Azioni e Obbligazioni sì, ETF no? Estendiamo la neutralità fiscale agli ETF in successione

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Il problema

IN SINTESI
Chiediamo al Governo e al Parlamento di eliminare la discriminazione fiscale che colpisce le famiglie italiane alla morte di un caro. Chi investe in ETF per il futuro dei propri figli deve poter trasferire le quote agli eredi in natura e in piena neutralità fiscale, senza l'addebito forzato del 26% sulle plusvalenze maturate dal defunto, parificando il trattamento degli ETF a quello delle azioni singole e obbligazioni. 

PETIZIONE
Al Presidente del Consiglio, al Ministro dell'Economia e delle Finanze e ai Membri del Parlamento Italiano.

Oggi, in Italia, esiste una disparità fiscale e normativa che colpisce i risparmiatori e le famiglie nel momento più fragile: il passaggio generazionale a seguito della perdita di un familiare. 

Quando un cittadino lascia in eredità azioni o obbligazioni detenute direttamente, l'Articolo 68, comma 6 del TUIR garantisce il principio dello step-up fiscale: le plusvalenze maturate dal defunto non vengono tassate e il costo fiscale per l'erede viene aggiornato al valore di mercato alla data del decesso. 

Se però lo stesso cittadino sceglie di proteggere i risparmi di una vita attraverso gli ETF (Exchange Traded Funds) o i Fondi Comuni - strumenti trasparenti, diversificati e consigliati per la pianificazione di lungo termine -, la legge riconduce i proventi alla categoria dei redditi di capitale. Il risultato? Al momento dell'intestazione del dossier titoli agli eredi, gli intermediari finanziari applicano forzatamente la ritenuta del 26% sulla plusvalenza maturata dal defunto, anche se i titoli NON vengono venduti sul mercato ma semplicemente trasferiti in natura. 

L'impatto reale sulle famiglie
Questo meccanismo genera criticità operative ed economiche significative:

  • Prelievo di cassa imprevisto: gli eredi sono costretti a versare liquidità sul conto per coprire l'imposta del 26% trattenuta dalla banca, pena l'impossibilità di sbloccare i titoli ereditati. 
  • Liquidazioni forzate e interruzione dell'interesse composto: qualora la liquidità sul conto sia insufficiente, le famiglie si vedono costrette a svendere quote dell'investimento, interrompendo il processo di accumulo e la crescita dei risparmi previsti, ad esempio, per gli studi dei figli, per la sicurezza familiare o altri obiettivi.
  • Incostituzionalità sostanziale ed effetto paradosso: chi sceglie la prudenza della diversificazione tramite ETF viene penalizzato dal punto di vista fiscale e operativo rispetto a chi sceglie il rischio di investire in singole azioni aziendali e/o obbligazioni.

Tutto ciò si pone in aperto contrasto con l'Articolo 47 della Costituzione Italiana, che impegna la Repubblica a tutelare e ad incoraggiare il risparmio in tutte le sue forme.

CHIEDIAMO CON FORZA

  1. L'estensione della neutralità fiscale agli ETF in successione: riformare la disciplina di settore affinché il passaggio mortis causa delle quote di ETF e OICR avvenga in continuità di portafoglio, applicando la rideterminazione del valore fiscale alla data del decesso senza l'addebito contestuale del capital gain, parificando il trattamento a quello previsto dall'Art. 68, comma 6 del TUIR per le azioni. 
  2. La piena attuazione della Riforma Fiscale (Legge Delega n. 111/2023, Art. 5): accelerare i decreti attuativi per l'unificazione dei redditi di capitale e redditi diversi (Reddito Finanziario Unico) nella nuova categoria dei redditi finanziari, garantendo una gestione omogenea, semplificata e la piena compensabilità delle minusvalenze. 

Firma anche tu per tutelare il risparmio delle famiglie e chiedere regole eque nelle successioni.

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FACCIAMO UN ESEMPIO
Immaginiamo che il de cuius lasci un patrimonio mobiliare complessivo di 530.000 euro, così suddiviso:

  • 500.000 euro in ETF (es. un portafoglio accumulato in diversi anni con un rendimento complessivo stimato che ha generato una plusvalenza maturata pari al 42,85%, cioè 150.000 euro di guadagno e 350.000 euro di capitale investito).
  • 20.000 euro in BTP.
  • 10.000 euro in una singola azione (es. Enel o Eni).

Vediamo cosa succede in caso di successione (ipotizzando eredi in linea retta, come coniuge o figli).

