Trasferire il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’: una scelta difficile ma anche economica?


Trasferire il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’: una scelta difficile ma anche economica?
Il problema
Tra le componenti della complessa mission del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’, particolarmente rilevante è venuta ad essere nel corso degli ultimi decenni quella della mediazione interculturale, che non appariva prioritaria allorché si stabilirono con DPR n. 1410 del 3 ottobre 1957 i compiti istituzionali del MNAO, vale a dire ospitare, valorizzare e tutelare importanti collezioni di arte e archeologia asiatica di proprietà pubblica e dell’allora Istituto Italiano per il Medio Oriente, tra i più avanzati istituti di ricerca occidentali nei diversi campi degli studi orientalistici.
Una fortunata casualità storica, dunque, ha fatto sì che il Museo sia fisicamente situato nel quartiere Esquilino, il primo e certamente il più noto tra i quartieri multietnici di Roma. In questo suo naturale territorio, il MNAO è stato più volte attore di iniziative volte a favorire l’incontro interculturale, ad invertire processi di stagnazione culturale, etnica e urbanistica, a moderare tendenze di latente intolleranza verso le comunità straniere.
Il MNAO, essendo posto tra le grandi destinazioni turistiche del Colosseo-Celio-San Giovanni, lo snodo di movimentazione turistica di Termini e un crescente numero di soluzioni alberghiere di diverso tipo, è venuto a configurarsi, per le sue collezioni di archeologia e arte asiatica per la maggior parte esposte a rotazione, come meta ricorrente dell’utenza cittadina, come luogo di esotica scoperta per turisti informati o di passaggio, spesso inizialmente attratti dall’opulenza del Palazzo Brancaccio che ospita il museo, nonché come volano di iniziative interculturali aventi strategiche ricadute sociali, quali:
- evitare che i nuovi cittadini asiatici di “seconda generazione” (si vedano le statistiche sulla composizione etnica delle scuole primarie e secondarie del Municipio I) possano perdere il giusto rapporto con le radici storico culturali di origine;
- favorire una migliore percezione da parte dei cittadini italiani sia del valore universale delle storie e delle culture asiatiche, sia della rilevanza che, nel corso dei secoli, elementi culturali di origine asiatica hanno avuto per il progresso culturale e scientifico dei paesi occidentali;
- valorizzare lo hub turistico dell’Esquilino attraverso l’intreccio fra le collezioni museali e il variegato tessuto sociale ed economico del quartiere.
Il trasferimento del Museo in un contesto urbano diverso da quello in cui esso è radicato da più di mezzo secolo potrebbe dunque essere un’operazione culturalmente controproducente, oltre che di scarsa rilevanza nell’ottica di una ragionevole spending review.
Non c’è dubbio che per la sua natura il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’ non si pone tra i grandi musei di Roma particolarmente per quanto concerne i flussi di visita; è anche vero che raramente il complesso mosaico delle collezioni (dalla Preistoria al Novecento, dalle sponde del Mediterraneo all’arcipelago del Giappone) è stato oggetto di adeguate operazioni di valorizzazione mediatica. Resta il fatto che un’eventuale trasferimento nella ad oggi vuota scatola del Palazzo delle Forze Armate (in uso all’Archivio Centrale dello Stato) contribuirebbe ad isolare ancor più il Museo allontanandolo dal nevralgico raccordo tra alcune delle mete di maggiore attrazione turistica di Roma.
Il trapianto in un contesto diverso vanificherebbe i rilevanti sforzi (proporzionalmente inversi all’investimento pubblico) fino ad oggi compiuti per la promozione del museo sia da parte di tutto il personale che in esso opera, sia da parte di enti ed individui che in questo museo hanno investito ingenti risorse culturali ed economiche. Si pensi ad esempio al contributo di 100.000 dollari offerto dalla Korea Foundation per la realizzazione di una sala dedicata all’archeologia e all’arte della Corea, alla più che generosa donazione della Sig.ra Francesca Bonardi Tucci di 2000 manufatti archeologici e opere d’arte asiatica, il cui valore è superiore ai 5 milioni di euro, alle numerosissime donazioni di opere d’arte e archeologia asiatica e di infrastrutture (inclusi i lavori di adeguamento strutturale sostenuti dall’amministrazione della proprietà Brancaccio) ricevute da individui ed enti privati e da istituti bancari.
