

Chiedere rispetto per la Polizia Locale
Il problema
Al Vicepresidente del Consiglio dei Ministri
e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
On. Antonio Tajani
e, p.c.
alla Redazione di “È sempre Cartabianca”
Oggetto: dichiarazioni sulla Polizia Locale – richiesta di rispetto istituzionale e di un confronto sul ruolo, sulle funzioni e sul futuro della categoria
Signor Ministro,
le Sue recenti dichiarazioni sulla Polizia Locale hanno suscitato profondo disappunto e amarezza tra quanti, ogni giorno, indossano quella divisa e prestano servizio nelle città e nei territori italiani.
La presente nasce dalla condivisa esigenza di richiamare l’attenzione sul ruolo, sulle funzioni e sulla dignità professionale della Polizia Locale, alla luce delle dichiarazioni recentemente rese e delle reazioni che esse hanno suscitato tra gli appartenenti alla categoria.
Come Comandanti e Responsabili di Corpi e Servizi di Polizia Locale riteniamo doveroso rappresentare, con il rigore che il nostro ruolo impone, la realtà quotidiana di un servizio che coinvolge migliaia di donne e uomini e che costituisce, nelle comunità locali, un presidio istituzionale essenziale.
Il tema, a nostro avviso, non attiene a contrapposizioni di natura politica, ma investe direttamente il riconoscimento delle funzioni concretamente esercitate dalla Polizia Locale e il rispetto dovuto a quanti quotidianamente le assolvono.
Riteniamo, però, che tacere di fronte alla rappresentazione di una Polizia Locale che non sarebbe sufficientemente presente sul territorio e, ancor più, al riferimento agli operatori “imboscati negli uffici”, significherebbe non rendere giustizia al lavoro quotidiano di migliaia di appartenenti alla Polizia Locale italiana.
Sono parole che hanno ferito la categoria.
E colpiscono ancora di più perché provengono da chi ricopre una delle più alte cariche istituzionali della Repubblica.
Lei stesso, Signor Ministro, il 13 gennaio scorso ha partecipato alla presentazione dell’Accademia Regionale di Polizia Locale del Lazio, istituita proprio con l’obiettivo di investire sulla formazione, sulla qualificazione professionale e sulla capacità operativa della Polizia Locale.
Quelle donne e quegli uomini sono gli stessi che oggi rischiano di essere rappresentati all’opinione pubblica attraverso l’immagine di una categoria che rimarrebbe “imboscata” dietro una scrivania.
La realtà quotidiana dei nostri Comandi è profondamente diversa.
Lo è nel grande centro urbano, dove ogni giorno devono essere organizzati servizi complessi e garantita una presenza articolata sul territorio.
Lo è nei Comuni di medie dimensioni.
E lo è, forse ancora più drammaticamente, nelle tantissime piccole realtà italiane nelle quali pochi operatori – talvolta persino un solo appartenente alla Polizia Locale – sono chiamati a rispondere praticamente a ogni esigenza della comunità: dalla sicurezza stradale alla polizia giudiziaria, dall’edilizia al commercio, dall’ambiente alle manifestazioni, dalle processioni alle emergenze, fino alla quotidiana richiesta del cittadino che nel Comando di Polizia Locale cerca spesso il primo e più immediato riferimento dell’Amministrazione.
Cambiano i territori. Cambiano le dimensioni dei Comuni. Cambiano gli organici e le condizioni nelle quali si lavora.
C’è chi presta servizio sotto temperature elevatissime e chi affronta condizioni climatiche completamente opposte; chi opera nei centri storici, chi nelle periferie delle grandi città, chi in territori vastissimi con pochissime unità disponibili.
Ma ovunque la Polizia Locale è chiamata a esserci.
È sulle strade, davanti alle scuole, sugli incidenti, durante le manifestazioni e gli eventi, nelle emergenze, nei controlli commerciali, edilizi e ambientali, nelle attività di sicurezza urbana e nelle operazioni di polizia giudiziaria.
Collabora quotidianamente con le Forze di Polizia dello Stato, con l’Autorità giudiziaria, con le Prefetture e con le altre articolazioni dello Stato.
Ma la Polizia Locale è anche negli uffici.
Ed è necessario affermarlo con estrema chiarezza: chi lavora negli uffici di un Comando di Polizia Locale non è “imboscato”. Sta lavorando.
Dietro quelle scrivanie vengono redatti atti di polizia giudiziaria e informative all’Autorità giudiziaria; vengono ricostruiti incidenti stradali, predisposti verbali, ordinanze, accertamenti e relazioni; vengono istruiti procedimenti amministrativi e svolte tutte quelle attività che necessariamente precedono o seguono il servizio operativo.
