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2023/09/13

"Mio figlio è autistico e ogni anno è costretto a cambiare insegnante. Così ripartiamo sempre da zero"

di Giorgia Verna - la Repubblica

Il racconto di papà Christian in vista dell’inizio della scuola il prossimo 15 settembre

Giovanni guarda confuso il volto della sua maestra. È diversa da quella dell’anno prima. La ricordava con i capelli ricci, con gli occhi chiari, con uno sguardo dolce e comprensivo. Quella che ha davanti, invece, ha i capelli e gli occhi scuri scuri e uno strano sorriso, le labbra sottili.
«Ciao. Sono la tua nuova maestra». No, tu non sei la mia maestra, pensa il bambino. E ha ragione.
Giovanni è uno dei tanti bambini autistici che a Roma, ogni anno, si ritrovano non seguiti, spesso accompagnati da insegnanti diversi, non specializzati, precarie quindi in continua rotazione. A Roma sono almeno 9.000 i supplenti da nominare ogni anno entro settembre, mentre in tutta la regione sono circa 12.000. Ma spesso la comunicazione ufficiale tarda ad arrivare, o peggio, non arriva mai.
Il 15 settembre riapriranno le scuole in tutta Italia, la maggior parte però anticiperà la prima campanella a oggi o domani mattina. Nel Lazio ci sono 5.371 istituti pubblici e privati di ogni ordine e grado, di cui 3.551 si trovano nell’area della CittàMetropolitana di Roma Capitale. Insomma, c’è bisogno di personale. Eppure molte scuole inizieranno senza docenti, bidelli o impiegati in amministrazione a disposizione. Questo clima di incertezza si ripercuote soprattutto sulle vite dei genitori che attendono con ansia di sapere chi dovrà prendersi cura del proprio bambino. Ecco papà Christian raccontare la sua esperienza negli anni in cui Giovanni faceva le elementari a Roma e lo scenario attuale alle medie.
Christian, quanto impatta sulla sua famiglia la precarietà degli insegnanti di sostegno?
«Tantissimo. C’è prima di tutto un problema di continuità nell’insegnamento. Sono state molte le maestre che hanno seguito mio figlio, sempre diverse, e questo genera incostanza nell’apprendimento.
Poi c’è un problema di COMPETENZE. Le scuole romane spesso non riesco ad avere a disposizione un personale specializzato per aiutare Giovanni e pensano di poter mettergli a fianco insegnanti di musica o di ginnastica. Sono sicuramente brave maestre, ma per seguire questi bambini ci vogliono delle competenze tecniche che non si acquisiscono a scuola. Soprattutto per quanto riguarda l’ambito comportamentale e la capacità di riuscire a scalfire un muro emotivo e superare determinate barriere».
E da genitore come si sente?
«Quando Giovanni era piccolo ci arrabbiavamo tantissimo.
Ricordo che i primi anni spesso andavamo a lamentarci dalla preside. Era frustrante, ci sentivamo non capiti, non considerati. Quasi presi in giro.
Per questo ci siamo iniziati a muovere autonomamente perdendo tantissimi soldi».
In che senso?
«È accaduto che per compensare a questa mancanza di preparazione, abbiamo messo di tasca nostra delle figure private che una volta a settimana andavano a scuola a fare una sorta di training nei confronti degli insegnanti. Dato che ogni anno l’insegnante di sostegno cambiava, però, è stata solo una perdita di soldi».
E anche di tempo.
«Certo».
E oggi?
«La situazione è diversa. Mia moglie e io siamo stanchi di combattere. A oggi c’è solo frustrazione. Abbiamo passato anni e anni con un clima di incertezza. Ogni settembre attendevamo di sapere a cosa saremmo andati incontro. A chi avremmo dovuto affidare nostro figlio. Ci abbiamo provato con tutto noi stessi a permettergli una vita normale, un’istruzione normale. Siamo rassegnati, non combattiamo più. Oggi Giovanni ha 13 anni e fa le medie quindi tra poco finirà anche la scuola dell’obbligo e con quella tutta questa assurda situazione».

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