AGGIORNIAMO IL LINGUAGGIO SULLA DISABILITÀ: ABBATTIAMO LE BARRIERE!

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Raggiungiamo 200 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

MEGLIO UNA LINGUA CHE RENDE LIBERI O UN LINGUAGGIO CHE IMPRIGIONA?

Destinatari:

-Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità
-Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM)
-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
-Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG)
-AGCOM 
 

Ogni essere umano è unico e presenta precise caratteristiche personali: che si tratti di una specificità sensoriale visiva, sensoriale uditiva, intellettiva, fisica o complessa.

Tali specificità rappresentano la naturale e ricca varietà del funzionamento umano. Per decenni, tuttavia, il linguaggio comune e le istituzioni hanno raccontato questa condizione attraverso un modello medico, assistenzialistico e pietistico, definendola come "disabilità": come se fosse un difetto individuale, una sofferenza da compatire o una mancanza personale da superare con "eroismo".

È ora di ribaltare questa prospettiva!

Ciò che comunemente chiamiamo disabilità non è un limite biologico, ma la condizione che si genera dall'incontro tra le specificità individuali e un ambiente pieno di barriere fisiche, comunicative, informatiche e attitudinali.

Per questo occorre sostituire la narrazione del deficit con il riconoscimento della specificità e mettere sempre la persona al centro (Person-First): l'individuo viene prima di qualsiasi sua caratteristica. 

Se un sito web non è fruibile tramite uno screen reader, il problema non è la persona con specificità sensoriale visiva, ma la progettazione errata del sito.

Se una persona non può accedere a un edificio pubblico, la barriera non è la sua specificità fisica, ma la presenza di una scalinata anziché di una rampa.

In linea con i princìpi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, noi, Nadia Sibio (insegnante) e Michela Cota (giovane studentessa con specificità visiva) chiediamo un cambio di paradigma urgente nel linguaggio, nella scuola, nei media e nelle politiche pubbliche.

Le nostre richieste concrete

1. Sostituzione del termine "disabilità" con "specificità", adozione del linguaggio Person-First e superamento dei pietismi

Chiediamo al Governo e al Ministero dell’Istruzione di aggiornare le linee guida sul linguaggio pubblico, promuovendo la sostituzione del termine "disabilità" con "specificità" (sensoriali visive, uditive, intellettive, fisiche, complesse) per rispecchiare la reale pluralità del funzionamento umano. Chiediamo, dunque, una revisione progressiva della nomenclatura istituzionale, a partire dai Dipartimenti e dai Ministeri competenti, affinché la specificità dell'individuo diventi il parametro di riferimento comunicativo e normativo.

Chiediamo di rendere sistematico l'approccio Person-First, che definisce l'individuo prima di ogni sua condizione, eliminando espressioni svalutanti o medico-centriche (come "dis-abile", "deficit", "mancanza", "soggetto svantaggiato", "persona speciale") nei testi normativi, scolastici e nei media. 

2. Dalla logica dell'inclusione alla struttura dell'inclusività: focus sull'abbattimento delle barriere

Chiediamo il passaggio da una semplice politica di inclusione, intesa spesso come l'adattamento ex-post di un sistema rigido per fare spazio a chi è "diverso", a una cultura dell'inclusività. L'inclusività deve essere una qualità costitutiva e preventiva della società. Il linguaggio e gli atti pubblici non devono più definire la persona in base a una sua presunta incapacità, ma devono identificare e denunciare gli ostacoli che la società frappone al pieno esercizio dei suoi diritti, garantendo l'accessibilità e la progettazione universale (Universal Design).

3. Formazione obbligatoria per scuole, PA e giornalisti

Promuovere moduli formativi sul modello sociale della caratteristica specifica per insegnanti, dipendenti pUubblici e operatori dell'informazione, affinché le persone con specificità sensoriali, intellettive, fisiche e/o complesse siano lette e narrate come cittadini titolari di pari diritti e non come “casi umani” o “eroi straordinari”.

4. Riconoscimento della dignità della persona umana

Secondo la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata. Ecco perché la specificità di ciascuno non può essere semplicemente tollerata o assistita, ma validata e valorizzata come risorsa collettiva.

La disabilità altro non è che la conseguenza di una società disabile!

Firma questa petizione per chiedere un Paese in cui le specificità (anche complesse) siano riconosciute e valorizzate, e le barriere linguistiche e strutturali siano finalmente abbattute!

 

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Nadia SibioPromotore della petizione

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