Maternità Autonome: basta ritardi, calcoli penalizzanti e disparità sui rischi dall'INPS.

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Il problema

Il tempo e la salute di una madre lavoratrice autonoma e del suo bambino non valgono meno di quelli di una lavoratrice dipendente. Oggi lo Stato italiano, attraverso le regole della Gestione Separata INPS, discrimina fortemente le madri con Partita IVA, costringendole a subire calcoli iniqui, ritardi cronici sui pagamenti e una totale assenza di tutele per i lavori usuranti nel momento di massima vulnerabilità.

Chiediamo una riforma urgente su quattro punti fondamentali:

  1. Stop ai pagamenti posticipati e ai calcoli falsati
    Attualmente l'INPS calcola l'indennità basandosi sui 12 mesi precedenti l'evento, ma pretende di verificare i dati reali solo con la dichiarazione dei redditi dell'anno successivo. Questo crea un doppio danno: da un lato l'INPS eroga spesso solo un acconto minimo rimandando il saldo a quasi due anni dopo (quando le spese per il neonato vanno affrontate subito); dall'altro, il calcolo finisce per includere proprio i mesi di gravidanza, in cui una donna è spesso costretta a rallentare il lavoro e fatturare meno, abbassando così l'importo del sussidio stesso.

    Chiediamo un'erogazione immediata basata su redditi storici consolidati e sulle fatturazioni reali già emesse, unita alla fissazione di una base di calcolo pluriennale (sui 36 mesi precedenti) per non penalizzare i picchi negativi legati alla gravidanza, ed anche una drastica rivalutazione della soglia minima di indennità già prevista, oggi del tutto irrisoria e insufficiente a garantire una vita dignitosa e la tenuta economica di una professionista.
  2. Innalzamento della tutela al 100% (o 90% reale)
    Sebbene la legge permetta giustamente alle autonome della Gestione Separata di continuare a fatturare durante la maternità per non perdere i clienti, l'indennità statale copre solo l'80% della media dei redditi. A differenza delle lavoratrici dipendenti, che vedono la loro busta paga integrata al 100% dal datore di lavoro, le autonome devono pagare da sole le spese fisse della propria attività (tasse, strumenti, software, affitti) che non si fermano mai.

    Chiediamo che lo Stato riconosca almeno il 90% del valore del lavoro autonomo.
  3. Estensione dell'interdizione anticipata per rischio lavorativo
    Oggi una lavoratrice dipendente che svolge mansioni pesanti, faticose o pericolose viene tutelata e mandata a casa in maternità anticipata fin dai primi mesi di gestazione. Una lavoratrice autonoma che svolge lo stesso identico lavoro pesante non ha diritto a nulla, a meno che non subentrino gravi patologie mediche certificate.

    Chiediamo che il diritto alla salute del bambino e della madre sia universale: anche le autonome che svolgono mansioni usuranti o ad alto rischio devono poter accedere alla maternità anticipata per motivi ambientali o fisici, senza essere costrette a scegliere tra l'incolumità della gravidanza e il collasso economico.
  4. Riforma reale dei congedi parentali (più tutela e flessibilità)
    L'accesso ai congedi parentali per i lavoratori autonomi della Gestione Separata resta limitato nelle tempistiche e fortemente penalizzato sul piano economico. Pretendere l'astensione totale dal lavoro a fronte di una retribuzione del 30% equivale a una pacca sulla spalla e un caffè: una misura puramente formale che costringe la maggior parte delle professioniste a riprendere l'attività immediatamente dopo il parto, senza un adeguato periodo di recupero e cura del neonato.

    Chiediamo un innalzamento significativo delle percentuali di indennizzo e una reale flessibilità di fruizione (es. congedi ad ore o a giornate senza l'obbligo di chiusura o sospensione totale dell'attività), affinché il diritto alla genitorialità sia fruibile anche da chi lavora in proprio.


Sostenere la natalità significa sostenere TUTTE le mamme, senza trasformare la Partita IVA in una penalizzazione.

 

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Noemi ScarciofaloPromotore della petizioneFiglia, moglie, mamma e logopedista: in famiglia imparo l'ascolto, nel mio lavoro gli do voce e qui mi impegno per sostenere le cause che chiedono un cambiamento reale.

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