Trasferire il MNAO nel quartiere dell’Eur significherebbe snaturare il Museo stesso, significherebbe “che i Rioni Monti ed Esquilino, e del Centro storico tutto, verrebbero privati di un importante presidio culturale, causando un impoverimento socioculturale del territorio già fortemente penalizzato …”, come recita la mozione n. 41 del 19.06.2014 del Municipio I, dove si chiede peraltro l’individuazione di uno spazio pubblico alternativo affinché il MNAO possa rimanere nel territorio del rione Esquilino, richiesta quest’ultima pienamente condivisa e già da tempo caldeggiata dai lavoratori e dalle OO.SS. del MNAO.
Il trasferimento in un’ala del Palazzo delle Forze Armate non risponde d’altra parte alla ragionevole necessità di ridurre spese passive da parte del MiBACT; al contrario, ci sembra che vada evidenziandosi una generazione di costi aggiuntivi e di non irrilevante ammontare.
Si consideri, infatti, che l’impresa (tempo previsto 18-20 mesi lavorativi) dovrebbe provvedere a:
- assicurare, imballare e trasportare non meno di 35000 opere;
- smontare, imballare e trasportare, con relativa assicurazione, le strutture espositive, qualora la commissione tecnica ritenesse che tali risorse possano essere adattate al nuovo contenitore museale;
- assicurare, imballare e trasportare attrezzature tecnico-scientifiche, di uso diagnostico e conservativo, di notevole complessità e valore.
In attesa delle valutazioni tecnico-economiche che dovranno pervenire agli uffici competenti del MiBACT, stime preliminari sui costi per quanto sopra indicato si aggirerebbero tra i 9.500.000 e gli 11.250.000 euro più IVA.
A questi costi dovranno poi sommarsi quelli per il disimballaggio, la verifica dello stato di conservazione delle opere e delle strumentazioni e l’allestimento ex novo degli spazi espositivi, degli uffici, dei laboratori tecnico-scientifici.
Il trasferimento del MNAO nell’ala del Palazzo delle Forze Armate potrà avvenire solo dopo che questa sede sia stata adeguatamente ristrutturata (consolidamento dei solai, climatizzazione, presidi di sicurezza a norma, ecc.), cosa che implica o un’ulteriore permanenza passiva del museo nella sede di Palazzo Brancaccio o la sua chiusura per un tempo ad oggi non prevedibile.
Secondo un comunicato delle OO.SS. dei lavoratori del MNAO, il nuovo canone di affitto ammonterebbe a 2.200.000 euro l’anno, cifra certamente superiore al canone di affitto dei diversi locali in Palazzo Brancaccio che dal 1 luglio 2014 ammonta a 761.332 euro annui.
Un eventuale trasferimento e chiusura anche temporanea del Museo, poi, avrebbe con ogni evidenza un impatto profondamente negativo sull’immagine delle politiche culturali del MiBACT a livello nazionale e internazionale. Come Ella sa, Onorevole Ministro, il Museo sin dalla sua fondazione è punto di riferimento per la documentazione, conservazione e valorizzazione dell’arte d’arte orientale in Italia, mentre a livello internazionale è partecipe e promotore di progetti di ricerca archeologica sul campo, di manifestazioni e iniziative di alto profilo scientifico, come anche di divulgazione attraverso pubblicazioni e mostre rivolte all’utenza più diversificata.
Prova ne siano le campagne di schedatura condotte nell’arco di un quarantennio in collaborazione con Soprintendenze e enti pubblici italiani, le recenti collaborazioni per lo studio e la valorizzazione di importanti collezioni (ad es., le collezioni d’arte orientale della Banca d’Italia, del Credito Emiliano, della BNL) o ancora lo studio, valorizzazione e allestimento delle collezioni islamiche ed estremo-orientali del Museo Internazionale della Ceramica in Faenza, solo per citare alcuni tra i nostri più recenti interventi.
Con la presente petizione Le chiediamo Onorevole Ministro di voler considerare possibili alternative, sebbene nello spirito di una necessaria spending review, quali:
- individuazione di una idonea sede demaniale nell’area dei Rioni Monti o Esquilino;
- esproprio per pubblico interesse della porzione di Palazzo Brancaccio attualmente occupata dal Museo o eventuale ri-negoziazione dei canoni di affitto con l’amministrazione Brancaccio.
Torniamo quindi a domandarci, Onorevole Ministro: trasferire il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ è certamente una scelta difficile e dolorosa per il territorio in cui esso è radicato, ma è anche economicamente conveniente?
