Update petisiNo ai 200.000 euro alla diocesi di Firenze per la visita del PapaLa petizione è chiusa, la battaglia per una Toscana laica rimane aperta
Circolo UAAR di Firenze
19 Nov 2015
È con tristezza che comunichiamo la chiusura della nostra petizione. La somma stanziata dalla Regione Toscana in favore della Diocesi fiorentina non è ancora stata elargita per intero, ma ormai è chiaro che lo sarà, e dunque il potenziale della nostra petizione si è esaurito.
È bene non confondere il nostro sentimento di tristezza con la disillusione o, ancor peggio, con la rassegnazione. Non siamo disillusi, perché fin dal principio sapevamo fin troppo bene che nel nostro paese la laicità è una conquista faticosa e mai certa. Né tantomeno siamo rassegnati: si è conclusa un'azione e a questa ne faranno seguito altre; sempre con l’obiettivo di informare il maggior numero possibile di cittadini e di riceverne il sostegno per cambiare le cose, perché solo una cittadinanza informata è capace di mobilitarsi per il bene comune. Il nostro circolo può essere il soggetto promotore di azioni di protesta e di sensibilizzazione, ma non può, e non deve, esserne l’unico artefice.
Anziché disillusi o rassegnati siamo invece confortati dal sostegno ricevuto da migliaia di cittadini, credenti e non credenti, che ringraziamo di cuore. Questa eterogeneità tra i nostri sostenitori è un dato di cui ci sentiamo sinceramente fieri, perché significa che siamo riusciti a far passare il messaggio che la laicità non è né una risorsa propagandistica dei non credenti né una minaccia alla libertà religiosa. È semmai vero tutto il contrario: la laicità è la condizione preliminare per garantire la libertà di pensiero di tutti.
Un particolare ringraziamento va infine ai membri della Bandabardò, a Giacomo Costa, Bobo Rondelli e Marco Di Maggio. Sono stati infatti gli unici, su oltre 40 personalità provenienti dai mondi dello spettacolo, delle arti, e dello sport da noi interpellate, ad accogliere il nostro invito a sostenere questa campagna.
Certo, è lecito supporre che tra quelli che non hanno risposto alcuni non abbiano effettivamente ricevuto il messaggio. Così com’è altrettanto plausibile che tra coloro i quali hanno affermato di essere indisponibili per questioni di tempo alcuni fossero in assoluta buona fede. Rimane però un dato che emerge prepotentemente da tutta questa vicenda: di tutte le persone contattate, solo una si è dichiarata esplicitamente contraria, nel merito,alla nostra mobilitazione.
Il bilancio, su questo specifico punto, è con tutta evidenza drammatico, e smentisce la vulgata secondo la quale la lotta per laicità sarebbe politicamente superflua. Al contrario: la laicità è tenuta in considerazione e temuta al tempo stesso, e in questo Paese è diffuso il timore che schierarsi a favore di certe battaglie possa compromettere la propria immagine pubblica e la propria posizione sociale. È però lecito chiedersi: si può parlare di democrazia, quando si ha paura di esprimere pacificamente la propria opinione?
Tra coloro che si sono sottratti al nostro invito, c’è chi ha tenuto a ribadirela propria convinta adesione ai nostri valori. A queste esternazioni rispondiamo chiarendo che l’UAAR non distribuisce patenti di progressismo, né i suoi soci hanno il potere magico di lavare le coscienze. In maniera forse prosaica, ci interessa quello che viene fatto, piuttosto che quello che viene proclamato.
C’è poi chi ha giustificato il proprio rifiuto proclamando di fare “altro” nella vita, rivendicando quindi il proprio diritto a deresponsabilizzarsi in virtù della propria occupazione. È questa un’argomentazione che lascia alquanto perplessi: ci auguriamo che non arrivi mai il tempo nel quale essere cittadini sarà considerato un mestiere.
A quanti hanno preferito non aderire alla nostra mozione auguriamo una carriera lunga e redditizia, sì da non dover mai soffrire - come capita quotidianamente a molte persone - delle carenze nei servizi essenziali dovute alla cattiva amministrazione della cosa pubblica. Per queste carenze, una parte non piccola di responsabilità ricade proprio sui privilegi anacronistici che la nostra classe politica è disposta a riconoscere alla chiesa cattolica.
In quanto atei e agnostici, non facciamo certo mistero della nostra opinione sulle religioni: un mondo dove i dogmi fossero interamente soppiantati dall’esercizio della critica e dall’uso pubblico della ragione sarebbe incomparabilmente migliore. Tuttavia, vogliamo ancora sperare che le chiese non siano esclusivamente delle multinazionali a scopo di lucro, sostenute da chi detiene il potere con evidenti reciproci vantaggi. I credenti che hanno firmato la nostra petizione ci danno motivo di ottimismo. L’avidità del clero, la subalternità ad esso della classe politica e i timori di quanti hanno qualcosa da perdere nel mostrarsi coerenti, al contrario, ci inducono a disperare.
Salin tautan
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