Salva il Dopolavoro di Cassano d’Adda

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Il problema

NON È SOLO UN IMMOBILE

Una richiesta al Comune di Cassano d’Adda per il futuro del Dopolavoro

Immaginate un luogo che da trent’anni fa parte della vita di un paese.

Un luogo costruito da una famiglia, che ha dato lavoro a generazioni di ragazzi, visto nascere amicizie, storie, feste e ricordi. Un luogo diventato nel tempo un punto di riferimento per migliaia di persone.

Ora immaginate che tutto questo venga deciso attraverso delle buste.

Si presenta un’offerta economica, si aprono le buste e chi offre di più si aggiudica l’immobile.

Senza che il gestore che porta avanti il Dopo da trent’anni possa rilanciare o pareggiare l’offerta.

E, in caso di parità, si procede con un sorteggio.

Questa è la situazione che oggi rischia di mettere la parola fine alla storia del Dopolavoro di Cassano d’Adda.

Non stiamo dicendo che questa procedura sia illegittima. Gli aspetti giuridici saranno eventualmente valutati da chi di competenza.

Stiamo chiedendo a tutti, però, di guardare ai fatti e di chiedersi se sia davvero sufficiente confrontare due cifre per decidere il futuro di un luogo che esiste da trent’anni.

Questa petizione non nasce dal Dopolavoro, né viene promossa dall’attività o da chi la gestisce.

Nasce dalle persone del Dopolavoro. Dai ragazzi che lo hanno vissuto, da chi ci lavora, da chi ci è cresciuto, da chi gli vuole bene e da tutte quelle persone che, in trent’anni, hanno fatto di quel luogo una parte della propria vita.

Trent’anni non sono soltanto un’attività commerciale

Il Dopolavoro è stato costruito attraverso il lavoro di una famiglia, di Baky e delle tante persone che negli anni hanno contribuito a farlo vivere.

Generazioni di cassanesi sono passate da quel bancone. Ci sono persone che lì hanno festeggiato i loro diciotto anni, amicizie nate lì, serate diventate ricordi, ragazzi che hanno trovato un lavoro e persone che semplicemente hanno trovato un posto in cui stare insieme.

Trent’anni di vita sono relazioni, lavoro, sacrifici, socialità e comunità.

Il Dopolavoro è diventato anche un luogo di aggregazione per generazioni di giovani, costruendo nel tempo un ambiente accogliente, inclusivo e sicuro.

Anche per Cassano

Ci sono stati periodi in cui attorno a Cassano si era creata una forte nomea negativa, al punto che per molte persone uscire la sera sembrava qualcosa da evitare oltre una certa ora.

In quel periodo, il Dopolavoro ha scelto di investire ancora di più su se stesso, non soltanto per il proprio interesse ma anche per quello del territorio: eventi culturali, musica, iniziative artistiche e un ambiente sempre più curato hanno contribuito a riportarlo a essere un punto di riferimento e, nel suo piccolo, a dare una nuova immagine a Cassano.

Nel tempo ha attirato persone dai comuni vicini, dalla Bergamasca, da Milano e da molti altri territori, portando persone a Cassano e contribuendo a creare lavoro, consumi e attenzione verso il paese.

Per migliaia di persone non è semplicemente un locale.

È un luogo legato a ricordi, relazioni e momenti importanti della propria vita.

Per questo chiediamo di fermarsi

Comprendiamo che un Comune debba rispettare le proprie regole e le procedure previste dalla legge.

Ma una comunità non è fatta soltanto di regole e numeri. È fatta anche di persone, di storia e di luoghi che non possono essere sostituiti semplicemente con una nuova insegna.

Per questo chiediamo all’Amministrazione di guardare a ciò che esiste dietro quelle porte.

Chiediamo di considerare trent’anni di lavoro, i posti di lavoro coinvolti, il rapporto costruito con il territorio e il valore sociale che questo luogo ha avuto per generazioni di persone.

Chiediamo di considerare il ruolo che il Dopolavoro ha avuto nell’aggregazione, nella vita dei giovani e nel contribuire, nel suo piccolo, a cambiare l’immagine di Cassano.

Chiediamo di considerare anche tutte quelle persone che arrivano da fuori comune e che, proprio grazie a luoghi come questo, conoscono e vivono Cassano.

E soprattutto chiediamo che, prima di considerare questa storia definitivamente conclusa, l’Amministrazione si conceda un momento di riflessione.

Non chiediamo che le regole vengano infrante.

Chiediamo di valutare se esista, nel rispetto delle regole, una possibilità per non cancellare con una procedura una storia costruita in trent’anni.

Perché una differenza economica può essere misurata.

Una storia di trent’anni no.

Quanto vale un luogo che crea lavoro, aggregazione, relazioni e porta persone a vivere Cassano?

Quanto vale una comunità che si riconosce in quel luogo?

Quanto vale qualcosa che, una volta perso, non può essere semplicemente ricostruito?

Chiediamo quindi al Comune di Cassano d’Adda una riconsiderazione della situazione e l’apertura di un confronto concreto con Baky, con le persone che lavorano al Dopolavoro e con la comunità che in questi giorni ha dimostrato quanto questo luogo sia ancora importante.

Non chiediamo un privilegio.

Chiediamo di guardare oltre una cifra.

Di guardare alle persone.

Di guardare a trent’anni di storia.

E di chiedersi se davvero questo sia il modo in cui Cassano vuole perdere un pezzo della propria storia.

Il Dopolavoro non è soltanto un immobile comunale.

È un pezzo di Cassano.

E prima di chiudere quella porta, chiediamo che qualcuno abbia il coraggio di fermarsi, guardare ciò che c’è stato dietro quelle porte per trent’anni e domandarsi se esista ancora un modo per non perderlo.

Questa petizione nasce dalle persone del Dopolavoro.
Da chi gli vuole bene.
Da chi lo considera parte della propria storia.
E da chi non vuole semplicemente stare a guardare mentre quella storia finisce.

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