Petition updateMai più abusi di potere, di coscienza, finanziari e sessuali. MAI PIU'.LA ZIZZANIA - Responsabilità pastorale dei Vescovi
RENATA PATTIMilano, Italy
Dec 2, 2018

I  MOVIMENTI  CATTOLICI  - dal Blog di Sandro Magister

http://chiesa.espresso.repubblica.it/movimenti_cattolici.html

3.7.1997 - L’irresistibile ascesa dei focolarini. L’altra metà della Chiesa.

“…

Intervista a Chiara Lubich

In gennaio, in Thailandia, Chiara Lubich ha parlato a 800 monaci buddisti e al loro gran maestro Ajahn Thong. In maggio ha predicato, prima donna bianca, nella moschea di Malcom X e dei Musulmani neri, a Harlem. Si può diventare focolarini anche restando buddisti o musulmani. La fondatrice conferma: «Di non cristiani ne abbiamo 30.000».

Ma una volta i missionari non partivano per convertire e battezzare gli infedeli?

«Questa era l’evangelizzazione classica. Ma oggi è l’ora del dialogo. Noi testimoniamo la nostra vita cristiana e questo basta perché gli altri ne siano colpiti».

Non vi capita d’incontrare sospetto o diffidenza?

«No, mai. Solo ammirazione. Un monaco buddista thailandese cui abbiamo dato il nome di Luce Ardente è stato nella nostra cittadella di Loppiano, vicino a Firenze. La sera metteva le scarpe fuori della stanza e, senza chiedere niente, la mattina le trovava lucidate. Perché fate questo? ci chiedeva. Perché ti vogliamo bene, rispondevamo. Era commosso».

Sempre così da voi: un mondo tutto felice. Troppo bello per essere vero...

«La nostra gioia nasce dal nostro amare il dolore. Per amare l’altro bisogna completamente svuotare sé stessi. Se l’altro fa anche lui questa rinuncia a sé, scatta l’unità. E a chi fa unità, Gesù ha promesso la pienezza della gioia».

Ma possibile che le vostre siano tutte fiabe a lieto fine, con lei come fata?

«Che la storia dei focolari sia meravigliosa, è la verità».

E quelli che se ne vanno via? Di motivi critici ne avranno.

«Quelli che ci lasciano lo fanno perché non hanno voluto morire: non hanno voluto rinnegare se stessi e prendere la croce. Oppure perché sono psicologicamente inabili alla vita del movimento. Oppure perché sono stati soverchiati dalle tentazioni».

Anche il Vaticano, all’inizio, vi guardava con occhio critico.
«In effetti ci hanno messo sotto studio per anni. Ma ricordo che, l’uno dopo l’altro, ogni loro ispettore se n´è sempre andato via commosso, conquistato da quello che aveva visto».

E oggi avete persino il ramo dei focolarini vescovi. Degli italiani, chi c’è?
«Ennio Antonelli, il segretario della Conferenza episcopale. E poi il vescovo di Pompei, Francesco Saverio Toppi; quello di Nocera Inferiore, Gioacchino Illiano; quello che è coadiutore all´Aquila, Giuseppe Molinari».

E tra i cardinali?
«Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga e presidente della Conferenza delle Chiese d´Europa, Paul Poupard, Paul Augustin Mayer, Franciszek Macharski».

Lei viaggia come il papa. Dove farà il suo prossimo Tour?

«In Argentina e Brasile. Ho incontrato il presidente brasiliano Fernando Cardoso e la moglie quando sono stati in Italia. Sono così entusiasti delle nostre realizzazioni laggiù, che mi daranno il Cruzeiros du Sol, la massima onorificenza brasiliana». 

…”

 

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2005/08/12/focolarini-dal-vaticano-un-si-con-molte-riserve/

Nel suo numero doppio di mezza estate, in data 6-23 agosto 2005, "La Civiltà Cattolica" apre con un articolo di padre Giuseppe De Rosa dedicato al movimento dei Focolari.

Per 11 pagine su 13 l'articolo è una diligente e benevola descrizione del movimento fondato e tuttora presieduto da Chiara Lubich: "probabilmente, tra i movimenti ecclesiali odierni, quello che esercita l'azione più vasta, avendo una diffusione capillare in quasi ogni parte del mondo".

Ma... in cauda venenum. Nelle ultime due pagine "La Civiltà Cattolica" - ovvero la segreteria di stato vaticana che ha controllato e approvato l'articolo - infila una serie di critiche:

“…

"Suscita una certa perplessità il fatto che religiosi e religiosi entrino a far parte del movimento dei Focolari, affermando di trarre da questa appartenenza incoraggiamento a vivere in maniera più intensa il carisma del proprio istituto. C'è un certo pericolo che si crei una 'doppia appartenenza' a scapito della propria identità religiosa".