Ogni intervento sulla strada genera responsabilità, adempimenti e atti.
La strada e l’ufficio non sono due Polizie Locali diverse. Sono due momenti dello stesso servizio.
E spesso sono le stesse persone che, terminato un intervento sulla strada, rientrano al Comando e devono completarne gli atti.
Tutto questo avviene mentre in moltissime realtà gli organici sono progressivamente diminuiti e, contemporaneamente, sono aumentate le competenze, le responsabilità e le richieste rivolte alla Polizia Locale.
Non vogliamo sottrarci alle critiche.
Siamo i primi a conoscere le difficoltà del sistema, le differenze organizzative esistenti sul territorio nazionale, le carenze e ciò che può e deve essere migliorato.
Ma proprio per questo riteniamo che la sicurezza urbana e il ruolo della Polizia Locale meritino un confronto più rigoroso delle semplificazioni.
E c’è un ulteriore aspetto che rende queste parole particolarmente amare per la categoria.
La Polizia Locale italiana opera ancora oggi all’interno di una cornice normativa che trova il proprio riferimento fondamentale nella legge n. 65 del 1986. Da decenni si attende una riforma capace di adeguarne l’ordinamento alla profonda trasformazione delle funzioni che, nel frattempo, siamo stati chiamati concretamente ad esercitare.
Una riforma sulla quale proprio l’attuale Governo ha assunto l’iniziativa legislativa e che, tuttavia, non è ancora giunta a compimento.
Il disegno di legge governativo, approvato dalla Camera e oggi ancora all’esame del Senato, ha peraltro scelto la strada della delega al Governo, rinviando a uno o più successivi decreti legislativi una parte determinante del concreto riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia Locale.
È quindi difficile non rilevare una contraddizione.
Da un lato si riconosce, attraverso l’avvio di un percorso di riforma, che l’ordinamento della Polizia Locale necessita finalmente di essere aggiornato e adeguato alle funzioni effettivamente esercitate; dall’altro, mentre quella riforma è ancora incompiuta, la categoria viene pubblicamente richiamata perché sarebbe poco presente sulle strade e addirittura descritta attraverso l’immagine degli “imboscati negli uffici”.
Se alla Polizia Locale si chiede di concorrere sempre più incisivamente alla sicurezza delle nostre città, allora quel riconoscimento non può esaurirsi nella richiesta di “fare di più”.
Occorre finalmente interrogarsi anche su con quali uomini, con quali risorse, con quali strumenti, con quali tutele e all’interno di quale ordinamento le si chieda di farlo.
E soprattutto occorre chiarire quale ruolo lo Stato intenda realmente riconoscere alla Polizia Locale nel sistema della sicurezza del Paese, evitando che alla continua attribuzione di funzioni e responsabilità corrisponda un riconoscimento normativo sempre rinviato o incompleto.
Dopo quarant’anni, la Polizia Locale non ha bisogno soltanto di nuove richieste.
Ha bisogno che si porti finalmente a compimento una riforma all’altezza del lavoro che già svolge.
Non chiediamo privilegi.
Non chiediamo di essere sottratti alle nostre responsabilità.
Chiediamo che quelle responsabilità vengano conosciute, riconosciute e rispettate.
E chiediamo rispetto per ogni agente, ufficiale, funzionario, responsabile e comandante che, spesso con risorse limitate e organici insufficienti, ogni giorno garantisce un servizio essenziale alla propria comunità.
Per questa ragione ci rivolgiamo anche alla redazione di “È sempre Cartabianca”.
Se in quella sede è stata offerta al pubblico una determinata rappresentazione della Polizia Locale, riteniamo che possa essere altrettanto utile offrire spazio alla voce di chi quella realtà la vive quotidianamente.
Saremmo disponibili a un confronto pubblico, senza slogan e senza contrapposizioni politiche, nel quale raccontare semplicemente – funzioni, responsabilità e realtà operative alla mano – che cosa significhi oggi essere un appartenente alla Polizia Locale in Italia.
Perché dietro ogni uniforme della Polizia Locale c’è un servitore pubblico.
Che si trovi sulla scena di un incidente, davanti a una scuola, durante un’emergenza, in un servizio di sicurezza urbana, in un’attività di polizia giudiziaria oppure dietro una scrivania a completare gli atti derivanti dal proprio servizio, non è “imboscato”.
Sta facendo il proprio lavoro.
E quel lavoro, come ogni servizio reso quotidianamente alle Istituzioni e ai cittadini, merita innanzitutto di essere conosciuto.
E rispettato.
