Giovanni passa l'intervallo da solo, ogni giorno

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Giovanni ha diciassette anni, fa quarta superiore. Da qualche mese, appena suona la campanella dell'intervallo, si mette le cuffie e resta al banco, o esce in corridoio da solo mentre gli altri si raggruppano. Nessuno lo esclude apertamente: è solo che, tra compiti in classe e interrogazioni, nel via vai dei corridoi nessuno fa davvero caso a chi non si aggrega più.
Ed è proprio questo il problema: più passa inosservato, più per Giovanni diventa normale stare da solo. Finché non è più una fase, ma il modo in cui vive la scuola.
Oggi, perché Giovanni riceva aiuto, deve succedere qualcosa fuori dalla scuola: un genitore che deve notare un cambiamento, si deve informare, si deve attivare. Ma a diciassette anni, quando anche a cena le sue risposte si fanno più corte e le porte della stanza più chiuse, è ancora più raro che qualcuno se ne accorga.
Con l'emendamento, nella scuola di Giovanni c'è uno psicologo che conosce le classi, passa nei corridoi durante l'intervallo, e nota chi si isola molto prima che diventi la sua normalità. Non aspetta una richiesta: è già lì.