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APRI
Dec 3, 2024

Bisogna ridimensionare le stime sulla prevalenza dell’Autismo in Italia

da Informare un'H

Questo breve intervento di Carlo Hanau e Flavio Sartoretto utilizza i dati ricavati dalla documentazione delle mutue assicurazioni in undici Stati degli USA per ridimensionare le stime esagerate spesso ricorrenti sulla prevalenza dell’autismo fra gli adulti nel nostro Paese. Secondo gli Autori in Italia la programmazione a breve termine in campo educativo, sociosanitario, scolastico e lavorativo dovrebbe basarsi su 107mila minorenni e su 44mila maggiorenni.

È stato pubblicato recentemente un articolo (JAMA Network Open. 2024;7(10): e2442218. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.42218) sulla prevalenza rilevata dall’inizio del 2011 fino alla data 31 dicembre 2022 dei casi di autismo osservati in una popolazione di oltre 12 milioni di iscritti alle mutue assicurazioni operanti in undici Stati degli USA. Questi dati, ricavati da un’osservazione durata più di un decennio, riguardano la popolazione di iscritti di tutte le età e pertanto consentono di avere una visione generale del fenomeno anche nella popolazione adulta e anziana, nel Paese dove vennero fatte le prime diagnosi 82 anni fa da Leo Kanner (il primo psichiatra che, nel 1943, descrisse e nominò questa condizione come Autismo infantile (perciò detta anche sindrome di Kanner) diagnosticata sulla base di osservazioni contenute nel questionario Rimland E 2. La traduzione è stata publicata su “Il Bollettino dell’ANGSA” n.1/1989, pp.15-36, ed è reperibile a questo link).

Esaminiamo la Tabella 1 che nella colonna “somme” riporta i dati dei residenti in Italia tratti da ISTAT. Nella colonna “prevalenza” vi sono i tassi di autismo su 10.000 mutuati americani. Nell’ultima colonna “somme” si trova il risultato dell’applicazione dei tassi di prevalenza dell’autismo americani alle coorti italiane comprese nelle corrispondenti classi di età. Il risultato sulla popolazione generale è di 299mila casi, che ne rappresenta il 5 per mille. Questa sarebbe la stima se gli italiani venissero diagnosticati come gli americani contati dalle mutue. Ammettendo per semplificare che il fenomeno reale sia egualmente crescente, questa cifra deve essere considerata per eccesso, in quanto negli USA le diagnosi vengono fatte con molta maggior larghezza che da noi e la storia insegna che soltanto dopo undici anni le prevalenze italiane, nel 2022/23 a quota 13 per mille, raggiungono quelle degli USA, ora quasi tre volte superiore.

Per dare una stima di quella che potrebbe essere la prevalenza dell’autismo in Italia fra una decina di anni, che è il “ritardo” che ci separa dagli USA, si sono applicati i tassi di prevalenza registrati in USA alla popolazione italiana stimata da ISTAT a inizio 2024. Le coorti annuali degli italiani sono state raggruppate per intervalli di età, imitando quelle della popolazione americana. Sul totale di 299mila calcolati secondo i tassi di prevalenza americana, i minorenni (tra 0 e 17 anni) sarebbero 212mila casi. Essi rappresentano il 71% del totale; ci sarebbero inoltre soltanto 87mila maggiorenni, pari al 29% del totale. Questi dati svelano la grande differenza fra USA e Italia, dove la recente indagine ISTAT (a tal proposito si veda: Carlo Hanau e Flavio Sartoretto, Innegabile l’aumento delle diagnosi di autismo tra alunni e alunne con disabilità, «Informare un’h», 3 aprile 2024) sugli allievi delle scuole dalla materna alla secondaria di secondo grado, risultano soltanto 107mila, circa la metà di quelli stimati con i tassi americani. Non è azzardato ipotizzare che i maggiorenni non dovrebbero superare i 44mila in Italia.

Via via che aumenta l’età, nella Tabella si constata una caduta drastica della prevalenza, che dopo i 44 anni torna ai valori che venivano registrati negli USA negli anni ’80, fino alla diffusione del primo film sull’autismo, “Rain Man”, che contribuì ad aumentare notevolmente l’attenzione della opinione pubblica e in particolare dei professionisti che possono fare diagnosi. L’aumento reale del fenomeno costituisce l’altro fattore importante per la crescita dell’incidenza, coorte dopo coorte di nati, che poi si riflette sulla prevalenza (a tal proposito di veda: Carlo Hanau, L’autismo nell’ultimo rapporto Istat in tema di inclusione degli alunni con disabilità, «Informare un’h», 6 febbraio 2024).

I provvedimenti attuali nel campo educativo, sociosanitario, scolastico e lavorativo dovrebbero basarsi su queste cifre piuttosto che su quelle esagerate che vengono diffuse. La programmazione a breve termine dovrebbe basarsi su 107mila minorenni e su 44mila maggiorenni.

 

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