I Comandanti e Responsabili di Polizia Locale sottoscrittori
a tutela delle donne e degli uomini della Polizia Locale italiana
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Il problema
Al Vicepresidente del Consiglio dei Ministri
e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
On. Antonio Tajani
e, p.c.
alla Redazione di “È sempre Cartabianca”
Oggetto: dichiarazioni sulla Polizia Locale – richiesta di rispetto istituzionale e di un confronto sul ruolo, sulle funzioni e sul futuro della categoria
Signor Ministro,
le Sue recenti dichiarazioni sulla Polizia Locale hanno suscitato profondo disappunto e amarezza tra quanti, ogni giorno, indossano quella divisa e prestano servizio nelle città e nei territori italiani.
La presente nasce dalla condivisa esigenza di richiamare l’attenzione sul ruolo, sulle funzioni e sulla dignità professionale della Polizia Locale, alla luce delle dichiarazioni recentemente rese e delle reazioni che esse hanno suscitato tra gli appartenenti alla categoria.
Come Comandanti e Responsabili di Corpi e Servizi di Polizia Locale riteniamo doveroso rappresentare, con il rigore che il nostro ruolo impone, la realtà quotidiana di un servizio che coinvolge migliaia di donne e uomini e che costituisce, nelle comunità locali, un presidio istituzionale essenziale.
Il tema, a nostro avviso, non attiene a contrapposizioni di natura politica, ma investe direttamente il riconoscimento delle funzioni concretamente esercitate dalla Polizia Locale e il rispetto dovuto a quanti quotidianamente le assolvono.
Riteniamo, però, che tacere di fronte alla rappresentazione di una Polizia Locale che non sarebbe sufficientemente presente sul territorio e, ancor più, al riferimento agli operatori “imboscati negli uffici”, significherebbe non rendere giustizia al lavoro quotidiano di migliaia di appartenenti alla Polizia Locale italiana.
Sono parole che hanno ferito la categoria.
E colpiscono ancora di più perché provengono da chi ricopre una delle più alte cariche istituzionali della Repubblica.
Lei stesso, Signor Ministro, il 13 gennaio scorso ha partecipato alla presentazione dell’Accademia Regionale di Polizia Locale del Lazio, istituita proprio con l’obiettivo di investire sulla formazione, sulla qualificazione professionale e sulla capacità operativa della Polizia Locale.
Quelle donne e quegli uomini sono gli stessi che oggi rischiano di essere rappresentati all’opinione pubblica attraverso l’immagine di una categoria che rimarrebbe “imboscata” dietro una scrivania.
La realtà quotidiana dei nostri Comandi è profondamente diversa.
Lo è nel grande centro urbano, dove ogni giorno devono essere organizzati servizi complessi e garantita una presenza articolata sul territorio.
Lo è nei Comuni di medie dimensioni.
E lo è, forse ancora più drammaticamente, nelle tantissime piccole realtà italiane nelle quali pochi operatori – talvolta persino un solo appartenente alla Polizia Locale – sono chiamati a rispondere praticamente a ogni esigenza della comunità: dalla sicurezza stradale alla polizia giudiziaria, dall’edilizia al commercio, dall’ambiente alle manifestazioni, dalle processioni alle emergenze, fino alla quotidiana richiesta del cittadino che nel Comando di Polizia Locale cerca spesso il primo e più immediato riferimento dell’Amministrazione.
Cambiano i territori. Cambiano le dimensioni dei Comuni. Cambiano gli organici e le condizioni nelle quali si lavora.
C’è chi presta servizio sotto temperature elevatissime e chi affronta condizioni climatiche completamente opposte; chi opera nei centri storici, chi nelle periferie delle grandi città, chi in territori vastissimi con pochissime unità disponibili.
Ma ovunque la Polizia Locale è chiamata a esserci.
È sulle strade, davanti alle scuole, sugli incidenti, durante le manifestazioni e gli eventi, nelle emergenze, nei controlli commerciali, edilizi e ambientali, nelle attività di sicurezza urbana e nelle operazioni di polizia giudiziaria.
Collabora quotidianamente con le Forze di Polizia dello Stato, con l’Autorità giudiziaria, con le Prefetture e con le altre articolazioni dello Stato.
Ma la Polizia Locale è anche negli uffici.
Ed è necessario affermarlo con estrema chiarezza: chi lavora negli uffici di un Comando di Polizia Locale non è “imboscato”. Sta lavorando.
Dietro quelle scrivanie vengono redatti atti di polizia giudiziaria e informative all’Autorità giudiziaria; vengono ricostruiti incidenti stradali, predisposti verbali, ordinanze, accertamenti e relazioni; vengono istruiti procedimenti amministrativi e svolte tutte quelle attività che necessariamente precedono o seguono il servizio operativo.