1. L'Imposta di Successione (TUSD)
Prima di guardare al capital gain, facciamo chiarezza sull'imposta di successione vera e propria:

  • Franchigia: per coniuge e figli, la legge prevede una franchigia di 1 milione di euro per ciascun erede.
  • Risultato: poiché il portafoglio vale 530.000 euro (e assumendo che non vi siano immobili o altri beni di valore che sforano il tetto del milione), l'imposta di successione da pagare allo Stato è pari a ZERO euro.

Il problema, tuttavia, non è l'imposta di successione, ma il capital gain fittizio e le regole di trasferimento dei singoli strumenti.

2. Cosa accade asset per asset al momento del decesso?

A. I 10.000 € in Azioni Singole (Regime di Neutralità / Step-up)

  • Cosa prevede la legge: l'Art. 68, comma 6 del TUIR applica il principio dello step-up fiscale. Le azioni passano agli eredi. La plusvalenza accumulata dal defunto viene totalmente azzerata.
  • Imposta pagata: 0 euro.
  • Operatività: le azioni vengono trasferite nel dossier titoli degli eredi in natura, senza vendite e senza esborsi di denaro. Il nuovo prezzo di carico (PMC) per l'erede sarà il valore di mercato alla data del decesso.

B. I 20.000 € in BTP (Titoli di Stato)

  • Cosa prevede la legge: i titoli di Stato godono di un regime fiscale agevolato (aliquota al 12,5% sui proventi) e di una gestione lineare nel passaggio successorio.
  • Imposta pagata: 0 euro (o comunque esenti da realizzi forzati in successione).
  • Operatività: anche in questo caso, i BTP vengono trasferiti nel dossier degli eredi senza liquidazioni coatte.

C. I 500.000 € in ETF (Il Paradosso della Ritenuta di Cassa)
Qui si apre la voragine normativa denunciata nella petizione.

  • La classificazione: gli ETF sono classificati come OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio) e i loro proventi generano redditi di capitale.
  • Il meccanismo al decesso: per prassi e obbligo normativo legato alla natura dei redditi di capitale, l'intermediario finanziario (la banca) calcola la plusvalenza maturata dal de cuius fino al giorno della morte (nel nostro esempio ipotetico, il 42,85% su 500.000 €, ovvero 150.000 euro di plusvalenza).

Il prelievo immediato: su quei 150.000 euro di guadagno non realizzato, la banca applica immediatamente la ritenuta del 26%, pari a ben 39.000 euro.

3. L'Impatto Reale sulla Famiglia (Il Dramma Operativo)
La banca presenta agli eredi un conto di 39.000 euro in contanti da versare sul conto corrente ereditario per poter sbloccare e trasferire gli ETF nel loro dossier titoli.

Ci si trova di fronte a un bivio drammatico:

  1. Se gli eredi hanno liquidità disponibile: devono sborsare 39.000 euro di tasca propria in un momento di estremo dolore e vulnerabilità economica (spesso a ridosso delle spese funerarie e in attesa dello sblocco dei conti correnti del defunto) solo per non rovinare l'investimento.
  2. Se gli eredi NON hanno quella liquidità sul conto: la banca è costretta a liquidare (vendere forzatamente sul mercato) una quota degli ETF per coprire i 39.000 euro di tasse. Questo significa:
    • Pagare il 26% di tasse su una vendita non desiderata.
    • Spezzare l'interesse composto, distruggendo parte del piano di accumulo di lungo periodo che il defunto aveva faticosamente costruito per la famiglia o per l'università dei figli.

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LA CONCLUSIONE PARADOSSALE

A parità di patrimonio investito in strumenti finanziari:

  • Chi investe in azioni singole (con un rischio di concentrazione altissimo) eredita tutto in neutralità fiscale e paga 0 euro.
  • Chi investe in ETF (lo strumento più prudente, diversificato ed educativo raccomandato da tutti i consulenti finanziari) subisce un prelievo forzato di migliaia di euro e rischia la svendita coatta dei titoli.

È esattamente questa assurda discriminazione che questa petizione punta a eliminare, chiedendo l'equiparazione degli ETF ad azioni e obbligazioni tramite l'introduzione del trasferimento in natura e della neutralità fiscale.

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Stefano D'AlessandroPromotore della petizione

I decisori

Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia
Giancarlo Giorgetti
Giancarlo Giorgetti
Ministro dello Sviluppo Economico

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