SAN SIRO: PRIMA DEI RENDER, LA SALUTE DELLE PERSONE. APPELLO URGENTE AL CONSIGLIO COMUNALE DI MILANO


Chi sta tutelando l'interesse pubblico? Chi sta verificando che questa trasformazione sia davvero sostenibile per la città e per chi la abita?
La pubblicazione del Rapporto Ambientale della VAS sul progetto GFU San Siro e dei suoi numerosi allegati ha accresciuto enormemente le nostre preoccupazioni.
Ci troviamo di fronte al rischio concreto di una crisi ambientale e sanitaria di proporzioni straordinarie per un quartiere densamente abitato, con scuole, bambini, anziani, persone fragili, famiglie che vivono e lavorano a ridosso di un'area destinata a subire almeno 8-10 anni di cantierizzazione.
Demolizioni, scavi, movimentazione di materiali, polveri, emissioni, traffico pesante, rumore, alterazione della mobilità e della qualità dell'aria. Impatti che dovranno essere valutati anche cumulativamente con quelli delle altre trasformazioni urbanistiche previste nel quadrante.
Non stiamo parlando soltanto di uno stadio.
Stiamo parlando delle condizioni di vita e della salute di migliaia di persone, oggi e per molti anni a venire.
Come cittadine, cittadini, associazioni e comitati stiamo esaminando meticolosamente il Rapporto Ambientale e i suoi allegati, dedicando tempo, competenze ed energie alla comprensione dei rischi e delle possibili conseguenze. Lo facciamo per tutelare noi stessi, i nostri figli e figlie e i nostri concittadini.
Ma è un compito che non può essere lasciato alla sola cittadinanza.
Non vediamo emergere con sufficiente chiarezza, nel confronto tra il Comune di Milano, gli enti territoriali competenti e la società San Siro Stadio S.p.A., quella necessaria terzietà che dovrebbe caratterizzare l'azione delle istituzioni pubbliche chiamate a controllare, verificare, porre condizioni e tutelare prioritariamente la salute e l'interesse generale.
Le istituzioni non possono limitarsi ad accompagnare la realizzazione di un progetto privato. Devono esercitare fino in fondo il proprio ruolo di garanti dell'interesse pubblico, anche quando questo comporta imporre limiti, modifiche sostanziali o rimettere in discussione scelte già compiute.
IL TAR NON HA DATO UN GIUDIZIO DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E SANITARIA
La recente pronuncia del TAR sui ricorsi relativi alla vendita dello stadio viene raccontata come un via libera definitivo al progetto.
Ma occorre distinguere i piani: il TAR si è pronunciato sulle questioni giuridiche sottoposte al suo esame, non ha certificato la sostenibilità ambientale e sanitaria dell'intervento. Non era questo l'oggetto del giudizio.
Eppure vediamo esponenti della Giunta esultare e ci domandiamo quanti abbiano letto anche soltanto una parte significativa del Rapporto Ambientale e dei suoi numerosi allegati, con l'attenzione che una trasformazione di questa portata richiede.
Nel frattempo, il sindaco Sala sollecita le squadre a presentare il progetto del nuovo stadio.
Riteniamo profondamente irresponsabile spostare ora l'attenzione pubblica verso i render, l'emozione delle immagini e l'entusiasmo per il nuovo, proprio mentre dovrebbe concentrarsi sulle criticità ambientali e sanitarie emerse, sulle verifiche necessarie e sulla difficile ricerca e negoziazione di soluzioni realmente efficaci.
Un'immagine suggestiva può raccontare come apparirà un quartiere tra dieci anni. Non racconta cosa dovranno respirare e sopportare le persone che lo abitano durante i cantieri, né quali saranno gli effetti permanenti della trasformazione.
UNA CITTÀ CHE CAMBIERÀ PER DECENNI NON PUÒ ESSERE GOVERNATA DALLA FRETTA
Prima bisognava vendere entro il novembre 2025. Ora si invocano le scadenze degli Europei di calcio del 2032.
Cambiano le scadenze, ma la fretta resta.
Si pretende di imprimere l'urgenza di un appuntamento sportivo imminente a decisioni destinate a trasformare un intero quadrante urbano per decenni.
Ma i tempi della tutela della salute, delle valutazioni ambientali, della partecipazione democratica e della ricerca di soluzioni non possono essere subordinati al calendario di una competizione calcistica.
Questo progetto non può diventare la spilla sul bavero di un sindaco uscente.
Deve essere una strada realmente percorribile, sostenibile e capace di produrre un miglioramento effettivo, non soltanto estetico o immobiliare, della vita delle cittadine e dei cittadini di Milano.
E se le valutazioni dimostrassero che determinati impatti non possono essere adeguatamente prevenuti o mitigati, le istituzioni dovrebbero avere la responsabilità di trarne le conseguenze.
