LETTERA APERTA: Proposta di confronto sulla crisi dei liberi professionisti

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Il problema

 

Quando un architetto non riesce più a lavorare: dalla crisi individuale alla responsabilità della comunità professionale
Destinatari
All’Ing. Massimo Garbari
Presidente di Inarcassa
Via Salaria, 229 – 00199 Roma
PEC: protocollo@pec.inarcassa.org
E-mail: segreteria.presidenza@inarcassa.it

Al Sen. Renzo Piano
Senatore a vita
Senato della Repubblica
E-mail: renzo.piano@senato.it

Al Sen. Mario Occhiuto
Senatore della Repubblica – Calabria
Senato della Repubblica
E-mail: mario.occhiuto@senato.it

Al Sen. Nicola Irto
Senatore della Repubblica – Calabria
Senato della Repubblica
E-mail: nicola.irto@senato.it

Al Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC)
Via di Santa Maria dell’Anima, 10 – 00186 Roma
E-mail: direzione@cnappc.it
PEC: direzione.cnappc@archiworldpec.it

Oggetto: Proposta di confronto sulla crisi dei liberi professionisti: dalla tutela della categoria a concrete opportunità di ripartenza lavorativa
Gentile Presidente,
Gentili Senatori,
Gentili rappresentanti del Consiglio Nazionale,

vi scrivo dalla Calabria, come architetto libero professionista, per sottoporre alla vostra attenzione una condizione personale che solleva una questione più ampia: che cosa accade quando un professionista conserva competenze, esperienza e volontà di lavorare, ma perde progressivamente le condizioni economiche necessarie per esercitare?

Non vi scrivo per chiedere privilegi o per sottrarmi alle responsabilità della libera professione. Vorrei invece proporre una riflessione sugli strumenti che potrebbero impedire a chi attraversa una grave difficoltà economica di essere progressivamente escluso dal lavoro.

Sono un architetto con una formazione e un’esperienza consolidate nella progettazione, nella ricerca e nella collaborazione con istituzioni e realtà del territorio. Continuo a mettere le mie competenze a disposizione di progetti concreti, anche di interesse pubblico.

Negli anni, tuttavia, mi sono trovato in una situazione economica sempre più difficile: debiti previdenziali e fiscali, condizioni di rateizzazione non compatibili con le mie possibilità effettive e compensi professionali che, pur maturati, tardano a essere liquidati. Le condizioni di rientro prospettate dagli enti della riscossione richiedono una disponibilità iniziale di liquidità che non sono in grado di sostenere.

Si determina così un circolo vizioso: per affrontare i debiti e rispettare gli obblighi occorre lavorare e incassare, ma la difficoltà economica può compromettere proprio la continuità dell’attività professionale e la capacità di sostenere i costi necessari per esercitarla.

La mia esperienza non pretende di rappresentare quella di tutti gli architetti. Pone però una domanda che ritengo meriti attenzione: quali strumenti possono aiutare un professionista che vuole continuare a lavorare a superare una condizione debitoria, senza perdere definitivamente la possibilità di esercitare?

Una crisi individuale che riguarda la comunità professionale
Le difficoltà economiche dei liberi professionisti vengono spesso considerate vicende private: debiti, rate non sostenibili, incarichi mancanti o pagamenti in ritardo. Quando però queste situazioni diventano ricorrenti, è necessario interrogarsi anche sull'adeguatezza degli strumenti di tutela e sul ruolo delle organizzazioni professionali.

Un professionista in difficoltà non perde automaticamente preparazione, esperienza e capacità di svolgere un lavoro utile. Può tuttavia perdere le condizioni materiali per esercitare, con la conseguente dispersione di competenze che potrebbero ancora contribuire alla progettazione, alla rigenerazione urbana, alla cura del patrimonio e alla trasformazione dei territori.

La questione, quindi, non riguarda soltanto il singolo, ma anche la capacità della comunità professionale di valorizzare le risorse umane che ha contribuito a formare.

