo, nonché delle condizioni economiche della maggior parte delle famiglie, che quotidianamente affrontano con dignità e soffrono per l’impossibilità di fornire cure ed un futuro migliore ai propri figli”.

Condizioni gravi

“Soprattutto – precisano Sgrò e Calabrò – vorremmo che l’Azienda Sanitaria prendesse effettivamente coscienza della gravità della condizione nel nostro territorio ed ancorchè attendere con inerzia l’attuazione coattiva dei provvedimenti, che andrebbe ulteriormente a causare lungaggini processuali e dispendio di ulteriori risorse economiche, ponesse in atto tutte le azioni necessarie ai fini di una immediata tombale risoluzione della vicenda, non solo nell’interesse dei bambini e delle famiglie degli stessi, ma dell’intera comunità”.

Noi suggeriamo di seguire quanto fatto dai genitori molisani: 

https://www.youtube.com/watch?v=d_zyppaIuUE

 

Associazione per la ricerca sull'autismo Cimadori - APRI ODV ETS

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