Interviste

Elezioni UE 2019 – le risposte ai cittadini: Tajani, Forza Italia

May 18, 2019

Lotta all’evasione fiscale da parte delle grandi aziende e ai cambiamenti climatici, gap salariale tra uomini e donne, violenza di genere e tutela del Made in Italy: la risposta di Forza Italia agli utenti di Change.org in vista delle prossime Elezioni Europee.

Forza Italia, per voce del Capolista nella circoscrizione centro Antonio Tajani, ha risposto agli utenti di Change.org che si sono mobilitati attraverso il Movimento LaMiaVoceConta in vista delle prossime Elezioni Europee.

Pubblichiamo di seguito la risposta di Forza Italia agli utenti di Change.org.

1. Fermare l’evasione fiscale delle grandi aziende

Il nostro mercato unico ha portato ricchezza e prosperità, creando l’area di libero commercio più grande al mondo. Negli ultimi anni, internet e le nuove tecnologie, la crisi e gli sviluppi stessi del libero commercio hanno portato cambiamenti profondi.

Dobbiamo, oggi, assicurare regole precise ed eque nel grande campo da gioco della concorrenza internazionale. L’Italia esporta 250 miliardi di beni e servizi nel mercato unico. È fondamentale che sia ben regolato.

Un grave danno economico alle nostre imprese è causato dalle multinazionali del web, spesso senza controlli, che pagano tasse irrisorie trasferendo immensi profitti all’estero. Mentre chi genera ricchezza sul territorio, dovete far fronte a livelli di tassazione tra i più alti al mondo.

Per sanare questa disparità, il Parlamento europeo chiede con forza una “web tax” basata sul principio per cui le tasse si devono pagare in maniera equa laddove l’impresa genera effettivamente il reddito.

Credo di aver sempre dimostrato, nei fatti, il mio sostegno alle imprese. C’è ancora molto da fare: serve un bilancio europeo che investa di più, con risorse aggiuntive pagate da chi le tasse non le ha mai pagate, come giganti del web o i paradisi fiscali.

Questi fondi devono sostenere l’industria, le PMI, il commercio, l’artigianato, l’agricoltura, le infrastrutture.

Voglio un Piano d’Investimento europeo, con la possibilità di emettere titoli garantiti dal bilancio Ue. Servono centinaia di miliardi nei prossimi anni, se vogliamo competere a livello globale e completare le infrastrutture per il mercato interno.

Dobbiamo valorizzare le nostre imprese, sostenendole nella creazione di posti di lavoro, detassando le nuove assunzioni, portando le tasse sul lavoro sotto la media Ue, e con una flat tax al 23%.

Ho proposto un prestito fino a 50.000 euro garantito al 100% dallo Stato a chi vuole avviare una nuova attività e la detassazione per almeno 5 anni i contratti di formazione e reinserimento per chi ha perso il lavoro.

Gli italiani non vogliono l’elemosina del reddito di cittadinanza. Vogliono la dignità e l’orgoglio di poter creare imprese, di avere un lavoro.

2. Fermare il cambiamento climatico operando una transizione verso un’economia sostenibile

Non vogliamo lasciare ai nostri figli una terra ammalata. Dobbiamo dare risposte ai milioni di ragazzi scesi in piazza per l’ambiente.

Il Parlamento europeo ha lavorato molto in questa direzione. Abbiamo approvato una legge per ridurre drasticamente la quantità di plastica in mare, vietando la plastica monouso in tutta l’Ue, a partire dal 2021. Oggi, il 70% dell’inquinamento dei nostri mari è costituito da oggetti di plastica monouso.

Abbiamo varato il pacchetto sull’economia circolare che rende più sostenibile il modo in cui produciamo, incentivando il riciclo ed il riutilizzo dei rifiuti. Vogliamo riciclare 1 milione di tonnellate di plastica: ciò equivarrebbe a togliere 1 milione di auto dalle strade.

C’è ancora tanto da fare. La battaglia per il pianeta si può vincere solo con risorse adeguate. Per questo, il Parlamento europeo ha chiesto di aumentare del 50% i fondi del programma Orizzonte Europa, portandoli a 120 miliardi di euro. Di questi, il 35% deve andare a sostegno della sostenibilità. Vogliamo che almeno il 30% di tutte le azioni previste nel prossimo bilancio Ue 2021-2027 vada a misure per la sostenibilità. Ora tocca ai Governi nazionali fare la loro parte.

Non sono un ambientalista integralista. Ma dobbiamo lavorare a un proficuo matrimonio tra ambiente e industria. Per creare posti di lavoro è necessario promuovere ricerca e innovazione e la collaborazione fra Università, centri di ricerca e imprese.

E questo lo stiamo facendo già negli accordi commerciali che abbiamo siglato, da ultimo quello con il Giappone. Da Presidente del Parlamento europeo, sono orgoglioso che grazie ai nostri sforzi, per la prima volta un accordo commerciale preveda anche il rispetto degli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

3. Ridurre il gap salariale tra uomini e donne:

Il Parlamento europeo è da sempre uno strenuo difensore del principio della parità tra uomini e donne, che è uno dei valori fondamentali dell’Ue.

Il Parlamento non solo ha una specifica Commissione (FEMM), ma il tema delle pari opportunità è diventato trasversale in tutti lavori delle Commissioni parlamentari.