…”

 

Cardinale Carlo Maria Martini: una vita per la Chiesa

https://www.youtube.com/watch?v=2HAxW2lREig&t=137s
  

ARTICOLO pubblicato
su Aggiornamenti Sociali novembre 2017 (754-764)

Carlo Maria Martini: i laici nella Chiesa oltre i luoghi comuni
di Marco Vergottini Teologo

“… Come può la Chiesa diventare anima vitale di un popolo, mantenendo nello stesso tempo il legame con le sue radici neotestamentarie e con la Chiesa universale e particolare, per ritrovare il fondamento, l’origine di tutto il suo agire, il quadro nel quale inserirsi per un comune cammino ecclesiale? L’anno successivo in autunno si svolse il Sinodo dei vescovi, segnatamente la VII Assemblea generale ordinaria (1-30 ottobre 1987) intitolata «La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo». Martini vi prese parte (come a tutti i Sinodi dei vescovi celebrati durante il suo episcopato) e fece un intervento durante i lavori in assemblea.

Ecco un ampio stralcio:

“Principale compito pastorale di fronte alle nuove aggregazioni, come hanno già detto autorevolmente alcuni Padri sinodali, è il discernimento. Esso non significa solo valutazione e giudizio, ma anche accompagnamento in vista di una inserzione cordiale e organica nell’insieme dell’attività formativa e missionaria della Chiesa. Esso richiede un certo tempo e una buona volontà reciproca. Talora si vorrebbe farne a meno, appellandosi alla nativa bontà del carisma, che il vescovo dovrebbe unicamente riconoscere e accogliere.

Si dice «se il vescovo non vuole che esistiamo, siamo pronti a morire; ma non ci si chieda di cambiare nulla del nostro carisma».

Ma così si è già deciso a priori che il proprio carisma è divino e intoccabile.

Talvolta si sente anche invocare il principio di Gamaliele: «i lasci spazio a queste realtà; se non sono da Dio, cadranno da sole». Ma si dimentica che Gamaliele non era un vescovo, e che l’autorità ecclesiastica non può rinunciare alla responsabilità del governo pastorale.

Parecchi Padri hanno già richiamato validi criteri di discernimento.

Io vorrei segnalare due distinzioni preliminari.

Va fatta una distinzione tra le aggregazioni che hanno un compito soprattutto formativo e quelle che propongono un progetto pastorale globale e talora anche un progetto di società.

Nel primo caso il discernimento si eserciterà sulla dottrina e la disciplina liturgica, morale e ascetica.

Nel secondo caso il “discernimento-accompagnamento” deve far sì che una aggregazione adatti il proprio progetto intenzionalmente globale alla realtà concreta di una Chiesa particolare e si inserisca con vera collaborazione in un piano pastorale più ampio.

Nessun richiamo al “carisma” può legittimare una “esenzione” rispetto alle autorità a cui spetta dirigere il cammino comune.

La seconda precisazione riguarda il contesto stesso di “carisma”.

In quello che oggi, forse con troppa facilità, si chiama carisma di un movimento o di un gruppo occorre distinguere almeno quattro cose: le persone che compongono il gruppo, spesso generose e sacrificate; il germe ideale che ne sostiene l’azione, per lo più valido; l’ideologia o sistema dottrinale che viene sviluppandosi attorno all’intuizione di fondo; e infine la prassi concreta: pastorale, formativa, liturgica, talora anche sociale, economica, civile. Il discernimento dovrà tener presenti tutti questi aspetti, e non limitarsi alle intenzioni o alla bontà soggettiva delle persone, e verificare, ad esempio, se la prassi dà segni di esclusivismo, oppure è volentieri aperta alla collaborazione per le imprese comuni; se realizza in pratica i valori evangelici della povertà e dell’umiltà, o si lascia tentare da logiche di potere ecc. In ogni caso si dovrà ricordare che c’è una sola perla preziosa, intoccabile e immutabile: il Regno di Dio e in esso la carità (Caprile 1989, 319 e ss.).

Quello che pare a Martini di dover auspicare come rimedio alla tendenziale autoreferenzialità del singolo gruppo, da una parte, è la docilità a riconoscere l’esercizio di un discernimento da parte dell’autorità ecclesiale competente, nonché l’aprirsi a un franco e serrato dialogo con le altre espressioni di Chiesa, a partire dalla dimensione popolare e istituzionale che connotano la vita diocesana e parrocchiale; dall’altra parte, è urgente attivare un confronto con le forme ordinarie della esperienza civile che accomunano tutti, credenti e non credenti.

A partire dalla Pentecoste del 1998 il cardinale Martini promosse una serie di incontri per i membri delle associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali per favorire un fruttuoso confronto in cui ciascuna realtà potesse coltivare il desiderio di essere a servizio di tutto il popolo di Dio e non soltanto della propria aggregazione. Certamente ciascuno può in modo legittimo sostenere che svolge il proprio servizio dal punto in cui si trova e interpreta la realtà, ma al contempo occorre riconoscere che il servizio va compiuto leggendo la realtà con gli altri fratelli e sorelle nella fede, facendosi carico della responsabilità di ciascuno per l’altro e di tutti per l’insieme.

Nell’anno giubilare, infine, Martini osservava che i grandi raduni piacciono molto ai mass media perché risultano facili da trasmettere, ma il rischio di queste manifestazioni è di non incidere in profondità. In questo senso invitava a raccogliere la sollecitazione di Giovanni Paolo II, che raccomandava di dedicare maggiore attenzione e cura agli eventi celebrati a livello di Chiesa locale, di decanato, di comunità parrocchiali.

... "

 

LA ZIZZANIA 

 https://www.youtube.com/watch?v=7tDAjNNkGDc 

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