

Buongiorno a tutti, ben ritrovati!
Dopo 8 lunghi anni di vita fatta di rinunce , scoramento, ansia , umiliazioni , tentazioni di mollare, è finalmente arrivato il giorno della mia rivincita.
Ho resistito in tutti questi lunghi anni, ma nonostante le sofferenze patite , rifarei tutto.
Allego la lettera inviata al Presidente del Banco di Sardegna, per portare alla sua attenzione il caso di una donna ingiustamente discriminata e licenziata per le Maternita’.
Mi auguro che il mio appello venga ascoltato e veda restituiti gli anni di vita persi.
Grazie per la vostra attenzione e partecipazione. Con affetto, Giuseppina Naimoli.
Preg.mo dott. @@@@@
mi chiamo Giuseppina Naimoli e mi permetto di scriverle per essere certa che, nella sua qualità di Presidente e massima autorità della mia ex datrice di lavoro, conosca per intero la mia vicenda.
Ho prestato servizio presso il Banco come apprendista dal 2008 al 2015, fino a quando sono stata l'unica tra 200 apprendisti a non essere confermata in servizio.
Grazie alle parole sibilatemi da una sorridente collega dell'Ufficio Personale all'atto della comunicazione del recesso del Banco, comprendevo che la mia mancata conferma era dipesa dalle due gravidanze affrontate durante l'apprendistato.
Per tale ragione, agivo dinnanzi al Tribunale per fare dichiarare la discriminazione subita.
In primo grado, il Tribunale ordinava al Banco di ripristinare il mio rapporto di lavoro, corrispondendomi anche le retribuzioni che avrei dovuto maturare.
Nel corso del rapporto provvisoriamente ripristinato, ho patito comportamenti mobizzanti da parte di colleghi, tanto da costringermi a diffidare l'azienda tramite il mio legale.
Nel 2018, la Corte d'Appello di Sassari accoglieva l'appello del Banco, il quale mi riallontanava dal servizio.
Ho proposto ricorso in Cassazione e questa ha accolto l'impugnazione, demolendo la sentenza di appello e rimandandomi alla Corte di Appello di Cagliari, ove confido che vincerò nuovamente e definitivamente in base ai principi indicati dalla stessa Corte di Cassazione.
Non potendo più rientrare in servizio per più ragioni – non ultime, il trattamento subito durante il mio rientro temporaneo e l'attuale assenza di qualunque aggiornamento professionale - ho proposto al Banco una soluzione transattiva che teneva conto dei danni che ho subito, non solo sotto il profilo della retribuzione e dei contributi non versati, ma delle sofferenze e disagi patiti in questi ultimi 8 anni.
Ciò nonostante, mi è stata formulata una controproposta che ritengo inaccettabile e offensiva, soprattutto perché proveniente dagli stessi superiori responsabili dell'odissea che ho affrontato da quando sono stata costretta a rivolgermi al Tribunale per avere giustizia.
La giustizia ha i suoi tempi e, nel corso degli ultimi anni, ho reperito solo occupazioni provvisorie poiché nessuno è disposto a farsi carico di uno “scarto” del Banco, ma oggi devo a me stessa e ai miei figli che il Banco intero paghi per quel che ci ha fatto.
Non sono sicura che Lei conosca ogni aspetto della vicenda e non sono certa di ricevere una Sua risposta, ma desidero comunque manifestarLe tutto il mio rammarico per avere subito dalla mia datrice di lavoro un trattamento incompatibile con tutte le iniziative pubblicitarie recentemente adottate per proclamare il rispetto delle donne e della maternità, nonché con la sensibilità manifestata in altre occasioni.
Desidero che Lei sappia o abbia conferma della mia vicenda prima di leggerla sui giornali e sui mass media o prima che il Banco perda per almeno due anni ogni agevolazione finanziaria o creditizia e ogni appalto come previsto dall'art. 41 del Codice delle Pari Opportunità.
Farò quanto in mio potere per essere risarcita, divulgare la mia vicenda e ottenere le massime sanzioni nei confronti del Banco. Questo arrecherà sollievo alla mia dignità umiliata e ferita.
Distinti saluti
Giuseppina Naimoli