
Dalla pagina FB dell'Avvocato Vincenzo Grimaldi :
Una sentenza innovativa rompe il "muro" della maggiore età: i giudici amministrativi stabiliscono l'obbligo di presa in carico e la definizione di un Progetto Individuale anche per gli adulti, superando la prassi che limitava l'intervento cognitivo-comportamentale all'età evolutiva.
Importante pronuncia del TAR Campania (Sez. IX) che segna un punto a favore delle famiglie di persone con autismo in età adulta. Con la sentenza pubblicata il 2 gennaio 2026, i Giudici Amministrativi hanno accolto il ricorso di un padre (in qualità di tutore), contro il silenzio serbato dall'ASL Napoli 2 Nord in merito alla richiesta di erogazione dell’intervento ABA (Applied Behaviour Analysis) per la figlia ventottenne.
La vicenda nasce dalla richiesta della famiglia di garantire il trattamento riabilitativo più consono per la giovane, portatrice di un disturbo dello spettro autistico.
Nonostante una Consulenza Tecnica d'Ufficio avesse indicato il metodo ABA come "intervento psicoeducativo di prima scelta", l'ASL non aveva dato seguito all'istanza presentata nel giugno 2024 , trincerandosi dietro un silenzio illegittimo.
La sentenza rappresenta un precedente significativo perché scardina la prassi secondo cui le terapie ad alta specializzazione, come l'ABA, sarebbero appannaggio esclusivo di bambini e preadolescenti. Il TAR ha stabilito un principio chiaro: sebbene l'ASL mantenga discrezionalità tecnica sulle modalità di erogazione, non può sottrarsi all'obbligo di valutare il caso specifico solo perché il paziente è adulto.
Nelle motivazioni, i giudici sottolineano che "sussiste il diritto del paziente ad essere preso in carico dall'Azienda sanitaria e ad essere curato attraverso un percorso terapeutico preventivamente individuato in un progetto individuale".
L'inerzia dell'amministrazione di fronte alla richiesta di salute di un cittadino fragile, a prescindere dall'età, viola i principi di legge.
Il Tribunale ha dichiarato l'illegittimità del silenzio dell'ASL e ha ordinato all'azienda sanitaria di provvedere in maniera espressa sulla domanda del ricorrente entro 30 giorni. L'ASL dovrà quindi attivare le proprie strutture, valutare la paziente e definire un piano terapeutico concreto, senza potersi più nascondere dietro mancate risposte.
Qualora l'ASL dovesse persistere nella sua inerzia, il TAR ha già nominato un Commissario ad acta (il dirigente delle politiche sociali della Regione Campania) che interverrà per garantire l'esecuzione della sentenza.
Questa pronuncia riaccende la speranza per molte famiglie che, al compimento del 18° anno di età dei propri figli, si ritrovano spesso abbandonate dalle istituzioni, vedendosi negare trattamenti essenziali per il mantenimento delle abilità acquisite e per una vita dignitosa.
Associazione per la ricerca sull'autismo Cimadori - APRI ODV ETS
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