Vogliamo le nostre accise

717

Raggiungiamo 1000 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

VOGLIAMO LE NOSTRE ACCISE

Il carburante lo raffiniamo in Sardegna e parte delle tasse su quel carburante le incassano fuori, in Italia. Saras può cambiarlo da domani, senza aspettare nessuna legge.

 
Cosa chiedi, firmando
1. Che Saras dichiari in deposito commerciale in Sardegna tutta la produzione di Sarroch destinata all'Italia, prima che le navi partano, così che l'accisa risulti assolta in Sardegna e quei soldi entrino nelle casse sarde.

2. Che A Innantis!, insieme ai cittadini sottoscriventi, porti questa richiesta a Saras con una lettera formale, consegnata quando le firme saranno abbastanza da farla pesare.

È tutto qui. Non serve una legge nuova, non serve una sentenza, non serve il permesso di un ministero: serve una decisione dell'azienda, e quella decisione la si può prendere domani mattina.

 
Perché
Su ogni litro di carburante che compriamo, l'accisa vale 0,6729 euro. L'articolo 8 dello Statuto assegna alla Sardegna 9/10 di quel gettito, cioè 0,606 euro al litro: circa 30 euro per ogni pieno da 50 litri, che dovrebbero finire nelle casse sarde.

Sul solo carburante raffinato a Sarroch e venduto in Italia, quello che ogni anno matura fuori dalla Sardegna vale più di 1 miliardo di euro. La Corte dei conti segnalava la questione già all'inizio degli anni 2000.

Il motivo per cui quei soldi non restano qui non è la sfortuna, è una regola scritta. La legge consente al produttore di tenere il carburante in un deposito fiscale, cioè fermo e senza pagare l'accisa, finché non lo dichiara pronto per la vendita; e considera che il prodotto sia stato «fabbricato» non dove è stato lavorato, ma nel luogo in cui viene dichiarato in commercio. Quello che esce da Sarroch viene imbarcato e dichiarato in commercio in Italia, e lì matura l'accisa.

Per anni si è provato a ribaltare la cosa davanti alla Corte costituzionale, sostenendo che la fabbricazione avvenga dove si produce. I ricorsi sono stati respinti tutti, e da lì è nata la rassegnazione: senza cambiare la legge italiana non si può fare niente.

E invece si può. La norma dice dove si considera fabbricato il prodotto, ma non dice quando né in quale punto del percorso la dichiarazione debba avvenire. Dice che il produttore può tenerlo in sospensione fino a quel momento, non che debba tenercelo fino all'ultimo tratto di mare o di terra. Saras può dichiarare in commercio la propria produzione in Sardegna, prima di imbarcarla, in modo che l'accisa sia assolta qui.

Ci è stato risposto, anche da esponenti politici che si sono susseguiti in questi ultimi decenni, che l'accisa si paga dove il carburante viene venduto alla pompa. Non è così: la legge lega il pagamento al luogo in cui il prodotto viene dichiarato in commercio, e ne fa responsabile chi ha il deposito fiscale, non il benzinaio. Ecco perché questa richiesta va fatta a Saras.

Sul proprio sito, a proposito delle accise, Saras ha scritto che «una più favorevole attribuzione di risorse dallo Stato centrale alla Sardegna sarebbe auspicata da noi come da chiunque faccia parte del tessuto sociale e produttivo sardo», precisando di doversi uniformare alla legislazione vigente. La legislazione vigente non impedisce quello che stiamo chiedendo.

E qui viene la ragione per cui questa firma va messa adesso e non fra un anno. Il recupero non è retroattivo: vale dal giorno in cui Saras cambia la dichiarazione, e su tutto quello che è passato non si torna indietro. Ogni giorno che aspettiamo è denaro che la Sardegna perde per sempre. Non rinviato: perso.

Firma, e chiediamoglielo insieme.

A Innantis!

avatar of the starter
Francesco LeddaPromotore della petizione

Voci dei sostenitori

Aggiornamenti sulla petizione