NO AL POTENZIAMENTO FERROVIARIO RHO-GALLARATE: UN'OPERA INCOMPATIBILE CON IL TERRITORIO

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C'è un'infrastruttura che non fa notizia a livello nazionale, ma che se verrà realizzata porterà impatti devastanti nei paesi interessati. Un progetto ripresentato per la quarta volta nonostante sia stato proclamato illegittimo in entrambi i gradi della giustizia amministrativa. È il potenziamento ferroviario Rho-Gallarate,  sulla tratta Milano-Varese,  che attraversa i centri abitati della provincia Nord-Ovest di Milano.

Piccoli paesi come Pregnana, Vanzago, Pogliano,  Parabiago sono cresciuti intorno alla linea ferroviaria sin dai  primi decenni del Novecento. Le case, tutte regolarmente autorizzate, sono confinanti con la  ferrovia e si susseguono lungo tutta la tratta, formando un corridoio troppo stretto e delicato per consentire ciò che il progetto prevede: il raddoppio della larghezza della sede ferroviaria per la posa di due binari aggiuntivi (oltre ai due attuali), su cui passeranno treni più veloci e in numero più che doppio rispetto all'attuale.

Alcune abitazioni (incluse quelle di valore storico) saranno demolite e tutte le altre lungo la ferrovia si troveranno in condizioni invivibili, con i treni che sfrecciano a 1 m da casa e una barriera antirumore che toglierà aria, luce e visuale. Allargare la ferrovia vorrà anche dire costruire nuovi ponti e sottopassi, ampliare quelli esistenti, realizzare nuove strade a nuovi accessi per le abitazioni a cui i binari arriveranno davanti alla porta di casa, spostare e interrare canali di irrigazione. Saranno necessarie 28 aree di cantiere (218'000 mq) su soli 9 km di linea. Suoli agricoli e aree verdi saranno cementificati e trasformati in parcheggi per avere 900 posti auto che non saranno mai utilizzati. Il tutto per più di 5 anni di lavori in mezzo ai centri abitati, con impatti facilmente immaginabili sulla vivibilità di tutti i paesi, ben oltre la fascia ferroviaria. Il potenziamento comporterà inoltre un inaccettabile aumento dei rischi per la sicurezza, considerando anche che lungo la tratta, e vicini ai centri abitati, sono presenti alcuni siti industriali a rischio di incidente rilevante soggetti alla Legge Seveso (non c’è bisogno di ricordare i numerosi incidenti già accaduti per guasti e deragliamenti di treni).

È evidente che questo progetto è sovradimensionato per il territorio in cui si vuole inserire e non è fattibile con gli adeguati margini di sicurezza e sostenibilità che un’infrastruttura ferroviaria necessariamente richiede.

Le criticità dell’opera erano già state evidenziate dal Ministero dell’Ambiente nel 2004, in fase di progettazione preliminare, nonché nelle due sentenze del TAR e del Consiglio di Stato che hanno annullato il progetto nel 2012 e nel parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel 2014.

Tuttavia si continua a ragionare come se la tratta Rho-Gallarate possa ospitare qualsiasi tipo di servizio, dai treni suburbani a quelli a lunga percorrenza, dai collegamenti con Malpensa a quelli con la Svizzera, dai treni passeggeri ai treni merci, mentre è chiaro che una linea compressa tra le abitazioni non può sostenere un simile carico e che se davvero si considera prioritario investire in questi collegamenti è necessario trovare una soluzione esterna ai centri abitati. Inoltre si continua a presentare quest’opera come l’unica soluzione per risolvere i disagi dei pendolari, quando invece è sotto gli occhi di tutti che i principali problemi sono legati a guasti e soppressioni, insufficiente manutenzione, materiale rotabile datato, mancanza di personale, insomma alla inefficiente gestione di Trenord: non certo all’insufficienza di binari o di treni.

I nostri paesi hanno sempre convissuto pacificamente con la ferrovia prima che si iniziasse a parlare del potenziamento. Paesi ancora a misura d'uomo, che nonostante la pesante urbanizzazione hanno conservato elementi naturali preziosi e ormai rari nell'hinterland milanese: proprio lungo la ferrovia ci sono ancora aree verdi in cui lo sguardo può spaziare sui campi mentre si passeggia, in primavera le rondini volano sopra distese di papaveri e una ricca e diversificata fauna trova rifugio nel folto di alberi e arbusti. Il rumore dei treni lascia ancora spazio a tregue  di silenzio in cui poter sentire il canto dell'usignolo. Il potenziamento cancellerà anche questo.

Siamo tutti d’accordo che lo sviluppo ferroviario sia un aspetto importante per una mobilità più sostenibile, ma una ferrovia non è sostenibile a priori solo perché inquina meno di una strada: la sostenibilità, secondo tutti i principi internazionali, si misura per prima cosa in relazione al contesto in cui l’opera si inserisce e ai suoi impatti ambientali e sociali sui territori interessati. E’ evidente quindi che il potenziamento ferroviario Rho-Gallarate non è sostenibile.

Fortunatamente quest’opera non è stata ancora finanziata e gli appalti per i lavori non sono ancora stati affidati: il progetto può quindi essere stralciato dalla programmazione infrastrutturale senza ripercussioni economiche negative, ma, al contrario, con conseguenze positive sul territorio.

Pertanto, a maggior ragione insistere ancora per realizzare un progetto illegittimo e incompatibile con il contesto circostante ci sembra una soluzione irresponsabile che un Governo non può prendere se ha a cuore il proprio territorio e i suoi abitanti.

Chiediamo al Ministero delle Infrastrutture di riconoscere i limiti di un territorio che non è sfruttabile all'infinito e di saper rinunciare ad un’opera che non rispetta tali limiti.

CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE DI NON APPROVARE IL PROGETTO DI POTENZIAMENTO FERROVIARIO RHO-GALLARATE E DI STRALCIARLO DEFINITIVAMENTE DAGLI ATTI DI PROGRAMMAZIONE.



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