
Il 23 dicembre scorso sono state pubblicate, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, organo tecnico del Ministero della Salute, le "Raccomandazioni della linea guida sulla diagnosi e sul trattamento di adulti con disturbo dello spettro autistico"
Il documento è una emanazione del ministero della Salute ma, anche per gli adulti come per i bambini, il trattamento che deve accompagnare una persona con autismo nell’arco della vita è un trattamento abilitativo, una sorta di formazione permanente cucita come un vestito nuovo sulle esigenze peculiari di ogni singola persona.
Ecco cosa dice il documento a pagina 193
“Il Panel della Linea Guida sulla diagnosi e trattamento del disturbo dello spettro autistico negli adulti, suggerisce di utilizzare interventi psicoeducativi di tipo comportamentale e cognitivocomportamentale in adulti con ASD …….
Nello specifico, usare l’intervento comportamentale e cognitivo-comportamentale contribuisce ad incrementare le abilità sociali e in particolare le competenze comunicative e di interazione sociale; a ridurre le problematiche comportamentali; ad accrescere la qualità di vita, a ridurre alcuni sintomi core (interessi e comportamenti ripetitivi); ad aumentare le competenze adattive unitamente alla autodeterminazione e all’autostima e a ridurre complessivamente, anche se con esiti variabili, alcune problematiche psichiatriche (depressione ed ansia). …..
È importante che i professionisti che svolgeranno interventi comportamentali e cognitivocomportamentali abbiano una adeguata formazione sulle procedure in oggetto. ….
È necessario, inoltre, che gli operatori abbiano una specifica formazione sui fenotipi dell’autismo e sappiano adattare le procedure alle caratteristiche specifiche delle Persone con disturbo dello spettro autistico (PcASD) che sostengono.
Va inoltre sottolineata la necessità di garantire una adeguata integrità e coerenza dell’intervento che si raggiunge solo attraverso la formazione, il coordinamento e il complessivo coinvolgimento di tutti i caregiver che, a diverso titolo, sostengono la PcASD.
Per tale ragione è necessario promuovere collegamenti strutturali tra i servizi sanitari, socio-sanitari e i contesti educativi e familiari per la realizzazione di un progetto di vita condiviso.
Proprio per la complessità e la specificità di questa tipologia di interventi è necessario prevedere forme di supervisore dell’intervento da parte di professionisti esperti. Il supervisore deve essere esperto sia delle procedure in oggetto sia delle caratteristiche delle PcASD.
L’intervento comportamentale e cognitivo-comportamentali rappresenta la prima linea di intervento per la riduzione dei comportamenti problematici che deve sempre precedere l’eventuale terapia farmacologica
Va inoltre ricordato che l’individuazione e l’applicazione delle procedure comportamentali deve sempre seguire la preliminare individuazione delle funzioni del comportamento problema”
Alle affermazioni di principio, del tutto condivisibili, dovrebbe seguire una loro applicazione. Questo richiede una rivoluzione nella presa in carico degli adulti con autismo da parte dei servizi socio-sanitari.
“per la complessità e la specificità di questa tipologia di interventi è necessario prevedere forme di supervisore dell’intervento da parte di professionisti esperti. Il supervisore deve essere esperto sia delle procedure in oggetto sia delle caratteristiche delle PcASD”
Questi professionisti esperti sono molto rari nei servizi pubblici e per di più i genitori, che avevano preceduto la linea guida pagando di tasca propria dei professionisti esperti e degli educatori formati, non hanno neanche potuto scaricare queste spese nella dichiarazione dei redditi, in quanto l’educatore e il supervisore, se in possesso di una laurea diversa dalla psicologia, non vengono considerate figure terapeutiche.
C’è poi un'altra domanda da porsi. Là dove la linea guida dice
“Per tale ragione è necessario promuovere collegamenti strutturali tra i servizi sanitari, socio-sanitari e i contesti educativi e familiari per la realizzazione di un progetto di vita condiviso” quali sono i contesti educativi dopo la scuola?
Nella logica dell’inclusione sociale dovrebbero essere posti di lavoro, come da me auspicato nel lontano 2005
https://www.autismo33.it/documenti/approccio_autismo.html
e come realizzato, ad esempio, nella lodevole iniziativa denominata
Porta Pazienza
https://portapazienza.bo.it/
Ci auguriamo che per tutte le persone con autismo, e non solo per pochi, al contesto educativo scuola segua un contesto lavorativo che “contribuisca ad incrementare le abilità sociali e in particolare le competenze comunicative e di interazione sociale; a ridurre le problematiche comportamentali; ad accrescere la qualità di vita, a
ridurre alcuni sintomi core (interessi e comportamenti ripetitivi); ad aumentare le competenze adattive unitamente alla autodeterminazione e all’autostima”
Daniela Mariani Cerati
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