
Restituiamo l'etere ai cittadini: una radio FM per ogni comunità
Il problema
Ai vertici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), all'AGCOM e ai membri del Parlamento Italiano,
oggi per una scuola, un'associazione, una parrocchia o un gruppo di cittadini trasmettere in FM è di fatto molto difficile, per costi e procedure. Chiediamo una riforma che renda questo diritto accessibile a tutti, con regole chiare e nel rispetto delle emittenti esistenti.
Cosa chiediamo
Una modifica del Testo Unico dei servizi di media audiovisivi (TUSMA, D.Lgs. 208/2021) che introduca:
Un servizio di radio comunitarie a bassa potenza ("LPFM Italia"). Riservato a emittenti locali senza scopo di lucro. Frequenze, potenze e parametri tecnici non vengono fissati per legge: li stabilisce il MIMIT, con l'AGCOM, sulla base di verifiche tecniche, aggiornandoli nel tempo.
Un'assegnazione online, rapida e automatizzata. Una piattaforma dove chiunque indica la propria posizione e la potenza di cui ha bisogno, e riceve la frequenza disponibile in quella zona, sulla base di una banca dati pubblica sempre aggiornata.
Autorizzazioni gratuite o a canone simbolico, senza scopo di lucro. Aperte a scuole, università, associazioni culturali, parrocchie, circoli, enti del terzo settore e cittadini.
Niente pubblicità commerciale di grandi marchi; sono ammessi brevi messaggi di sostegno e piccole sponsorizzazioni locali, destinati esclusivamente alla copertura dei costi vivi di gestione (energia elettrica, manutenzione).
Prevista anche la condivisione oraria della frequenza (time-sharing).
Tutela delle emittenti già autorizzate. Le nuove radio non devono causare interferenze dannose a chi già trasmette, e devono adeguarsi o cessare le trasmissioni se questo accade.
Perché ora
Negli anni '70 le Radio Libere hanno dimostrato che la radio può essere uno strumento di aggregazione e di democrazia. Oggi lo spettro FM è accessibile quasi solo a grandi gruppi editoriali, per via di costi proibitivi.
Con l'evoluzione del settore verso il digitale (DAB+), si aprono in prospettiva nuovi spazi per ripensare l'uso dell'etere a vantaggio dei territori.
Esperienze simili esistono già: negli Stati Uniti il Low Power FM dal 2000, in Francia le radio associative, in Irlanda e nel Regno Unito le radio comunitarie.
Chiediamo all'Italia di fare un passo in più: un accesso semplice, immediato e digitale.
Non chiediamo di togliere spazio a nessuno, ma di garantire che ci sia posto anche per chi oggi ne è escluso.
L'etere deve tornare a essere uno spazio di espressione accessibile, regolamentato e inclusivo.
Firma per l'Inclusione dell'Etere.

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Il problema
Ai vertici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), all'AGCOM e ai membri del Parlamento Italiano,
oggi per una scuola, un'associazione, una parrocchia o un gruppo di cittadini trasmettere in FM è di fatto molto difficile, per costi e procedure. Chiediamo una riforma che renda questo diritto accessibile a tutti, con regole chiare e nel rispetto delle emittenti esistenti.
Cosa chiediamo
Una modifica del Testo Unico dei servizi di media audiovisivi (TUSMA, D.Lgs. 208/2021) che introduca:
Un servizio di radio comunitarie a bassa potenza ("LPFM Italia"). Riservato a emittenti locali senza scopo di lucro. Frequenze, potenze e parametri tecnici non vengono fissati per legge: li stabilisce il MIMIT, con l'AGCOM, sulla base di verifiche tecniche, aggiornandoli nel tempo.
Un'assegnazione online, rapida e automatizzata. Una piattaforma dove chiunque indica la propria posizione e la potenza di cui ha bisogno, e riceve la frequenza disponibile in quella zona, sulla base di una banca dati pubblica sempre aggiornata.
Autorizzazioni gratuite o a canone simbolico, senza scopo di lucro. Aperte a scuole, università, associazioni culturali, parrocchie, circoli, enti del terzo settore e cittadini.
Niente pubblicità commerciale di grandi marchi; sono ammessi brevi messaggi di sostegno e piccole sponsorizzazioni locali, destinati esclusivamente alla copertura dei costi vivi di gestione (energia elettrica, manutenzione).
Prevista anche la condivisione oraria della frequenza (time-sharing).
Tutela delle emittenti già autorizzate. Le nuove radio non devono causare interferenze dannose a chi già trasmette, e devono adeguarsi o cessare le trasmissioni se questo accade.
Perché ora
Negli anni '70 le Radio Libere hanno dimostrato che la radio può essere uno strumento di aggregazione e di democrazia. Oggi lo spettro FM è accessibile quasi solo a grandi gruppi editoriali, per via di costi proibitivi.
Con l'evoluzione del settore verso il digitale (DAB+), si aprono in prospettiva nuovi spazi per ripensare l'uso dell'etere a vantaggio dei territori.
Esperienze simili esistono già: negli Stati Uniti il Low Power FM dal 2000, in Francia le radio associative, in Irlanda e nel Regno Unito le radio comunitarie.
Chiediamo all'Italia di fare un passo in più: un accesso semplice, immediato e digitale.
Non chiediamo di togliere spazio a nessuno, ma di garantire che ci sia posto anche per chi oggi ne è escluso.
L'etere deve tornare a essere uno spazio di espressione accessibile, regolamentato e inclusivo.
Firma per l'Inclusione dell'Etere.

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Petizione creata in data 3 ottobre 2026