Come si impedisce che escano i boss, l'intervento di Vittorio Teresi

I magistrati che celebrano processi di mafia nei territori endemicamente infestati dalle rispettive organizzazioni criminali, sono (o sono stati fino a pochissimo tempo fa) come squadre che giocano in trasferta. Non godono del favore della gente: le realtà territoriali in cui operano cosa nostra, ‘ndrangheta, sacra corona unita e camorra sono tendenzialmente più vicine a esse che ai rappresentanti dello Stato.
Al contrario, le autorità giudiziarie che si sono trovate a fare indagini e celebrare processi di mafia dove questa si è insediata in epoche recenti e solo per ragioni di sfruttamento delle risorse economiche (Lombardia, Toscana, Piemonte, Liguria) potevano godere dell’appoggio dell’opinione pubblica, quindi giocavamo in casa, in campo amico. È una differenza non di poco conto, che attiene alla natura stessa delle organizzazioni mafiose più antiche. Cosa Nostra siciliana, per esempio, ha da sempre esercitato sul territorio una pretesa di dominio assoluto ed esclusivo, ponendosi (verso le popolazioni residenti) come l’unica autorità legittimata a esercitare il potere, naturalmente con gli strumenti della violenza e della minaccia diffusi, al punto da produrre quell’intimidazione ambientale che ha a sua volta prodotto la sottomissione di larga parte della popolazione. (Continua a leggere sul sito)
di Vittorio Teresi, Sostituto procuratore della Repubblica a Palermo