Gli utenti e gli amici del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’
Il problema
Tra le componenti della complessa mission del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’, particolarmente rilevante è venuta ad essere nel corso degli ultimi decenni quella della mediazione interculturale, che non appariva prioritaria allorché si stabilirono con DPR n. 1410 del 3 ottobre 1957 i compiti istituzionali del MNAO, vale a dire ospitare, valorizzare e tutelare importanti collezioni di arte e archeologia asiatica di proprietà pubblica e dell’allora Istituto Italiano per il Medio Oriente, tra i più avanzati istituti di ricerca occidentali nei diversi campi degli studi orientalistici.
Una fortunata casualità storica, dunque, ha fatto sì che il Museo sia fisicamente situato nel quartiere Esquilino, il primo e certamente il più noto tra i quartieri multietnici di Roma. In questo suo naturale territorio, il MNAO è stato più volte attore di iniziative volte a favorire l’incontro interculturale, ad invertire processi di stagnazione culturale, etnica e urbanistica, a moderare tendenze di latente intolleranza verso le comunità straniere.
Il MNAO, essendo posto tra le grandi destinazioni turistiche del Colosseo-Celio-San Giovanni, lo snodo di movimentazione turistica di Termini e un crescente numero di soluzioni alberghiere di diverso tipo, è venuto a configurarsi, per le sue collezioni di archeologia e arte asiatica per la maggior parte esposte a rotazione, come meta ricorrente dell’utenza cittadina, come luogo di esotica scoperta per turisti informati o di passaggio, spesso inizialmente attratti dall’opulenza del Palazzo Brancaccio che ospita il museo, nonché come volano di iniziative interculturali aventi strategiche ricadute sociali, quali:
- evitare che i nuovi cittadini asiatici di “seconda generazione” (si vedano le statistiche sulla composizione etnica delle scuole primarie e secondarie del Municipio I) possano perdere il giusto rapporto con le radici storico culturali di origine;
- favorire una migliore percezione da parte dei cittadini italiani sia del valore universale delle storie e delle culture asiatiche, sia della rilevanza che, nel corso dei secoli, elementi culturali di origine asiatica hanno avuto per il progresso culturale e scientifico dei paesi occidentali;
- valorizzare lo hub turistico dell’Esquilino attraverso l’intreccio fra le collezioni museali e il variegato tessuto sociale ed economico del quartiere.
Il trasferimento del Museo in un contesto urbano diverso da quello in cui esso è radicato da più di mezzo secolo potrebbe dunque essere un’operazione culturalmente controproducente, oltre che di scarsa rilevanza nell’ottica di una ragionevole spending review.
Non c’è dubbio che per la sua natura il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘G. Tucci’ non si pone tra i grandi musei di Roma particolarmente per quanto concerne i flussi di visita; è anche vero che raramente il complesso mosaico delle collezioni (dalla Preistoria al Novecento, dalle sponde del Mediterraneo all’arcipelago del Giappone) è stato oggetto di adeguate operazioni di valorizzazione mediatica. Resta il fatto che un’eventuale trasferimento nella ad oggi vuota scatola del Palazzo delle Forze Armate (in uso all’Archivio Centrale dello Stato) contribuirebbe ad isolare ancor più il Museo allontanandolo dal nevralgico raccordo tra alcune delle mete di maggiore attrazione turistica di Roma.
Il trapianto in un contesto diverso vanificherebbe i rilevanti sforzi (proporzionalmente inversi all’investimento pubblico) fino ad oggi compiuti per la promozione del museo sia da parte di tutto il personale che in esso opera, sia da parte di enti ed individui che in questo museo hanno investito ingenti risorse culturali ed economiche. Si pensi ad esempio al contributo di 100.000 dollari offerto dalla Korea Foundation per la realizzazione di una sala dedicata all’archeologia e all’arte della Corea, alla più che generosa donazione della Sig.ra Francesca Bonardi Tucci di 2000 manufatti archeologici e opere d’arte asiatica, il cui valore è superiore ai 5 milioni di euro, alle numerosissime donazioni di opere d’arte e archeologia asiatica e di infrastrutture (inclusi i lavori di adeguamento strutturale sostenuti dall’amministrazione della proprietà Brancaccio) ricevute da individui ed enti privati e da istituti bancari.
