Vittoria confermata

Attivare gli organi preposti e richiamare le autorità indiane sugli elementari diritti giuridici e umani dei due militari, da oltre trenta mesi privati della libertà personale in attesa di processo.

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OGGETTO DELLA PETIZIONE:

Vicenda relativa ai due cittadini italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Sottufficiali della Marina Militare in forza al 2° Rgt. della Brigata marina “San Marco” in servizio antipirateria nell’ambito di EU NAVFOR Somalia - operazione Atalanta a bordo della petroliera Enrica Lexie. Tratti in arresto in Kerala (India) e trattenuti su basi indiziarie con l'accusa di aver ucciso due pescatori, il 15 febbraio 2012. Da oltre trenta mesi in attesa di processo.

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- Visto l'Art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'uomo e delle Libertà fondamentali (di seguito CEDU), che tutela il diritto a un equo processo;

- Visto l'Art. 7 della CEDU, "Nulla Poena sine Lege", che prevede l'impossibilità di essere condannati "per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso";

- Visto l'Art. 33/1 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (di seguito UNCLOS), relativo alle competenze dello Stato costiero nella zona contigua al suo mare territoriale;

- Considerato che: "EU NAVFOR Somalia - operazione Atalanta" è una missione diplomatico-militare dell'Unione Europea per prevenire e reprimere gli atti di pirateria marittima, a sostegno alle risoluzioni ONU 1814, 1816, 1838 e 1846 adottate nel 2008 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". Tenuto inoltre contro che lo scopo della stessa è, tra gli altri, proteggere le navi mercantili che transitano tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e l'Oceano Indiano;

- Considerate la Risoluzione del Parlamento Europeo "P6_TA(2008)0519" (del 23 ottobre 2008) e la normativa di riferimento dalla stessa menzionata, che impegnano i paesi membri dell’Unione, su base volontaria all’attività di prevenzione contrasto e repressione della pirateria marittima a cui l’Italia partecipa con uno schieramento di navi militari, mezzi aerei e personale;

- Considerata la Risoluzione del Parlamento Europeo "P7_TA(2012)0203" (del 10 maggio 2012), la quale prevede espressamente al punto ‘Q’ l’impiego di scorte armate su navi mercantili come regolamentato da norme nazionali; e al successivo paragrafo 30 "osserva che, in base al diritto internazionale, in alto mare si applica sempre alle navi e al personale militare a bordo - dunque anche nel caso di interventi di lotta alla pirateria - la giurisdizione nazionale dello Stato di bandiera; rileva inoltre che nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave, neanche se si tratta di misure investigative”;

- Considerato che la Repubblica Italiana, con Legge 2 agosto 2011, n. 130: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge n. 107 del 12 luglio 2011, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria", ha previsto e fissato le modalità di impiego dei nuclei militari di protezione (NMP) e delle scorte armate private a bordo delle navi italiane;

- Considerato che i militari comandati a prestare servizio antipirateria sulle navi italiane sono a tutti gli effetti "membri delle Forze Armate della Repubblica Italiana"; operano come organo dello Stato in forza di leggi nazionali e risoluzioni internazionali; godono pertanto delle tutele di diritto loro riconosciute dalle regole consuetudinarie dall’istituto giuridico dell’immunità funzionale dalla giurisdizione dello Stato estero, posto il loro operato sotto la piena ed esclusiva responsabilità dello Stato;

- Considerato che i fatti che vedono coinvolto personale italiano - le cui responsabilità devono ancora essere accertate - si sono svolti “in alto mare” ben oltre le 12 miglia nautiche dalla costa, quindi fuori dal limite delle acque territoriali dell’India, come ha riconosciuto la stessa Suprema Corte con sentenza del 18 gennaio 2013, dichiarando nulle le pretese di giurisdizione dello stato del Kerala e avocando il giudizio ad una speciale corte federale;

- Considerato che la nostra nave era in transito e non era previsto alcuno scalo. La pertinenza dell’India nella zona contigua (12-24 miglia nautiche dalla costa) in cui è avvenuto l’incidente alla nave italiana da parte di sconosciuti, è limitata al controllo del rispetto di leggi e regolamenti doganali, fiscali, sanitari e di immigrazione – e limitatamente alle navi dirette o provenienti dall’India, come previsto dal già citato l'Art. 33/1 UNCLOS;

- Considerato che l'azione coercitiva, operata dai funzionari indiani e dal loro personale armato, che ha permesso l’arresto dei due militari italiani - cittadini dell’Unione - è avvenuta a bordo della Enrica Lexie, quindi a tutti gli effetti sotto giurisdizione del territorio della Repubblica italiana. Tenuto inoltre conto delle modalità profondamente lesive dell'atto nei confronti della dignità e dei principi dell’Italia e della stessa Unione Europea;

- Considerato che i due militari italiani hanno sempre dichiarato la loro innocenza riguardo alla morte dei due pescatori;

- Considerato che le dichiarazioni pubbliche rese ai media di fronte a ufficiali di polizia - nell'immediatezza dei fatti dal Comandante del St.Antony - collocano la sparatoria contro il peschereccio stesso alle 21:30, ben cinque ore dopo l'incidente occorso alla Enrica Lexie;

- Considerando la "Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo e al Comitato Economico e Sociale Europeo (SEC(2004) 768)" per una partnership strategica UE-India e "l'Accordo di cooperazione tra la Comunità Europea e la Repubblica dell'India sulla compartecipazione e sullo sviluppo (L 223/24, 27.08.94)" i quali prevedono uno sviluppo delle relazioni tra l'UE e l'India, ferma restando la necessità di provvedere a maggiori adempimenti giuridici e sociali riguardanti la tutela dei diritti umani e il rispetto delle norme internazionali. Tenuto conto che ad oggi, in mancanza di qualsiasi adempimento delle norme europee e internazionali a tutela dei diritti umani, oltre trenta mesi dopo i fatti, gli inquirenti indiani non hanno ancora formulato di fronte ad alcun tribunale i capi di accusa per i quali i militari italiani sono tenuti a rispondere, stante la evidente mancanza di prove e in completo dispregio dei più elementari diritti della difesa continuano a privare i due accusati della libertà personale;

- Considerando che in India vige per il reato di omicidio la pena di morte.

Si chiede all'Unione Europea, per quanto di propria competenza, di porre urgentemente in essere una strategia al fine di individuare gli organi opportuni ad agire e a sollecitare le autorità indiane affinché siano ripristinati onorabilità dell'UE (tenendo conto degli obblighi derivanti all'India dalla partnership stabilita) e gli elementari diritti in materia giuridica dei due militari, che da oltre trenta mesi vengono privati della libertà personale, in assoluta mancata ottemperanza del rispetto dei diritti umani.
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QUI PUOI CONSULTARE IL TESTO COMPLETO DELLA PETIZIONE DEPOSITATA A BRUXELLES LO SCORSO 29 SETTEMBRE 2014 CHE TI INVITIAMO, SE LO RITIENI GIUSTO, A FIRMARE E DIFFONDERE TRA I TUOI AMICI.



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