Lettera di Gian Carlo Caselli "Ecco perché condivido l'appello del Fatto"

Il Fatto del 7 novembre ha pubblicato una documentatissima inchiesta di Vincenzo Iurillo che racconta di un boom di “dissociazioni” fra i camorristi detenuti. Tema che (è lo stesso Iurillo a rilevarlo) rimanda alla recente sentenza della Consulta sull’ergastolo ostativo.
Da sempre, proprio i detenuti costituiscono un problema complesso per l’intero pianeta mafia. In una intercettazione un boss di Cosa Nostra ammonisce che “i nostri in carcere li dobbiamo cercare in qualunque maniera di accontentarli… di portargli il più rispetto possibile”. Per parte loro i detenuti hanno spesso lanciato segnali di inquietudine e insofferenza. Mafiosi di rango (tra cui i Ganci, i Graviano e Pippo Calò), nel corso di una udienza del “Borsellino ter”, comunicano di avere intrapreso uno sciopero della fame contro il regime carcerario speciale. Leoluca Bagarella legge una lunga dichiarazione contro il 41 bis “a nome di tutti gli altri imputati… stanchi di essere umiliati, strumentalizzati, vessati e usati come merce di scambio dalle varie forze politiche” e “presi in giro (con) promesse non… mantenute”. Pietro Aglieri chiede con una lettera “un ampio confronto tra detenuti… per trovare soluzioni intelligenti e concrete che producano dei frutti positivi…”. Una iniziativa finalizzata all’emanazione di nuove norme che consentano, anche ai condannati al carcere a vita, di nutrire qualche speranza di revisione dei processi. (Continua a leggere sul sito)
di Gian Carlo Caselli, ex magistrato