Le coscienze si stanno svegliando!


La sindrome da alienazione parentale non esiste. Nessuna classificazione diagnostica internazionale l'ha mai accolta: l'American Psychiatric Association l'ha lasciata fuori dal DSM-5 e dalla revisione DSM-5-TR, l'Organizzazione mondiale della sanità dall'ICD-11. La Corte di cassazione ne ha definito "pseudoscientifico" il fondamento (ordinanza 9691/2022). "Per la psicologia italiana il punto è chiuso da tempo: in quarant'anni nessuna evidenza ha trasformato l'alienazione parentale in una diagnosi", Lo scrive il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi in una lettera aperta al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ai presidenti dei Tribunali per i minorenni, al Consiglio Nazionale Forense e al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.
La lettera, promossa dal Comitato Pari Opportunità e firmata dalla presidente del CNOP Maria Antonietta Gulino e dalla coordinatrice CPO e Segretaria nazionale Francesca Schir, conferma e sottolinea le parole pronunciate in Senato dal Guardasigilli il 18 giugno scorso: "non vi è alcuno spazio per la cosiddetta alienazione parentale", teoria che il Ministro ha definito antiscientifica. Gli psicologi condividono questa posizione e aggiungono la voce che compete loro, quella della comunità scientifica.
Il nodo più grave è l'uso del costrutto nei procedimenti per l'affidamento, dove opera contro le donne. La letteratura internazionale ne ha misurato l'effetto: l'accusa di alienazione, quando viene accolta dal giudice, quasi triplica la probabilità che una madre che ha denunciato violenza perda l'affido. "Il meccanismo si ripete identico. La denuncia della madre viene rovesciata in prova della sua ostilità; il gesto di proteggere figlie e figli da un padre violento viene riletto come "alienazione". Ciò genera vittimizzazione secondaria, e ferisce due volte: la donna che ha denunciato e il minore che alla violenza ha assistito". Stesso discorso per i trattamenti di riunificazione forzata, che separano il minore dal genitore protettivo, quasi sempre la madre. "Di questi interventi non esiste prova di efficacia, e il consenso degli esperti è che producano danno", scrive il CNOP.