Petition updateRiformare il sistema di riscossione delle cartelle esattoriali

Conti correnti e poteri del Fisco: la CEDU richiama l’Italia, la riscossione deve avere dei limiti

Raffaele AmiciRome, Italy
Sep 7, 2026

Conti correnti e poteri del Fisco: la CEDU richiama l’Italia. Anche la riscossione deve avere dei limiti

La Corte europea censura l’accesso ai dati bancari senza garanzie sufficienti. Intanto la petizione per l’esdebitazione erariale supera le 400 firme: ora l’obiettivo è trasformare questa mobilitazione in una vera proposta nazionale
C’è un confine che anche lo Stato deve rispettare.

Combattere l’evasione fiscale è necessario. Riscuotere le imposte è un diritto e un dovere dello Stato. Ma esercitare questi poteri non significa poter entrare senza limiti nella sfera economica e privata del contribuente.

A ricordarlo all’Italia è stata, ancora una volta, la Corte europea dei diritti dell’uomo.

L’8 gennaio 2026, nella causa Ferrieri e Bonassisa contro Italia, la CEDU ha esaminato il sistema utilizzato dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito di verifiche fiscali che avevano comportato l’accesso e l’esame dei dati bancari dei contribuenti: informazioni sui conti correnti, movimentazioni e altre operazioni finanziarie.

È importante essere precisi: la sentenza riguarda l’Agenzia delle Entrate, non direttamente l’Agenzia delle entrate-Riscossione.

Ma il principio affermato dalla Corte interessa tutto il rapporto tra cittadino e potere fiscale.

Secondo Strasburgo, il sistema italiano non offriva garanzie sufficienti contro possibili abusi o arbitrarietà e lasciava all’autorità fiscale un margine troppo ampio nella decisione di accedere ai dati bancari, senza un adeguato controllo giudiziario o indipendente. La Corte ha quindi riconosciuto una violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela la vita privata.

Non significa che il Fisco non possa più controllare i conti correnti.

Significa qualcosa di diverso e, a mio avviso, ancora più importante: anche il potere fiscale deve avere regole, limiti, proporzionalità e controlli.

Ed è proprio da questo principio che dobbiamo partire.

Se esistono limiti nell’accertamento, quali devono essere i limiti della riscossione?
Dopo l’accertamento arriva, in molti casi, la riscossione.

  1. Cartelle
  2. Intimazioni
  3. Fermi amministrativi
  4. Ipoteche
  5. Pignoramenti

Agenzia delle entrate-Riscossione dispone degli strumenti previsti dalla legge per recuperare i crediti affidati dagli enti impositori e mette a disposizione del contribuente servizi per conoscere la situazione debitoria, verificare le procedure in corso, chiedere rateizzazioni o, nei casi previsti, la sospensione della riscossione.

Ma la domanda che questa petizione pone è un’altra: che cosa deve accadere quando il contribuente, dopo dieci, quindici o vent’anni, non ha più alcuna concreta possibilità di pagare ed ha un'età avanzata?

La vita nel frattempo cambia, può cambiare il lavoro, può cambiare la salute, può terminare un’attività imprenditoriale, può arrivare una separazione, può diminuire drasticamente il reddito, può scomparire il patrimonio.

E soprattutto diminuisce un elemento che raramente viene preso in considerazione: il tempo che resta a disposizione della persona per produrre reddito e pagare quel debito.

Una persona di 35 anni e una persona di 70 anni non hanno davanti la stessa prospettiva economica.

Un contribuente che guadagnava 5.000 euro al mese quindici anni fa e oggi vive con 1.200 euro non possiede più la stessa capacità di pagamento.

Eppure il debito resta, spesso cresce (interessi, sanzioni, oneri, aggio, spese, onorari, lacci e lacciuoli)!

Continua a essere contabilizzato, vengono applicati gli accessori previsti dalla legge e possono continuare le procedure di recupero.

Arriviamo così al paradosso: esiste formalmente un credito dello Stato, ma economicamente non esiste più alcuna possibilità concreta di incassarlo.
Tempo rimanente e reddito: i due fattori che non possiamo continuare a ignorare
È questo uno dei principi fondamentali della petizione per l’esdebitazione erariale.

La capacità di pagare un debito non può essere valutata soltanto guardando quanto era dovuto vent’anni prima.

Bisogna guardare la persona oggi.
Qual è il suo reddito?
Qual è il suo patrimonio?
Quanti anni di attività lavorativa gli rimangono?
Quali sono le sue spese indispensabili?
Ha una famiglia da mantenere?
Ha problemi di salute?