Trasferire il MNAO nel quartiere dell’Eur significherebbe snaturare il Museo stesso, significherebbe “che i Rioni Monti ed Esquilino, e del Centro storico tutto, verrebbero privati di un importante presidio culturale, causando un impoverimento socioculturale del territorio già fortemente penalizzato …”, come recita la mozione n. 41 del 19.06.2014 del Municipio I, dove si chiede peraltro l’individuazione di uno spazio pubblico alternativo affinché il MNAO possa rimanere nel territorio del rione Esquilino, richiesta quest’ultima pienamente condivisa e già da tempo caldeggiata dai lavoratori e dalle OO.SS. del MNAO.
Il trasferimento in un’ala del Palazzo delle Forze Armate non risponde d’altra parte alla ragionevole necessità di ridurre spese passive da parte del MiBACT; al contrario, ci sembra che vada evidenziandosi una generazione di costi aggiuntivi e di non irrilevante ammontare.
Si consideri, infatti, che l’impresa (tempo previsto 18-20 mesi lavorativi) dovrebbe provvedere a:
- assicurare, imballare e trasportare non meno di 35000 opere;
- smontare, imballare e trasportare, con relativa assicurazione, le strutture espositive, qualora la commissione tecnica ritenesse che tali risorse possano essere adattate al nuovo contenitore museale;
- assicurare, imballare e trasportare attrezzature tecnico-scientifiche, di uso diagnostico e conservativo, di notevole complessità e valore.
In attesa delle valutazioni tecnico-economiche che dovranno pervenire agli uffici competenti del MiBACT, stime preliminari sui costi per quanto sopra indicato si aggirerebbero tra i 9.500.000 e gli 11.250.000 euro più IVA.
A questi costi dovranno poi sommarsi quelli per il disimballaggio, la verifica dello stato di conservazione delle opere e delle strumentazioni e l’allestimento ex novo degli spazi espositivi, degli uffici, dei laboratori tecnico-scientifici.
Il trasferimento del MNAO nell’ala del Palazzo delle Forze Armate potrà avvenire solo dopo che questa sede sia stata adeguatamente ristrutturata (consolidamento dei solai, climatizzazione, presidi di sicurezza a norma, ecc.), cosa che implica o un’ulteriore permanenza passiva del museo nella sede di Palazzo Brancaccio o la sua chiusura per un tempo ad oggi non prevedibile.
Secondo un comunicato delle OO.SS. dei lavoratori del MNAO, il nuovo canone di affitto ammonterebbe a 2.200.000 euro l’anno, cifra certamente superiore al canone di affitto dei diversi locali in Palazzo Brancaccio che dal 1 luglio 2014 ammonta a 761.332 euro annui.
Un eventuale trasferimento e chiusura anche temporanea del Museo, poi, avrebbe con ogni evidenza un impatto profondamente negativo sull’immagine delle politiche culturali del MiBACT a livello nazionale e internazionale. Come Ella sa, Onorevole Ministro, il Museo sin dalla sua fondazione è punto di riferimento per la documentazione, conservazione e valorizzazione dell’arte d’arte orientale in Italia, mentre a livello internazionale è partecipe e promotore di progetti di ricerca archeologica sul campo, di manifestazioni e iniziative di alto profilo scientifico, come anche di divulgazione attraverso pubblicazioni e mostre rivolte all’utenza più diversificata.
Prova ne siano le campagne di schedatura condotte nell’arco di un quarantennio in collaborazione con Soprintendenze e enti pubblici italiani, le recenti collaborazioni per lo studio e la valorizzazione di importanti collezioni (ad es., le collezioni d’arte orientale della Banca d’Italia, del Credito Emiliano, della BNL) o ancora lo studio, valorizzazione e allestimento delle collezioni islamiche ed estremo-orientali del Museo Internazionale della Ceramica in Faenza, solo per citare alcuni tra i nostri più recenti interventi.
Con la presente petizione Le chiediamo Onorevole Ministro di voler considerare possibili alternative, sebbene nello spirito di una necessaria spending review, quali:
- individuazione di una idonea sede demaniale nell’area dei Rioni Monti o Esquilino;
- esproprio per pubblico interesse della porzione di Palazzo Brancaccio attualmente occupata dal Museo o eventuale ri-negoziazione dei canoni di affitto con l’amministrazione Brancaccio.
Torniamo quindi a domandarci, Onorevole Ministro: trasferire il Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ è certamente una scelta difficile e dolorosa per il territorio in cui esso è radicato, ma è anche economicamente conveniente?
Gli utenti e gli amici del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’
PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 12 settembre 2014