

Il bando lanciato un mese fa dall'università di Trento per 10 posti dedicati a studenti provenienti da aree di conflitto si è chiuso nei giorni scorsi, con più di 16mila domande arrivate, un numero pari all'incirca alla totalità degli/lle studenti dell'ateneo. Poco meno di metà delle domande provengono dalla Palestina, altre da Afghanistan, Sudan, Siria e Yemen, e vari altri Paesi attraversati da guerre e conflitti.
Nelle settimane precedenti alla mail dell'ufficio dedicato sono arrivati migliaia di messaggi di persone direttamente interessate a candidarsi o che stavano aiutando altre/i a farlo, così tanti da far addirittura pensare ad un attacco informatico. In alcuni si scriveva della difficoltà di compilare il bando in condizioni disagiate (ad esempio in mancanza di elettricità) o con il rischio di essere scoperti dalla polizia di regime, in molte altre si raccontavano storie drammatiche, in una quantità così elevata da lasciare storditi.
Quello che aspetta ora i responsabili dell'Università di Trento è un lungo lavoro di scrematura e selezione, sempre molto difficile in questi casi, ma qui particolarmente gravoso, perché meno di una persona su mille potrà essere accolta.
Scrive Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento: "L'esperienza dei progetti per rifugiati che portiamo avanti ormai da una decina di anni ci ha infatti insegnato che per garantire alle persone che ospitiamo di portare a compimento il percorso di studi è necessario prevedere un sistema di ospitalità, supporto e accompagnamento molto complesso che non è però in grado di sostenere grandi numeri. L'auspicio è dunque che altre università decidano di condividere con noi questo impegno.
Si tratterà in ogni caso di gocce in un amplissimo mare.".
Queste ultime notizie, confermano e rafforzano l'urgenza della nostra richiesta.
L'Università di Genova conta circa il doppio degli studenti dell'Università di Trento.
Alziamo l'asticella e chiediamo almeno 20 posti a Genova per studenti da zone a rischio.
Noi restiamo pronti a sostenere con ogni mezzo questo progetto.
Inviamo quindi questa richiesta anche alla Ministra Bernini dell'Università e della Ricerca.
Accogliere queste persone è non solo un dovere umanitario, ma anche una opportunità per il nostro Paese e le nostre città per l'arricchimento che porterebbero con la loro esperienza e resilienza purtroppo maturate nei contesti di crisi umanitarie più gravi dei nostri tempi.