UTIM NichelinoTurin, Itália
14 de out. de 2026

AGGIORNAMENTO N. 166  (14 ottobre 2026)

Cari sostenitori,

Il 7 ottobre scorso, a Torino, durante il seminario «La riforma della non autosufficienza», il prof. Cristiano Gori, tra i principali promotori della legge 33/2023, ha espresso considerazioni a nostro avviso discutibili sulle sentenze che riconoscono - in determinate gravi condizioni - il diritto dei malati di Alzheimer alla copertura integrale della retta RSA da parte del Servizio sanitario nazionale.

Secondo Gori, difatti, sarebbe iniquo riconoscere tale copertura anche a persone benestanti, quando le stesse risorse potrebbero essere utilizzate per aumentare i posti convenzionati.

Forse il prof. Gori dimentica che non si tratta di assistenza ovvero di un beneficio economico legato al reddito, ma di un diritto universalistico previsto dalla legislazione sanitaria. Quando le prestazioni assistenziali sono inscindibili da quelle sanitarie e costituiscono un'assistenza ad elevata integrazione sanitaria, in questo caso (non per tutti casi di Alzheimer) l'intero costo è a carico del SSN (cfr. articolo 3-septies del D.Lgs. 502/1992). Lo ha più volte di recente ribadito anche la Cassazione.

Ora, se nessuno propone di far pagare un ricovero ospedaliero in base al reddito del paziente, perché dovrebbe essere diverso quando le cure sanitarie continuative sono garantite anche in RSA?

Aumentare i posti convenzionati in RSA è necessario e dovuto, ma non può avvenire mettendo in discussione diritti sanitari già riconosciuti!

È proprio questo uno dei rischi della legge 33/2023: affrontare la "non autosufficienza" prevalentemente come un problema "assistenziale", anziché garantire pienamente il diritto alle cure, anche di lungo termine, già previsto dalla legislazione sanitaria vigente.

Restiamo uniti!

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