Divieto di caccia, pascolo ed edificazione sulle aree incendiate. E rimboschimento immediato.

Il problema

Il verificarsi continuo di incendi, in gran parte di origine dolosa, in aree agricole e boschive, ha creato danni incalcolabili al paesaggio e al suolo. Oltre a rappresentare un problema idro-geologico, a provocare la morte di numerosi animali e talvolta anche di persone, e a togliere letteralmente ossigeno, la distruzione di aree verdi (siano esse in montagna, collina o pianura) diventa facilmente motivo di speculazioni di varia specie: edilizia, pastorizia, caccia. Per quanto esistano già delle leggi che vietano alcune delle attività, è evidente che vengono spesso violate con il risultato che altri emulano il danno per trarne profitto.

Queste tre attività devono essere impedite a lungo sulle zone colpite dagli incendi, e nel caso dell'edilizia dovrebbe sussistere un divieto permanente. Non importa se si è verificato il dolo o meno perché in caso contrario è comunque una colpa non aver provveduto a tutelare il territorio (da parte di privati o anche di amministrazioni) con il taglio dell'erba alta, ad esempio.

Ogni anno si interviene troppo tardi; non esistono piani di prevenzione efficaci e non si dovrebbe relegare il problema esclusivamente all'intervento finale di spegnimento. Occorrono politiche di prevenzione pianificata e progetti educativi ambientali dedicati alle comunità che vivono sui territori a rischio (dalle scuole ai centri anziani, tutti devono essere consapevoli). Il verde deve essere percepito come ricchezza paesaggistica nella sua integrità naturale e non come area da trasformare per fini speculativi.

Quindi si chiede un'interdizione sui territori colpiti per almeno vent'anni e un'immediata rimessa a dimora di alberi e cura delle specie floristiche e faunistiche presenti, attraverso personale motivato e del tutto volontario (associazione ambientaliste, con il coinvolgimento dei cittadini delle comunità colpite). 

Infine, le squadre di prevenzione preposte e/o assunte stagionalmente, non dovrebbero percepire rimborsi o altri tipi di compensi, se nonostante la loro attività si verificassero incendi.

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Rosa ManauzziPromotore della petizione
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Il problema

Il verificarsi continuo di incendi, in gran parte di origine dolosa, in aree agricole e boschive, ha creato danni incalcolabili al paesaggio e al suolo. Oltre a rappresentare un problema idro-geologico, a provocare la morte di numerosi animali e talvolta anche di persone, e a togliere letteralmente ossigeno, la distruzione di aree verdi (siano esse in montagna, collina o pianura) diventa facilmente motivo di speculazioni di varia specie: edilizia, pastorizia, caccia. Per quanto esistano già delle leggi che vietano alcune delle attività, è evidente che vengono spesso violate con il risultato che altri emulano il danno per trarne profitto.

Queste tre attività devono essere impedite a lungo sulle zone colpite dagli incendi, e nel caso dell'edilizia dovrebbe sussistere un divieto permanente. Non importa se si è verificato il dolo o meno perché in caso contrario è comunque una colpa non aver provveduto a tutelare il territorio (da parte di privati o anche di amministrazioni) con il taglio dell'erba alta, ad esempio.

Ogni anno si interviene troppo tardi; non esistono piani di prevenzione efficaci e non si dovrebbe relegare il problema esclusivamente all'intervento finale di spegnimento. Occorrono politiche di prevenzione pianificata e progetti educativi ambientali dedicati alle comunità che vivono sui territori a rischio (dalle scuole ai centri anziani, tutti devono essere consapevoli). Il verde deve essere percepito come ricchezza paesaggistica nella sua integrità naturale e non come area da trasformare per fini speculativi.

Quindi si chiede un'interdizione sui territori colpiti per almeno vent'anni e un'immediata rimessa a dimora di alberi e cura delle specie floristiche e faunistiche presenti, attraverso personale motivato e del tutto volontario (associazione ambientaliste, con il coinvolgimento dei cittadini delle comunità colpite). 

Infine, le squadre di prevenzione preposte e/o assunte stagionalmente, non dovrebbero percepire rimborsi o altri tipi di compensi, se nonostante la loro attività si verificassero incendi.

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Rosa ManauzziPromotore della petizione

I decisori

Maurizio Martina
Segretario del Partito Democratico

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Petizione creata in data 17 luglio 2017