Più lavoro e meno degrado per Roma. Lo scandalo del progetto bloccato dalla Regione

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Il problema

Aprire 3 sale cinematografiche in 3 diverse zone di Roma, proprio mentre il settore attraversa una crisi profondissima e le sale chiudono. Creare nuovi posti di lavoro. Attivare e attrarre nuovi investimenti. Riqualificare il tratto di Via del Corso che sfocia in Piazza del Popolo, mettendo fine al degrado che da anni rovina un pezzo storico della città. 


Con questi obiettivi fondamentali viene lanciata una petizione per sbloccare il progetto, ostaggio da 12 anni della burocrazia e di veti politici. Nonostante il parere positivo espresso dalla Regione Lazio in Conferenza dei Servizi e la validità della proposta certificata in più sedi, la Regione stessa ha di fatto poi incomprensibilmente sbarrato la strada a un’iniziativa in grado di garantire benefici ai cittadini in più settori.


Ora è tempo di voltare pagina. Roma non merita di sprecare un potenziale così importante. Non se lo può permettere. Sbloccare il progetto significa riaprire tre sale, oggi chiuse e abbandonate: oltre alla riapertura di una delle quattro del Metropolitan, anche l’Apollo nel Municipio I e l’Airone nel Municipio VII. Tutto ciò mentre continuano a chiudere sale in città: sarebbe un’inversione di tendenza positiva, di enorme portata, sia simbolica che sostanziale. Sbloccare il progetto significa rigenerare e far rinascere un tratto strategico di Via del Corso. La condizione in cui versa attualmente quel pezzo di strada rappresenta uno sfregio e un’umiliazione per tutta la città: i negozi chiudono e vengono sostituiti dagli abusivi, i turisti che vogliono ammirare lo splendore di Roma si imbattono invece in una strada buia e degradata. L’Ex Metropolitan diventerebbe uno spazio commerciale di elevato standard qualitativo che collocherebbe Roma in linea con analoghe esperienze e progettualità di ampio respiro che caratterizzano le principali capitali europee. In una delle 4 sale rinascerebbe un cinema, con entrata autonoma e indipendente, in grado di garantire una proposta cinematografica partecipata e aperta alla cittadinanza: la struttura infatti concessa per 4 mesi l’anno in uso al Comune. Dall’altra parte lo  spazio commerciale,  capace di attrarre brand di caratura internazionale e di mettere in moto innovazione e fermento creativo. 


Sbloccare il progetto significa attivare subito oltre 60 posti di lavoro e più di 15 milioni di investimenti privati, di cui 7 milioni verrebbero versati come oneri nelle casse del Comune. Tali investimenti assicurerebbero nuova linfa al centro e alle zone in cui riaprirebbero i cinema. Si innescherebbe un effetto domino positivo, facendo letteralmente rinascere interi pezzi di città che oggi sono desolatamente spenti, trascurati, se non addirittura dimenticati. Si parla continuamente e giustamente di aumentare gli spazi culturali e di investire per creare lavoro e programmare la crescita del turismo. Poi si creano opportunità per andare in questa direzione e vengono osteggiate. Bocciando il progetto, la Regione Lazio ha soffocato energie, entusiasmo e nuova vitalità, ottenendo soltanto una struttura chiusa e abbandonata e una strada in decadenza.


Chiediamo alla prossima amministrazione regionale - a prescindere dal colore politico - di sbloccare il progetto, che contribuirebbe davvero a modernizzare la città, a rigenerare spazi di cultura e di aggregazione sana, a garantire ossigeno al tessuto imprenditoriale e al mondo del lavoro, a far rivivere pezzi di Roma per troppo tempo umiliati.  
Serve il contributo di tutti e basta una semplice firma.

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