La differenza salariale non è soltanto una differenza di condizioni di lavoro. Secondo i dati Eurostat in media una cittadina di uno stato membro guadagna il 16,2% in meno rispetto al proprio collega uomo: circa due mesi di stipendio.

Un gap che aumenta con la nascita dei figli e con il pensionamento.

In alcuni Paesi, la parità salariale è stata imposta per legge. In altri che dovrebbero invece dare l’esempio, come la Germania, le donne sono tra le più penalizzate.

Da Vice Presidente della Commissione all’Industria e imprenditoria, ho sempre lavorato per una maggiore presenza delle donne nel mondo economico.

Per creare lavoro, abbiamo bisogno di donne imprenditrici, delle loro qualità e creatività. Abbiamo bisogno di professioniste, capitani d’industria, leader nella ricerca. I dati parlano chiaro: maggiore è il coinvolgimento delle donne, più crescono benessere economico e occupazione. Le imprese con donne nei posti di responsabilità vincono per efficienza e redditività.

Escludere le donne dal mondo produttivo vuol dire perdere, a livello globale, 11.500 miliardi di euro di minore crescita da qui al 2025: il PIL combinato di Giappone, Germania e Regno Unito.

Il Parlamento europeo ha sempre promosso la presenza significativa delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa.

In Europa abbiamo fatto dei grandi passi. Ma resta ancora molto da fare. L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere ha recentemente riconfermato che l’Ue si trova ancora a metà strada verso una vera parità tra uomini e donne. Dobbiamo fare di più e meglio.

4. Proteggere dalla prescrizione le denunce di violenza sessuale effettuate oltre i 6 mesi dal fatto

Questa è una battaglia di civiltà, che dobbiamo combattere a più livelli, tutti insieme, a livello nazionale ed europeo.

Le donne hanno diritto a sentirsi sicure, tutelate dalla legge. In questo, l’Europa deve fare la propria parte. Uguaglianza di genere e pari opportunità tra uomini e donne sono tra i valori fondamentali dell’Unione europea.

Purtroppo, anche in Parlamento abbiamo registrato spiacevoli episodi. Lo scorso anno un parlamentare ha attaccato in maniera inaccettabile le donne dichiarando che “è giusto che le donne guadagnino meno perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti”.

Così dicendo ha offeso non solo tutte le donne ma i principi stessi dell’Unione. Da Presidente del Parlamento, ho proposto le sanzioni più pesanti possibili per questo eurodeputato: non esiste tolleranza contro questi comportamenti.

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione a grandissima maggioranza a favore della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). E stiamo lavorando affinché gli Stati membri la ratifichino.

In Europa una donna su tre è stata oggetto di violenza fisica o sessuale. Il dramma dei femminicidi è purtroppo ben conosciuto nel nostro Paese. Lo scorso anno, ho personalmente aderito alla campagna “Non è normale che sia normale” contro la violenza sulle donne. L’Ue ha investito molte energie, in particolare con l’iniziativa Spotlight che ha unito le risorse di Ue e Onu in un lodevole sforzo congiunto contro la violenza sulle donne.

Ad aprile, insieme alla Commissaria Gabriel e alla Commissaria Jourova, ho lanciato la campagna Digital Respect For Her, che ha come scopo quello di dare visibilità allo spiacevole fenomeno della violenza di genere sul web. Troppo spesso, le donne sono vittime di aggressioni verbali online. La campagna vuole sensibilizzare su questo tema l’opinione pubblica e incoraggiare la partecipazione delle donne alla vita pubblica online, in particolare durante la campagna elettorale per le europee.

5. Estendere le tutele per il Made in Italy

Da Commissario europeo prima, e oggi da Presidente del Parlamento, mi sono sempre battuto per la competitività delle nostre imprese, per proteggere le nostre eccellenze ed il nostro saper fare. Tra le altre cose, nel 2013, ho promosso le nuove regole per rafforzare i controlli sui prodotti nel mercato interno, inclusa l’obbligatorietà dell’indicazione di provenienza, il così detto “Made in”.

La lotta alle pratiche commerciali sleali, la difesa dei marchi di origine, una giusta etichettatura e la tutela da fenomeni di dumping sono requisiti essenziali la tutela del Made in. Le nostre imprese hanno diritto ad un’Europa che le tuteli in tempi rapidi ed in modo efficace.

Voglio ricordare i tanti importanti accordi commerciali che abbiamo siglato, non ultimi quelli con Canada e Giappone che prevedono strumenti di protezione dei nostri marchi e la lotta alla contraffazione.

Abbiamo stabilito regole antidumping che proteggono le nostre imprese dalla sovraccapacità di giganti come la Cina.

La direttiva sui diritti d’autore, tutela le nostre industrie culturali e creative. Nell’Ue, questo è tra i settori più importanti e dinamici, generando il 9% del Pil e dando lavoro a 12 milioni di persone.

Infine, per aiutare le PMI, ho fatto approvare delle garanzie di capitale limitate per i prestiti fino a 2.5 milioni di euro e ho attuato la direttiva sui ritardi di pagamento, che obbliga la Pubblica Amministrazione a pagare le imprese entro 30 giorni, pena interessi di mora all’8%.