BASTA CON LE CANCEROGENE FUMAROLE !

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AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SERGIO MATTARELLA. 

Sono Gianni Modica, da Vittoria (RG); scrivo da cittadino -nell'accezione costituzionale del termine- per chiedere un aiuto con l'obiettivo di attenuare, spero, il danno di un fenomeno che da diversi anni affligge la costa basso-siracusana e soprattutto il nostro territorio: mi riferisco al fatto che nei mesi estivi -puntualmente- nella cosiddetta fascia trasformata (litorale provincia di Ragusa, ma soprattutto zone Randello, Scoglitti, Macconi, Marina di Acate, Gaspanella, Dirillo, Berdia, Pezza di fico, Fossanera, ecc.) spuntano puntualmente le fumarole, che derivano dalla combustione volontaria di sterpaglie, plastica dismessa proveniente dalla copertura delle serre.  Per la verità si bruciano anche i contenitori in polistirolo che ospitavano le piantine destinate alla piantumazione).

In estate, quasi tutti i giorni, all'alba, l'aria è così densa di fumo da potersi tagliare a fette…fino a quando il calore del sole ed il vento lo diradano e lo disperdono… parzialmente ed apparentemente.  

 Spesso questi fumi, non sono percettibili all'occhio perché, nella maggior parte dei casi si verificano di notte, ma non sfuggono alla sensibilità olfattiva e, ancora peggio, a quella biologica, con gli effetti deleteri che a breve scadenza ne derivano e che a media e a lunga scadenza possono derivarne.

     E se questi fumi oltre all’anidrite carbonica contenessero anche diossina, furani, ecc., cosa ci dovremmo aspettare?

 Pare che questi composti chimici organici siano inquinanti ambientali persistenti e che entrino a far parte della catena alimentare attraverso l’assunzione, da parte degli animali, dei vegetali inquinati.

Pare, inoltre, che abbiano effetti, oltre che sull’apparato respiratorio, sulla riproduzione sessuale, sul sistema endocrino, sul sistema immunitario, sull’insorgenza dei tumori, ecc.

   Purtroppo non è maturata ancora la coscienza ecologico-sociale (e forse nemmeno la conoscenza del fenomeno) né, tantomeno, quella politica.

     Io ritengo che non si tratti di cercare colpevoli, né di spiccare multe o/e verbali; difatti è dimostrato che l’impegno della Polizia provinciale e locale purtroppo, non è stato risolutivo. Se i coltivatori delle primizie (e meno male che non sono tutti) continuano a smaltire plastica e polistirolo bruciandoli un motivo ci sarà; pertanto occorre dar loro gli strumenti, convenienti economicamente (o forse anche cognitivo-culturali) per rimuoverla in modo da non nuocere primariamente alla loro salute; secondariamente a quella delle altre persone del territorio ed in particolare a quella dei bambini; ultimo, ma non meno importante, all’ambiente e di conseguenza al turismo, agli operatori del settore ed all’indotto.

     Un mio amico milanese, che viene a villeggiare per motivi parentali nel nostro territorio, mi ha detto queste testuali parole: “Che scempio deturpare con i fumi questo cielo azzurro e questi paesaggi meravigliosi (fra cui quelli di Montalbano) apprezzati in tutto il mondo, per non parlare di tutti questi scheletri di serre dismesse, con la plastica lacerata, per buona parte ancora attaccata ad esse, ed il resto sparsa in giro sbriciolata aspettando quei cinquecento anni che non basteranno a farla degradare (ammesso che si degradi), ma nel contempo respiriamo la parte che lentamente, ma inesorabilmente, si va polverizzando.

 Possibile che le persone comuni, gli ecologisti e le autorità preposte, comprese quelle sanitarie, non si accorgano della gravità della situazione? Eppure, tante volte, anche di giorno questi pennacchi di fumo si stagliano scuri e minacciosi sullo sfondo del cielo… di questo passo i nostri splendidi luoghi non rischiano di diventare la “terra dei fumi? “.

    Personalmente, ipotizzo che il fenomeno venga sottovalutato in buona fede; ma anche se così non fosse è certo che nessuno da solo ha la soluzione pronta per migliorare una situazione di tale complessità, così come è certo che se ci s’impegna sinergicamente si trova una soluzione creativa, non dispendiosa e nuova a questo problema…vecchio, ma attuale.

Io, propongo che intanto -da subito- si cominci, come accennavo sopra, ad adoperarsi per fare acquisire conoscenza e coscienza, anche della nuova normativa, alle persone che lavorano nel settore delle serre, siano esse imprenditori od operai, per cercare di migliorare e rendere virtuoso, il circolo fra  atteggiamenti, comportamenti e cultura, finalizzandolo alla prevenzione ed alla salvaguardia di se stessi, degli altri e dell’ambiente; non escludendo di fare la terapia oltre che alle cause anche agli effetti. La stessa azione educativa si dovrebbe estendere alle scuole, cominciando da quelle[G1]  ad indirizzo agrario, ma percorrendo, è ovvio, tutti gli altri ordini e gradi. [G1] 

     Posso garantire, per mie esperienze pregresse sul campo, che tante persone che come me hanno svolto o svolgono il lavoro di educatori sarebbero disponibili ad impegnarsi volontariamente e pertanto senza remunerazione a realizzare un progetto di questo tipo; ed in alternativa sono convinto che tanti giovani senza lavoro aderirebbero a tale iniziativa con un modesto ma dignitoso corrispettivo.

    A proposito di terapia agli effetti, è noto che è stata approvata la legge sugli  ecoreati (n. 68 del 22-05-2015), introducendo per la prima volta -dopo oltre vent’anni di ritardo- nel codice penale con l’art.452-bis i  Delitti contro l’ambiente (piante, animali, persone, sottosuolo, suolo, acque, aria), con pene molto più severe rispetto alle punizioni contravvenzionali precedenti; difatti si raddoppiano i tempi di prescrizione, si prevedono multe da diecimila a centomila euro, la bonifica dell’ambiente inquinato a spese dei trasgressori e la reclusione fino a venti anni quando c’è l’aggravante della circostanza. Questa legge è un unicum in Europa, pertanto fa onore all’Italia, in quanto rappresenta una riforma di civiltà contro i “ladri di futuro”.

È chiaro chela norma è un deterrente forte per inibire comportamenti che attentano alla salute ed al futuro dei nostri figli, ma rimango del parere che la scommessa si vince puntando sull’educazione e sulla cultura, pertanto confermo la proposta da me avanzata sopra.

   Non ci sono in atto studi orizzontali né verticali sul nostro territorio, ma se questi veleni sono sottoposti al vaglio della convenzione di Stoccolma, entrata in vigore nel 2004, che prevede che “gli Stati aderenti prendano misure atte ad eliminare ove possibile, o quantomeno minimizzare, tutte le fonti di diossine” … vuol dire che qualche motivo ci sarà!

Scusandomi per il tempo prezioso che rubo consegno i miei contatti, rimanendo disponibile per un’eventuale collaborazione “sul piano del fare”.

Giannimodica20@gmail.com    0932 865397      3384210742    

                                                                                                            

    Vittoria, 18-05-2019                                                                       Con stima

                                                                                                         Gianni Modica