E CHE FINE HANNO FATTO I 40 MILIONI PROMESSI AI QUARTIERI?
Alle preoccupazioni ambientali e sanitarie si aggiunge una questione di giustizia sociale.
Come riportato da MilanoToday, i 40 milioni di euro inizialmente previsti a beneficio dei quartieri limitrofi risulterebbero assorbiti dai maggiori costi delle opere infrastrutturali e delle sistemazioni a verde del progetto.
Quali risorse resteranno concretamente ai quartieri popolari, a partire da San Siro-Selinunte? Quale sarà la destinazione dei proventi della vendita dello stadio?
Chiediamo al Consiglio comunale di verificare quali impegni siano stati modificati, da chi e con quali atti, e di rendere conto dei benefici pubblici effettivi di questa trasformazione.
Non bastano gli investimenti privati a misurare il valore di un progetto: bisogna considerare anche i costi ambientali, sanitari e sociali che ricadranno sulla collettività.
UN APPELLO URGENTE A TUTTO IL CONSIGLIO COMUNALE DI MILANO
Ci rivolgiamo a tutte le consigliere e a tutti i consiglieri comunali, indipendentemente dalla posizione assunta sulla vendita dello stadio.
Siete i rappresentanti democraticamente eletti della cittadinanza. Il vostro ruolo non si esaurisce nel voto su una delibera: comprende il controllo sull'operato dell'Amministrazione e la tutela dell'interesse pubblico.
Vi chiediamo di farvi carico collettivamente e con urgenza di un'interrogazione consiliare, della convocazione di una seduta straordinaria delle commissioni competenti o di qualsiasi altra forma di verifica pubblica, approfondita e documentata, con il coinvolgimento delle autorità ambientali e sanitarie.
Questa verifica deve avvenire ora, prima della scadenza del 1° novembre per la presentazione delle osservazioni alla VAS, quando è ancora possibile approfondire le criticità, chiedere chiarimenti e incidere sulle valutazioni e sulle decisioni.
Occorre affrontare pubblicamente:
i rischi ambientali e sanitari della cantierizzazione, con particolare attenzione alle scuole, ai minori e alle persone più vulnerabili;
gli impatti cumulativi delle trasformazioni urbanistiche previste nell'intero quadrante;
le misure di prevenzione, mitigazione, monitoraggio e controllo, la loro effettiva efficacia e le responsabilità per la loro attuazione;
i limiti di esposizione e le condizioni oltre le quali le lavorazioni dovranno essere modificate, sospese o ripensate;
le alternative progettuali e le soluzioni meno impattanti, inclusa la riqualificazione dell'esistente;
la destinazione dei 40 milioni di euro inizialmente previsti a beneficio dei quartieri limitrofi, gli impegni assunti per la riqualificazione dei quartieri popolari e l'effettiva destinazione dei proventi della vendita dello stadio.
Chiediamo inoltre al Comune di Milano quando e come intenda organizzare un incontro pubblico di presentazione del progetto di trasformazione di San Siro, aperto alla cittadinanza e nel quartiere direttamente interessato.
Un appuntamento certamente necessario, ma che deve collocarsi DOPO che tutti i nodi sostanziali emersi dalla VAS saranno stati affrontati, le criticità approfondite e le soluzioni individuate e verificate.
Non vogliamo che la presentazione del nuovo stadio diventi un'operazione di comunicazione capace di sovrastare, con la forza delle immagini e dell'entusiasmo per il nuovo, questioni ambientali e sanitarie ancora irrisolte.
Prima le valutazioni, le risposte, le garanzie. Poi i render e le celebrazioni. Non il contrario.
Non chiediamo rassicurazioni generiche. Chiediamo verifiche indipendenti, risposte documentate, responsabilità riconoscibili e garanzie concrete.
La domanda che poniamo alle istituzioni è anche profondamente politica:
Quali limiti siamo disposti a porre a questa trasformazione? Quale danno alla salute, all'ambiente e alla qualità della vita delle persone siamo disposti a considerare “accettabile”? E chi si assume la responsabilità di stabilirlo?
Ci auguriamo che la risposta dell'Amministrazione sia improntata al massimo principio di precauzione.
Le analisi spettano ai tecnici. La responsabilità delle scelte è politica. E il dovere di controllo appartiene a tutte le istituzioni democratiche.
Gli Europei passano. I sindaci passano. Le amministrazioni cambiano.
La città resta. E con essa le conseguenze delle decisioni prese oggi.
Francesca Pannuti
Promotrice della petizione San Siro: il futuro di Milano si costruisce senza demolire e portavoce di Cittadinanza per San Siro
https://www.change.org/p/san-siro-il-futuro-di-milano-si-costruisce-senza-demolire