Esiste una ragionevole possibilità che quel debito venga pagato durante la sua vita?
Se la risposta è no, dobbiamo avere il coraggio di prendere atto della realtà.
Non si tratta di cancellare indiscriminatamente i debiti.
Non si tratta di premiare chi possiede beni e patrimoni e li nasconde.
Non si tratta di proteggere chi può pagare e decide deliberatamente di non farlo.
Si tratta di distinguere chi non vuole pagare da chi non può più farlo.
Un credito non riscosso per vent’anni pone anche un problema di responsabilità dello Stato
C’è poi una domanda che continuo a porre.

Se un credito pubblico non è stato recuperato per dieci, quindici o vent’anni, nonostante lo Stato disponga di strumenti di accertamento e riscossione, possiamo continuare a parlare soltanto della responsabilità del contribuente?
Oppure dobbiamo iniziare a interrogarci anche sull’efficienza del sistema?
Prescrizioni, procedure infruttuose, ricorsi, errori, notifiche contestate, crediti mantenuti in giacenza per anni: tutto questo deve essere analizzato.

Se una procedura non incassa nulla, ha comunque un costo.
Se un pignoramento è infruttuoso, lo Stato ha sostenuto un’attività amministrativa senza recuperare il credito.
Se un fermo amministrativo impedisce a una persona di lavorare senza produrre alcun pagamento, dobbiamo chiederci se quella misura abbia realmente raggiunto il proprio scopo.
Se un credito è diventato definitivamente inesigibile, continuare a mantenerlo aperto non significa aver recuperato denaro per la collettività.
Significa soltanto continuare a registrare un numero.

La CEDU (Corte Europea dell'Uomo) ci ricorda che il cittadino non perde i propri diritti davanti al Fisco
La sentenza Ferrieri e Bonassisa è importante proprio per questo.
La Corte europea non ha negato allo Stato il potere di effettuare controlli fiscali.
Ha affermato che tali poteri devono essere accompagnati da garanzie adeguate.
E questo principio dovrebbe valere anche quando dal controllo si passa alla riscossione.
Il diritto dello Stato a recuperare un credito non può trasformarsi in un potere senza limiti temporali, economici e umani.
La dignità della persona non scompare davanti a una cartella esattoriale.
Il diritto al lavoro non scompare.
La tutela della famiglia non scompare.
La necessità di conservare un reddito sufficiente per vivere non scompare.
Ed è proprio per questo che chiediamo una vera esdebitazione erariale per chi si trovi in una condizione accertata di incapienza permanente.

Abbiamo superato le 400 firme. Grazie.
Quando ho iniziato questa petizione non sapevo quante persone avrebbero condiviso questo pensiero.
Oggi abbiamo superato il muro delle 400 firme.

A tutti coloro che hanno firmato, condiviso e dato fiducia a questa iniziativa va il mio ringraziamento più sincero.

Quattrocento firme non sono soltanto quattrocento clic.
Sono quattrocento persone, quattrocento voci, quattrocento cittadini che hanno deciso che questo problema merita di essere discusso.
E questo percorso deve continuare.

L’obiettivo non è fermarsi a una petizione online.

Vogliamo far crescere questa mobilitazione fino a creare le condizioni per una vera iniziativa nazionale, capace di portare davanti al Parlamento una proposta normativa sull’esdebitazione erariale e sulla riforma del sistema della riscossione.
Dobbiamo diventare migliaia.
Dobbiamo far conoscere questa proposta agli organi di stampa.
Dobbiamo raggiungere famiglie, lavoratori autonomi, pensionati, professionisti, commercianti e piccoli imprenditori.

Perché questa non è la battaglia di chi non vuole pagare le tasse.
È la battaglia di chi chiede allo Stato di guardare la realtà.

Di distinguere.

Di essere efficiente quando deve riscuotere.

E di sapere fermarsi quando continuare non serve più a incassare, ma soltanto a compromettere definitivamente la vita di una persona.

La nostra richiesta
Chiediamo:

⚖️ di distinguere chi non vuole pagare da chi non può più farlo;
❤️ di tutelare la dignità della persona e della famiglia;
🛑 di fermare procedure economicamente inutili sui debiti definitivamente inesigibili;
📊 di valutare età, reddito, patrimonio e concreta capacità futura di pagamento;
📢 di introdurre una vera procedura di esdebitazione erariale;
🏛️ di riformare profondamente il sistema della riscossione.

La Corte europea ci ha ricordato che anche il potere fiscale incontra dei limiti.
Adesso chiediamo che questo principio entri anche nella cultura della riscossione.
Un debito impossibile da pagare non può diventare una condanna per tutta la vita.

✍️ Firma e condividi la petizione
https://www.change.org/esdebitazione-erariale

Oltre 400 persone hanno già scelto di far sentire la propria voce. Adesso abbiamo bisogno anche della tua.

Raffaele Amici

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