Ogni intervento sulla strada genera responsabilità, adempimenti e atti.
La strada e l’ufficio non sono due Polizie Locali diverse. Sono due momenti dello stesso servizio.
E spesso sono le stesse persone che, terminato un intervento sulla strada, rientrano al Comando e devono completarne gli atti.
Tutto questo avviene mentre in moltissime realtà gli organici sono progressivamente diminuiti e, contemporaneamente, sono aumentate le competenze, le responsabilità e le richieste rivolte alla Polizia Locale.
Non vogliamo sottrarci alle critiche.
Siamo i primi a conoscere le difficoltà del sistema, le differenze organizzative esistenti sul territorio nazionale, le carenze e ciò che può e deve essere migliorato.
Ma proprio per questo riteniamo che la sicurezza urbana e il ruolo della Polizia Locale meritino un confronto più rigoroso delle semplificazioni.
E c’è un ulteriore aspetto che rende queste parole particolarmente amare per la categoria.
La Polizia Locale italiana opera ancora oggi all’interno di una cornice normativa che trova il proprio riferimento fondamentale nella legge n. 65 del 1986. Da decenni si attende una riforma capace di adeguarne l’ordinamento alla profonda trasformazione delle funzioni che, nel frattempo, siamo stati chiamati concretamente ad esercitare.
Una riforma sulla quale proprio l’attuale Governo ha assunto l’iniziativa legislativa e che, tuttavia, non è ancora giunta a compimento.
Il disegno di legge governativo, approvato dalla Camera e oggi ancora all’esame del Senato, ha peraltro scelto la strada della delega al Governo, rinviando a uno o più successivi decreti legislativi una parte determinante del concreto riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia Locale.
È quindi difficile non rilevare una contraddizione.
Da un lato si riconosce, attraverso l’avvio di un percorso di riforma, che l’ordinamento della Polizia Locale necessita finalmente di essere aggiornato e adeguato alle funzioni effettivamente esercitate; dall’altro, mentre quella riforma è ancora incompiuta, la categoria viene pubblicamente richiamata perché sarebbe poco presente sulle strade e addirittura descritta attraverso l’immagine degli “imboscati negli uffici”.
Se alla Polizia Locale si chiede di concorrere sempre più incisivamente alla sicurezza delle nostre città, allora quel riconoscimento non può esaurirsi nella richiesta di “fare di più”.
Occorre finalmente interrogarsi anche su con quali uomini, con quali risorse, con quali strumenti, con quali tutele e all’interno di quale ordinamento le si chieda di farlo.
E soprattutto occorre chiarire quale ruolo lo Stato intenda realmente riconoscere alla Polizia Locale nel sistema della sicurezza del Paese, evitando che alla continua attribuzione di funzioni e responsabilità corrisponda un riconoscimento normativo sempre rinviato o incompleto.
Dopo quarant’anni, la Polizia Locale non ha bisogno soltanto di nuove richieste.
Ha bisogno che si porti finalmente a compimento una riforma all’altezza del lavoro che già svolge.
Non chiediamo privilegi.
Non chiediamo di essere sottratti alle nostre responsabilità.
Chiediamo che quelle responsabilità vengano conosciute, riconosciute e rispettate.
E chiediamo rispetto per ogni agente, ufficiale, funzionario, responsabile e comandante che, spesso con risorse limitate e organici insufficienti, ogni giorno garantisce un servizio essenziale alla propria comunità.
Per questa ragione ci rivolgiamo anche alla redazione di “È sempre Cartabianca”.
Se in quella sede è stata offerta al pubblico una determinata rappresentazione della Polizia Locale, riteniamo che possa essere altrettanto utile offrire spazio alla voce di chi quella realtà la vive quotidianamente.
Saremmo disponibili a un confronto pubblico, senza slogan e senza contrapposizioni politiche, nel quale raccontare semplicemente – funzioni, responsabilità e realtà operative alla mano – che cosa significhi oggi essere un appartenente alla Polizia Locale in Italia.
Perché dietro ogni uniforme della Polizia Locale c’è un servitore pubblico.
Che si trovi sulla scena di un incidente, davanti a una scuola, durante un’emergenza, in un servizio di sicurezza urbana, in un’attività di polizia giudiziaria oppure dietro una scrivania a completare gli atti derivanti dal proprio servizio, non è “imboscato”.
Sta facendo il proprio lavoro.
E quel lavoro, come ogni servizio reso quotidianamente alle Istituzioni e ai cittadini, merita innanzitutto di essere conosciuto.
E rispettato.
I Comandanti e Responsabili di Polizia Locale sottoscrittori
a tutela delle donne e degli uomini della Polizia Locale italiana
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Petizione creata in data 18 settembre 2026