Mi rivolgo al Presidente di Inarcassa perché ritengo necessario approfondire come il sistema previdenziale possa considerare, nel rispetto delle proprie regole e della sua sostenibilità, le condizioni documentate di grave difficoltà economica degli iscritti.

Mi rivolgo al senatore Renzo Piano, architetto e rappresentante delle istituzioni, perché il valore sociale dell'architettura non può essere separato dalle condizioni in cui operano le persone che la esercitano.

Mi rivolgo al senatore Mario Occhiuto, anche come conterraneo, affinché le difficoltà economiche e professionali dei territori meno forti possano diventare oggetto di attenzione e iniziative concrete.

Mi rivolgo al senatore Nicola Irto perché considero il tema una questione trasversale, che riguarda il lavoro autonomo qualificato e la possibilità di continuare a esercitare una professione.

Al Consiglio Nazionale degli Architetti PPC chiedo di valutare questa riflessione nell'ambito della propria funzione di rappresentanza, individuando le iniziative promuovibili direttamente e quelle che richiedono la collaborazione di altri soggetti.

Non si tratta di attribuire a ciascuno competenze che non gli appartengono, ma di avviare un confronto tra istituzioni e organismi che, con ruoli diversi, possono contribuire a individuare risposte praticabili.

Dalla solidarietà alla possibilità di lavorare
La solidarietà professionale dovrebbe tradursi in strumenti concreti. Un sostegno economico può aiutare a superare una fase critica e un servizio di orientamento può consentire di individuare le soluzioni disponibili. Ma, per ricostruire l'autonomia di una persona, è necessario soprattutto favorire il ritorno al lavoro.

Propongo quindi di avviare una riflessione su tre direzioni complementari.

1. Valutare la fattibilità di un fondo di solidarietà

Uno strumento destinato ai professionisti che si trovino in comprovate condizioni di grave difficoltà economica, basato su requisiti trasparenti, limiti definiti e criteri di accesso verificabili.

Occorrerebbe approfondire quali soggetti potrebbero promuoverlo, quali risorse potrebbero sostenerlo e quali vincoli normativi ne disciplinerebbero il funzionamento. Non presuppongo l'esistenza di un obbligo in capo a Inarcassa o agli Ordini: chiedo che se ne valuti concretamente la fattibilità.

2. Costruire una rete di orientamento previdenziale, fiscale e legale

Chi affronta una crisi debitoria deve spesso confrontarsi con procedure complesse, interlocutori diversi e costi di consulenza difficili da sostenere.

Una rete di primo orientamento, promossa dagli organismi professionali in collaborazione con soggetti qualificati, potrebbe aiutare gli iscritti a comprendere la propria situazione e a individuare tempestivamente i percorsi disponibili, compresi gli strumenti di composizione della crisi previsti dalla legge.

Non si tratterebbe di sostituire i professionisti specializzati o gli organismi competenti, ma di rendere più accessibili le informazioni e favorire interventi tempestivi.

3. Trasformare la solidarietà in opportunità professionali

Questo è il passaggio che considero decisivo. Propongo di valutare la costruzione di una rete che metta in relazione architetti e altri professionisti in difficoltà con amministrazioni locali, università, associazioni, organizzazioni del Terzo settore e soggetti che necessitino di competenze progettuali.

La rete potrebbe favorire la conoscenza di collaborazioni, progetti e occasioni di lavoro, mettendo in relazione competenze disponibili e bisogni reali dei territori.

Ogni iniziativa dovrebbe naturalmente rispettare le norme sugli affidamenti, la concorrenza e la parità di trattamento. Non chiedo incarichi riservati, corsie preferenziali o deroghe alle regole, ma di verificare se gli organismi professionali possano contribuire a rendere più accessibili e conoscibili le opportunità esistenti, facilitando relazioni e collaborazioni legittime.

Gli Ordini e le organizzazioni professionali dispongono di conoscenze territoriali e relazioni istituzionali che potrebbero essere valorizzate anche in questa direzione.

Le tre proposte sono collegate: l'orientamento può aiutare a prevenire l'aggravarsi della crisi, un sostegno mirato può offrire il tempo necessario per affrontarla e una rete di opportunità può contribuire a ricostruire le condizioni economiche per ripartire.

Una responsabilità condivisa, nel rispetto dei ruoli
Sono consapevole che Inarcassa deve garantire l'equilibrio previdenziale nel lungo periodo, che gli Ordini operano entro competenze definite e che i parlamentari non possono sostituirsi agli organismi che amministrano la previdenza o rappresentano la professione.

Proprio per questo non propongo una soluzione improvvisata, ma un confronto finalizzato a verificare quali strumenti siano già attivabili, quali richiedano modifiche normative e quali possano essere sperimentati attraverso collaborazioni tra istituzioni e organizzazioni professionali.

Sono disponibile a raccontare il mio percorso e a partecipare a un approfondimento, nel rispetto della riservatezza dei dati personali e distinguendo la mia vicenda da un'analisi più generale del fenomeno.

Vorrei coinvolgere anche i colleghi che dispongono di incarichi, studi avviati, relazioni istituzionali e maggiore stabilità economica. Non per attribuire loro la responsabilità delle difficoltà altrui, ma perché la condivisione delle conoscenze e delle opportunità può rappresentare una risorsa per l'intera comunità professionale.

Chi conosce occasioni di lavoro può contribuire a renderle visibili; chi dispone di relazioni può favorire incontri e collaborazioni; chi ricopre responsabilità rappresentative può portare il problema nelle sedi in cui si discutono le condizioni della professione.

La richiesta
Chiedo al Presidente di Inarcassa, ai senatori Renzo Piano, Mario Occhiuto e Nicola Irto e al Consiglio Nazionale degli Architetti PPC di valutare l'avvio di un confronto istituzionale sui seguenti temi:

le condizioni di grave difficoltà economica e debitoria dei liberi professionisti e l'adeguatezza degli strumenti di sostegno esistenti;
la fattibilità di un fondo di solidarietà fondato su criteri trasparenti e sostenibili;
l'attivazione di servizi di primo orientamento previdenziale, fiscale e legale;
la costruzione di una rete di informazione e opportunità professionali che favorisca il ritorno al lavoro nel rispetto delle norme vigenti;
la raccolta di dati e testimonianze utili a comprendere la dimensione del fenomeno e valutare l'efficacia delle risposte disponibili.
Chiedo inoltre di individuare una modalità concreta per proseguire il confronto, coinvolgendo i soggetti competenti e verificando la possibilità di avviare un primo percorso di approfondimento.

Non chiedo privilegi né la cancellazione degli obblighi. Chiedo che il problema venga riconosciuto e che chi vuole continuare a lavorare possa avere una possibilità concreta di farlo.

L'architettura è una professione che progetta possibilità, immagina trasformazioni e contribuisce a costruire il futuro dei territori. È difficile accettare che persone ancora in possesso di competenze utili alla collettività possano perdere la possibilità di esercitare soltanto perché non riescono più a sostenere economicamente la propria attività.

La forza di una comunità professionale si misura anche dalla capacità di non disperdere queste competenze e di creare condizioni affinché possano tornare a essere messe al servizio della società.

Mi auguro che questa lettera possa rappresentare l'inizio di un confronto concreto e trasversale, capace di passare dalla solidarietà dichiarata a strumenti verificabili di sostegno, accesso al lavoro e recupero dell'autonomia professionale.

Cordiali saluti,

Francesco De Rose
Architetto libero professionista
Cosenza

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francesco de rosePromotore della petizione

I decisori

Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
Arch. Nicola Irto
Senatore della Repubblica
Arch. Mario Occhiuto
Senatore della Repubblica
Arch. Renzo Piano
Senatore della Repubblica
Ing. Massimo Garbari
Presidente di Inarcassa

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